Benessere psicologico nella scuola: le riflessioni del CNDDU dopo il caso di Torino

Il Convitto Umberto I di Torino al centro del dibattito sul benessere psicologico nella scuola dopo la tragica scomparsa di un docente.

A cura di Redazione Redazione
19 maggio 2026 11:30
Benessere psicologico nella scuola: le riflessioni del CNDDU dopo il caso di Torino - prof. Romano Pesavento
prof. Romano Pesavento
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Torino, docente muore al Convitto Umberto I: riflessione sul benessere psicologico nella scuola

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profondo cordoglio e sincera vicinanza alla comunità scolastica del Convitto Nazionale Umberto I di Torino, agli studenti, alle famiglie, ai colleghi e a tutte le persone coinvolte dal dolore per la tragica scomparsa di un docente dell’istituto.

Nel pomeriggio di lunedì 18 maggio, all’interno del Convitto Nazionale Umberto I di Torino, storico istituto scolastico del capoluogo piemontese, si è consumata una drammatica vicenda che ha profondamente colpito la comunità educativa e l’opinione pubblica. Secondo quanto riportato dalle fonti di stampa e confermato dalle autorità intervenute sul posto, il docente è deceduto all’interno della struttura scolastica; la polizia di Stato e il medico legale hanno avviato gli accertamenti previsti per ricostruire compiutamente i fatti.

Di fronte a eventi che colpiscono nel profondo la sensibilità collettiva, ogni parola richiede misura, rispetto e senso di responsabilità. Una scuola non rappresenta soltanto il luogo deputato alla trasmissione del sapere; essa costituisce una comunità umana nella quale si intrecciano quotidianamente relazioni, responsabilità educative, percorsi di crescita, aspettative, fragilità e bisogni spesso non immediatamente visibili.

La figura del docente occupa un ruolo particolarmente delicato e complesso nella società contemporanea. All’insegnante vengono affidati compiti che vanno ben oltre la dimensione strettamente didattica: egli è chiamato a svolgere una funzione educativa, relazionale, sociale e culturale, spesso diventando punto di riferimento per studenti e famiglie. Tuttavia, proprio all’interno di questa dimensione di costante attenzione verso gli altri, si rischia talvolta di dimenticare che anche chi educa può attraversare momenti di difficoltà, vulnerabilità o sofferenza personale.

Nel rispetto assoluto della vicenda specifica e nella consapevolezza che non possano essere formulate interpretazioni o ricostruzioni che non trovino fondamento nei fatti accertati, il Coordinamento ritiene tuttavia necessario promuovere una riflessione più ampia sulle condizioni di benessere psicologico di chi opera nel mondo della scuola. Negli ultimi anni, infatti, il sistema educativo è stato interessato da trasformazioni profonde che hanno determinato un aumento delle responsabilità professionali, delle pressioni organizzative e del carico emotivo connesso al lavoro educativo.

In ambito scolastico si discute sempre più frequentemente di stress lavoro-correlato, di affaticamento psicologico e di condizioni riconducibili a forme di esaurimento emotivo e professionale comunemente associate al fenomeno del burnout. Non si tratta di una questione che riguarda esclusivamente il singolo individuo, ma di un tema che investe più ampiamente l’organizzazione dei contesti educativi e la qualità delle relazioni che li caratterizzano.

Negli ultimi anni il dibattito pubblico ha posto giustamente attenzione al disagio giovanile, alle fragilità adolescenziali e alla necessità di rafforzare strumenti di supporto e ascolto rivolti agli studenti. Appare altrettanto necessario estendere tale attenzione al benessere dell’intera comunità scolastica, poiché ogni ambiente educativo sano e inclusivo si fonda sull’equilibrio umano e professionale di tutte le persone che lo abitano.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che la tutela dei diritti umani nella scuola non possa limitarsi alla promozione della legalità, del rispetto delle differenze o della cittadinanza attiva, ma debba comprendere concretamente anche la salvaguardia della dignità della persona, del diritto all’ascolto, della salute psicologica e della costruzione di condizioni di lavoro che favoriscano relazioni autentiche e sistemi efficaci di sostegno.

Una comunità educativa non si misura soltanto attraverso risultati, programmi o indicatori di performance; si riconosce soprattutto dalla capacità di accorgersi delle persone, di comprendere i segnali della fragilità e di costruire una cultura della cura che non intervenga soltanto nell’emergenza, ma diventi patrimonio permanente della vita scolastica.

Il pensiero del CNDDU si unisce oggi al dolore della comunità scolastica torinese nella convinzione che ogni perdita che attraversa una scuola non riguardi esclusivamente una singola realtà educativa, ma interpelli l’intera società sul valore che attribuisce alle relazioni umane, all’ascolto e alla responsabilità collettiva.

prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU

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