ASSET Scuola: riforma ATA inaccettabile, via il ruolo per i precari
La bozza di riforma del personale ATA elimina il ruolo da graduatoria, scatenando proteste: precari esclusi, sindacati in rivolta, possibili azioni legali.
Dopo anni di silenzio normativo, una riforma annunciata come “epocale” dal Ministero dell’Istruzione e del Merito si abbatte sul personale ATA – amministrativo, tecnico e ausiliario – finora spesso dimenticato nelle principali politiche scolastiche. Tuttavia, ciò che doveva rappresentare un passo avanti verso l’efficienza e la meritocrazia rischia di trasformarsi in un duro colpo per migliaia di precari storici della scuola italiana. Il cuore della controversia? L’abolizione dell’immissione in ruolo dalla prima fascia delle graduatorie ATA, sostituita da un concorso pubblico a cadenza regionale.
Il nuovo scenario: addio al canale storico di assunzione
Secondo le prime bozze circolate, la riforma prevede la cancellazione dell’attuale canale di immissione in ruolo tramite la prima fascia delle graduatorie ATA, utilizzata da anni come strumento di stabilizzazione per il personale con contratti a tempo determinato. In sua sostituzione, l’unica modalità di accesso al ruolo sarà il concorso pubblico regionale, da svolgersi periodicamente. Una svolta radicale che, secondo molti osservatori, comporta la cancellazione di ogni riconoscimento del servizio pregresso e dell’esperienza maturata sul campo. Nessuna riserva, nessuna fase transitoria, nessun percorso agevolato per chi da anni contribuisce al funzionamento della scuola pubblica.
La reazione del personale ATA: tra rabbia e delusione
L’annuncio della riforma ha scatenato un’ondata di indignazione nel mondo ATA. Collaboratori scolastici, assistenti amministrativi e tecnici – molti dei quali da anni prestano servizio con contratti a tempo determinato – si sentono esclusi e traditi da una norma che non solo non riconosce il loro contributo, ma li obbliga a ripartire da zero, competendo in concorsi aperti senza alcuna valorizzazione dell’anzianità o del merito sul campo. Le testimonianze raccolte parlano di un clima di crescente frustrazione, con assemblee spontanee organizzate in molte scuole italiane, lettere aperte, petizioni e una mobilitazione generale che attraversa tutto il Paese.
I sindacati al contrattacco: "Norma discriminatoria, parte il ricorso"
Tra i soggetti più attivi nella protesta figura ASSET – Associazione Scuola e Sicurezza per il Territorio, che ha definito la riforma “gravemente lesiva dei diritti acquisiti”. In un comunicato ufficiale diffuso il 14 giugno, l’associazione ha annunciato l’immediato avvio di azioni legali e una raccolta firme per chiedere le dimissioni del Ministro Giuseppe Valditara, qualora il provvedimento venisse presentato in Parlamento. “La riforma ignora il principio di continuità amministrativa e il valore dell’esperienza sul campo. È una misura che discrimina migliaia di lavoratori e compromette la funzionalità stessa delle scuole”, si legge nella nota.
L’allarme dei dirigenti scolastici: "Così si blocca il sistema"
Anche molti dirigenti scolastici si dicono preoccupati dalle conseguenze concrete del nuovo modello. L’eliminazione della fase transitoria rischia infatti di lasciare scoperte centinaia di sedi scolastiche, privandole di personale esperto e operativo, già integrato nei meccanismi organizzativi degli istituti. “Senza una transizione ragionata, si creerà un buco di sistema con effetti negativi sull’ordinaria gestione scolastica”, avvertono. Al loro fianco, molti docenti manifestano solidarietà al personale ATA, riconoscendone l’apporto essenziale nella quotidianità della vita scolastica, dalla sicurezza degli ambienti all’efficienza amministrativa.
Una riforma da ripensare
La riforma del personale ATA, ancora in fase di definizione, rischia di produrre un profondo strappo tra istituzioni e lavoratori del comparto scolastico. La richiesta che sale dalle scuole è unanime: introdurre una fase transitoria che tuteli chi è già presente nelle graduatorie e prevedere meccanismi di valorizzazione del servizio svolto, per evitare che l’ennesima riforma si trasformi in un’ingiustizia sociale. Il dibattito è aperto, ma il tempo stringe. La credibilità dell’intervento normativo dipenderà dalla sua capacità di coniugare equità, funzionalità e rispetto per il lavoro svolto.