Allarme giovani Neet: le città del Sud maglia nera d'Europa

L’incidenza del fenomeno supera il 15% con allarmanti picchi al Meridione. L'analisi sui mancati ponti tra istruzione e lavoro.

18 febbraio 2026 10:45
Allarme giovani Neet: le città del Sud maglia nera d'Europa - Neet
Neet
Condividi

L’Italia si conferma seconda in Europa per la presenza di giovani Neet, ragazzi tra i 15 e i 29 anni esclusi dai circuiti di studio e lavoro. Il fenomeno, che supera la media nazionale del 15,2%, mostra fratture profonde tra aree urbane e rurali, con criticità estreme nelle metropoli del Mezzogiorno.

La geografia del disagio: i dati sui giovani Neet nelle aree urbane

L'analisi demografica del 2024 restituisce una fotografia complessa del tessuto sociale italiano, dove la densità abitativa sembra agire da catalizzatore per l'inattività giovanile. Contrariamente a quanto si potrebbe ipotizzare, l'incidenza massima di giovani Neet non si registra nei piccoli borghi isolati, bensì nelle città e nelle aree urbane densamente popolate, dove il tasso schizza oltre il 16%.

Scendendo nella scala della densità abitativa, si osserva una leggera flessione del fenomeno: i comuni a densità intermedia si attestano al 14,7%, mentre le zone rurali, spesso considerate marginali, registrano paradossalmente il dato più basso, fermandosi al 14,4%. Questa distribuzione suggerisce che le grandi concentrazioni urbane, pur essendo teoricamente hub di opportunità, rischiano di trasformarsi in sacche di dispersione dove il disallineamento tra offerta formativa e domanda occupazionale diventa più acuto. Non si tratta solo di numeri, ma di un sistema di orientamento che, nelle grandi folle metropolitane, fatica a intercettare il singolo individuo.

La frattura territoriale: il baratro tra le metropoli del Nord e del Sud

Se la densità abitativa è un fattore, la latitudine resta la vera discriminante che spacca in due il Paese. Il divario territoriale non è una sfumatura, ma una voragine che separa le aspettative di vita professionale di un ventenne del Nord da quelle di un coetaneo del Sud. I dati focalizzati sulla fascia 15-29 anni sono impietosi: città come Catania (35,4%), Palermo (32,4%) e Napoli (29,7%) presentano percentuali di inattività quasi doppie rispetto alla media nazionale.

Questi numeri raccontano di intere generazioni che rischiano l'emarginazione sociale in territori dove il tessuto produttivo fatica ad assorbire nuova forza lavoro. Di contro, risalendo la penisola, lo scenario muta radicalmente, pur mantenendo tassi di inattività rilevanti per uno standard europeo: Venezia (19,7%), Firenze e Genova (17,7%) e Bologna (17,3%) mostrano una capacità di inclusione decisamente superiore. Tuttavia, anche nelle locomotive del Nord, quasi un giovane su cinque resta ai margini, segnale che il problema è strutturale e non meramente geografico.

Il costo psicologico dell'invisibilità e il confronto con la Spagna

Oltre le statistiche, c'è il vissuto psicologico di chi si trova in questo limbo. Federico Conte, presidente nazionale dell’Enpap (Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Psicologi), pone l'accento su un aspetto spesso trascurato: il crollo della fiducia nelle istituzioni. La mancanza di "ponti" solidi tra il percorso scolastico e il mercato del lavoro genera un senso di invisibilità che, protraendosi nel tempo, disinnesca la voglia di reagire. Quando lo Stato fallisce nel traghettare i giovani dai banchi alla professione, la ricaduta non è solo economica, ma sociale ed esistenziale.

Uno scenario che trova parallelismi inquietanti in Spagna, dove il fenomeno dei cosiddetti ninis (né studio né lavoro) ha assunto tratti strutturali, pur mostrando segni di miglioramento rispetto al picco della crisi del 2008. Secondo Eurostat, anche la penisola iberica permane sopra la media continentale. Dopo tassi di disoccupazione giovanile che tra il 2012 e il 2015 avevano sfondato il muro del 50%, il primo trimestre del 2025 segnala un tasso del 25,4%. Sebbene in calo, il dato spagnolo conferma come nell'Europa mediterranea la transizione all'età adulta sia diventata un percorso a ostacoli, dove la precarietà rischia di cronicizzarsi in inattività permanente.

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail