Allarme abuso di alcol a Cassino, CNDDU: 'Maggiore responsabilità educativa da parte della famiglia'
Il CNDDU interviene sulla 14enne soccorsa: l’abuso di alcol richiede un’alleanza educativa urgente tra famiglie, scuola e forze dell'ordine.
Un grave episodio di cronaca a Cassino riaccende i riflettori sull'abuso di alcol tra i giovanissimi. Una ragazza di appena 14 anni è stata soccorsa priva di sensi, spingendo il CNDDU a richiamare le famiglie a una maggiore responsabilità educativa, evitando di delegare la tutela dei minori solo alle forze dell'ordine.
Cassino, una minorenne priva di sensi: l’abuso di alcol tra adolescenti chiama in causa l’intera comunità educante
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene sul recente episodio avvenuto a Cassino, che ha visto una ragazza di appena 14 anni soccorsa priva di sensi a seguito di un presunto abuso di alcol, ritenendo necessario sottrarre l’accaduto alla logica della cronaca effimera e restituirgli la sua reale portata educativa, sociale e culturale.
Non siamo di fronte a un fatto isolato né a un’improvvisa emergenza. Episodi come questo si inseriscono in una dinamica strutturale che attraversa molte città italiane e che chiama in causa l’intera comunità educante. Ridurre il problema a una carenza di controlli o a presunte responsabilità amministrative significa offrire una lettura parziale e, in ultima analisi, fuorviante.
Cassino, come noto, è una città fortemente presidiata nei fine settimana: Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza operano con servizi coordinati, affiancati dal lavoro silenzioso ma prezioso di realtà del volontariato come Exodus, presenti sul territorio con unità di strada orientate all’ascolto e alla prevenzione. Eppure, i dati sugli accessi ai pronto soccorso, soprattutto quelli che riguardano minori in stato di intossicazione etilica, continuano a restituire un quadro allarmante.
Questo dato ci impone una riflessione che va oltre il tema dell’ordine pubblico. La sicurezza non può e non deve trasformarsi in supplenza educativa. Se una minorenne si trova in piena notte lontana da contesti protetti, il problema non è solo “dove” accade, ma “perché” accade. È qui che emerge una responsabilità primaria che riguarda la tutela dei minori e che non può essere delegata esclusivamente alle istituzioni o alle divise.
L’abuso di alcol in età adolescenziale compromette lo sviluppo psicofisico, altera la percezione del rischio e normalizza comportamenti potenzialmente devastanti. Trattare questi episodi come rituali inevitabili della crescita significa accettare una pericolosa deriva culturale che svuota di senso il diritto alla salute, alla protezione e alla dignità dei più giovani.
Per il Coordinamento, accanto all’azione indispensabile delle forze dell’ordine, diventa centrale il ruolo delle famiglie. La prevenzione autentica nasce nella presenza educativa quotidiana, nella capacità di porre limiti chiari, di esercitare un controllo non solo formale ma profondamente relazionale. L’idea che amministratori e operatori della sicurezza possano farsi carico anche del ruolo di genitori o educatori è non solo insostenibile, ma culturalmente pericolosa.
È necessaria una rinnovata alleanza educativa che coinvolga famiglie, scuola, istituzioni, volontariato e comunità locali. La scuola, in particolare, deve essere riconosciuta e sostenuta come presidio fondamentale di educazione ai Diritti Umani, alla salute e alla cittadinanza consapevole, affinché le nuove generazioni imparino a riconoscere il valore delle proprie scelte e dei propri limiti.
Ignorare o minimizzare quanto accaduto a Cassino significa rinunciare al nostro ruolo di adulti responsabili. Affrontarlo con serietà può invece trasformare un episodio drammatico in un’occasione di consapevolezza collettiva. È da questa scelta che dipende la possibilità di salvaguardare una generazione che ha diritto non solo a divertirsi, ma a farlo in modo sano, sicuro e rispettoso della propria dignità.
prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU