Assegno unico: addio all'obbligo di residenza per i cittadini UE
Le nuove norme sull'assegno unico estendono il beneficio ai cittadini UE con figli residenti all'estero, eliminando i vecchi vincoli.
La riforma dell'assegno unico introduce novità sostanziali per i cittadini UE impiegati in Italia, rimuovendo il vincolo dei due anni di soggiorno continuativo precedentemente richiesto. Grazie a questa modifica normativa, il sostegno economico diventa accessibile anche per i nuclei familiari con figli residenti all'estero, a patto che il richiedente risulti regolarmente iscritto a una gestione previdenziale italiana e versi i relativi contributi.
Le nuove regole per l'accesso alla misura
Il governo ha introdotto una modifica cruciale tramite un emendamento al decreto PNRR. Il cambiamento principale riguarda l'abolizione del requisito dei due anni di residenza minima e del possesso del diritto di soggiorno permanente per i lavoratori dell'Unione Europea.
Per ottenere la prestazione, i lavoratori comunitari dovranno soddisfare i seguenti criteri:
Essere cittadini di uno Stato membro dell'UE.
Risultare iscritti a una gestione previdenziale italiana.
Versare regolarmente i contributi obbligatori, sia in qualità di lavoratori dipendenti che autonomi.
Chi sono i destinatari dell'estensione normativa
Le stime tecniche indicano che la platea dei beneficiari si amplierà di circa 50.000 unità. Questo ampliamento comporterà un investimento finanziario crescente: si prevede una spesa di 20 milioni di euro per l'anno 2026, destinata a salire fino a 36 milioni di euro annui entro il 2035.
Requisiti per i lavoratori extra-comunitari
Per i cittadini provenienti da Paesi terzi, il quadro normativo non subisce variazioni. Resta obbligatorio il possesso di un titolo di soggiorno qualificato, come il permesso di lungo periodo.
Un'ulteriore specifica riguarda le modalità di erogazione per chi non risiede stabilmente sul territorio nazionale: l'assegno unico non sarà più garantito in forma forfettaria annuale, ma verrà riproporzionato in base ai mesi di effettiva permanenza o attività lavorativa svolta in Italia.
Presentazione delle domande e tempistiche
La procedura richiede che la domanda sia inoltrata per l'intera durata del rapporto di lavoro. Il rinnovo della richiesta dovrà essere effettuato annualmente, con decorrenza dal 1° marzo. Il provvedimento seguirà l'iter parlamentare nei prossimi giorni per la definitiva approvazione in Aula.