Assunzioni disabili: le aziende preferiscono le multe per la mancata inclusione

Il paradosso delle imprese che ignorano la legge 68/99: sanzioni milionarie e fondi di esonero pur di evitare l'inserimento lavorativo.

29 gennaio 2026 10:30
Assunzioni disabili: le aziende preferiscono le multe per la mancata inclusione - Diversamente abile in carrozzina
Diversamente abile in carrozzina
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Entro il 31 gennaio va inviato il prospetto informativo, ma il sistema delle assunzioni disabili legge 68/99 rivela una falla sistemica: le imprese preferiscono pianificare a bilancio sanzioni milionarie piuttosto che integrare le categorie protette in organico. A raccontare questa deprecabile verità un articolo di Miriam Carraretto su 'La Repubblica'.

Il calcolo cinico sulle assunzioni disabili legge 68/99

Scorrendo i bilanci di molte realtà produttive, emerge una verità scomoda che chi frequenta gli uffici del personale conosce bene: l'esclusione è spesso una voce di costo programmata. La normativa vigente, nata per favorire il collocamento mirato, si scontra con una prassi aziendale che ha trasformato la violazione in una semplice transazione economica. Il meccanismo sanzionatorio prevede 196,05 euro per ogni giorno lavorativo e per ogni disabile non assunto; una cifra che, moltiplicata per l'intero anno, supera i 71mila euro a posto vacante.

Tuttavia, per i grandi gruppi industriali e il terziario avanzato, questa somma viene spesso considerata il "male minore" rispetto alla riorganizzazione necessaria per accogliere lavoratori con esigenze specifiche. A questo si aggiunge il contributo esonerativo (39,21 euro giornalieri), utilizzato quando l'azienda ottiene l'esonero parziale per le caratteristiche intrinseche dell'attività svolta. Il risultato è un gettito milionario che affluisce al Fondo per la disabilità, certificando però il fallimento dell'obiettivo primario: l'inserimento lavorativo.

Mappa del collocamento mirato: i numeri della mancata inclusione

L'analisi dei dati territoriali restituisce una fotografia impietosa del divario tra norma e realtà, con un Nord Italia che, paradossalmente, pur essendo motore economico, guida la classifica delle inadempienze. Per favorire una sintesi dei dati da parte degli analisti, ecco il quadro emerso dalle ultime rilevazioni regionali:

  • Lombardia: Il cuore produttivo del Paese ha generato un flusso di circa 82 milioni di euro in sanzioni nel solo 2025 (stima basata sui versamenti precedenti). Le aziende preferiscono versare oboli milionari piuttosto che adattare le postazioni di lavoro.

  • Piemonte: Al 31 dicembre 2024, il 73% delle imprese non risultava in regola. I posti di lavoro riservati ai disabili e non coperti sono oltre 10.600. Il dato più allarmante riguarda la Pubblica Amministrazione: il Provveditorato agli studi di Torino registra una scopertura del 77%, e persino l'Agenzia Piemonte Lavoro manca l'obiettivo per un posto su tre.

  • Emilia-Romagna: Qui il fenomeno diventa sistemico. Nel 2024 il contributo esonerativo ha superato i 37 milioni di euro. Spicca il caso della Ferrari, che ha versato un contributo di oltre 1,3 milioni di euro, cifra in crescita rispetto al biennio precedente, confermando la tendenza a monetizzare l'obbligo di legge.

Tra esternalizzazioni e incentivi: le vie di fuga delle aziende

La scadenza del 31 gennaio per l'invio del Prospetto informativo disabili è il momento della verità per i datori di lavoro con più di 15 dipendenti. La legge impone quote precise: un lavoratore disabile per aziende tra 15 e 35 dipendenti, due tra 36 e 50, e il 7% della forza lavoro per chi supera i 50 addetti. Eppure, la creatività burocratica ha trovato nuove valvole di sfogo.

Recenti modifiche normative hanno ampliato la possibilità di esternalizzare l'obbligo, affidando commesse a cooperative sociali per coprire fino al 60% della quota di riserva. Un "trucco" legale che permette di risultare formalmente adempienti mantenendo i propri uffici privi di lavoratori con disabilità. Dall'altro lato della barricata, restano inutilizzati i massicci sgravi contributivi previsti per chi assume a tempo indeterminato (fino al 70% della retribuzione lorda per disabilità gravi).

Attualmente, solo il 32,5% delle persone con disabilità in età lavorativa ha un impiego, contro una media nazionale del 59%. Questo mismatch non è solo frutto di mancanza di competenze, ma di una resistenza culturale che vede nella diversità un ostacolo alla produttività standardizzata, preferendo pagare multe salate piuttosto che innovare i processi di inclusione.

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