Addio a Valeria Fedeli: morta l’ex Ministra dell’Istruzione
Lutto nella politica italiana per la scomparsa a 76 anni della storica sindacalista CGIL ed ex titolare del MIUR nel governo Gentiloni.
Si è spenta questa mattina a Roma Valeria Fedeli, figura di rilievo del sindacato e delle istituzioni. Morta all'età di 76 anni dopo una malattia, è stata Ministra dell'Istruzione nell'esecutivo Gentiloni e Vicepresidente del Senato, lasciando un vuoto nel Partito Democratico.
La scomparsa di Valeria Fedeli e l'addio della politica
La notizia della dipartita è giunta nelle prime ore della giornata, comunicata direttamente dalla famiglia. Valeria Fedeli si è spenta nella sua abitazione romana, assistita dai suoi cari e dal marito, il senatore e sindacalista Achille Passoni. La dirigente politica combatteva da tempo contro una patologia che, come descritto dai colleghi di partito, si è rivelata inesorabile. La sua morte segna la perdita di una protagonista della vita pubblica italiana degli ultimi decenni, capace di transitare dalle fabbriche ai vertici delle istituzioni repubblicane. Non appena diffusa la notizia, il mondo politico ha espresso unanime cordoglio, ricordando la tenacia e la passione civile che hanno contraddistinto il suo percorso professionale e umano fino agli ultimi giorni.
Dalla Cgil ai vertici istituzionali: il percorso della sindacalista
Nata a Treviglio nel 1949, il percorso di Fedeli affonda le radici in un lungo attivismo sociale. Prima di approdare in Parlamento, ha costruito una carriera solida all'interno della Cgil, diventando un punto di riferimento per il mondo del lavoro. Ha ricoperto ruoli apicali, tra cui quello di segretaria generale della FILTEA-CGIL (Federazione italiana lavoratori tessili abbigliamento cuoio calzature) e successivamente la presidenza del sindacato tessile europeo. L'impegno per i diritti dei lavoratori è proseguito nel 2012 con la vicepresidenza di Federconsumatori. Questo background ha plasmato la sua visione politica, portandola a candidarsi con il Partito Democratico nel 2013, anno in cui viene eletta a Palazzo Madama, assumendo subito la carica di Vicepresidente del Senato. In una fase delicata della legislatura, tra gennaio e febbraio 2015, ha persino presieduto l'Aula in sostituzione di Pietro Grasso, allora reggente al Quirinale.
L'esperienza come Ministra dell'Istruzione nel governo Gentiloni
Il culmine della sua esperienza governativa si colloca nel dicembre 2016, quando viene chiamata a far parte del governo Gentiloni. In quel frangente, Valeria Fedeli assume la guida del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (MIUR), succedendo a Stefania Giannini. Durante il suo mandato a Viale Trastevere, ha gestito dossier complessi relativi alla scuola pubblica e alla formazione, cercando di mediare tra le esigenze del corpo docente e le riforme strutturali. Successivamente, nel 2018, è stata rieletta senatrice tra le file del PD, continuando il suo lavoro parlamentare fino al termine della legislatura nel 2022, anno in cui non è stata ricandidata. La sua visione politica è sempre stata intrecciata a una forte impronta pragmatica e riformista.
Ecco le tappe salienti della sua carriera istituzionale:
2013: Elezione al Senato della Repubblica e nomina a Vicepresidente.
2016-2018: Ministra dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca.
2018: Riezione al Senato e capogruppo PD in Commissione parlamentare di vigilanza Rai.
L'impegno femminista e il cordoglio del Partito Democratico
Oltre agli incarichi istituzionali, Valeria Fedeli è stata una voce autorevole del femminismo italiano, figurando tra le fondatrici del comitato "Se non ora, quando?". La sua battaglia per la parità di genere e contro la mercificazione del corpo delle donne ha attraversato trasversalmente la sua attività sindacale e parlamentare. Le reazioni alla sua morte sottolineano proprio questa "lucidità intellettuale". Piero Fassino l'ha ricordata come una "donna coraggiosa", evidenziando il suo ruolo nella sinistra riformista, mentre Irene Manzi, responsabile scuola del PD, ha lodato la sua capacità di rendere "politico" ogni aspetto dell'educazione e della formazione. La comunità democratica si stringe ora attorno alla famiglia, riconoscendo in lei una leader che ha saputo interpretare i cambiamenti della società italiana.