Climatizzazione nelle scuole: intervista a Libero Tassella (S.B.C.)
In un'intervista esclusiva a Scuolalink, Libero Tassella (S.B.C.) parla di climatizzazione nelle scuole e salute degli studenti.
In questa intervista esclusiva rilasciata a Scuolalink, Libero Tassella (S.B.C.) affronta la tematica della climatizzazione nelle scuole. L'adeguamento degli istituti scolastici alle temperature estreme è indispensabile per tutelare la salute e garantire il diritto allo studio.
"Aule bollenti e aria da filtrare: le scuole devono adeguarsi al nuovo clima", intervista a Libero Tassella (S.B.C.)
Libero, partiamo da una frase forte che usi: "Non è più una questione di comfort". Perché?
Perché il calendario scolastico non è più in sincrono con il clima. Settembre parte con 35°C, giugno finisce con ondate di calore, e in mezzo abbiamo inverni più miti ma con picchi influenzali più lunghi.
Il risultato è che i mesi in cui i ragazzi stanno in classe coincidono sempre di più con temperature estreme e con virus che circolano meglio negli ambienti chiusi.
Qui parliamo di diritto allo studio, di salute e di continuità didattica. Non di se stare meglio o peggio.
Qual è il primo problema che vedi entrando in una scuola a settembre?
Il caldo. E blocca l'apprendimento.
Negli ultimi 5 anni le ondate di calore a maggio, settembre e ottobre si sono anticipate e allungate. In Sardegna e nel resto d'Italia non è raro trovare scuole che a settembre superano i 30°C già alle 9 del mattino.
Cosa succede? Sopra i 28°C calano attenzione, memoria e capacità di problem solving. Aumentano malori, mal di testa, disidratazione e quindi le assenze.
E si allargano le disuguaglianze: non tutte le famiglie possono permettersi di tenere i figli a casa o pagare lezioni private quando la scuola chiude per caldo.
Ventilatori e finestre aperte non bastano più. Servono sistemi di climatizzazione efficienti, a pompa di calore, che raffreschino d'estate e riscaldino d'inverno, con consumi sostenibili e costi gestibili per i Comuni.
Il secondo problema è l'aria. Cosa non funziona?
Le aule sono piccole, affollate, con poca aerazione. Il Covid ce l'ha insegnato, anche se qualcuno lo negava. Ma vale anche per l'influenza stagionale e per i virus gastrointestinali.
Un'aula di 25 studenti in 50mq senza ricambio d'aria diventa in poche ore un contenitore di CO2 e patogeni. E tenere le finestre chiuse per il caldo o per il freddo peggiora tutto.
Per questo accanto ai climatizzatori servono sistemi di purificazione e ventilazione meccanica controllata: purificatori HEPA + carboni attivi, sensori di CO2 per capire quando l'aria è satura, e VMC a basso consumo per garantire 3-4 ricambi l'ora senza aprire le finestre a gennaio o ad agosto.
Non è fantascienza. Sono tecnologie già usate in uffici, ospedali e in molte scuole del nord Europa. Riducono del 30-50% la trasmissione delle malattie respiratorie e abbattono l'assenteismo.
Ti dicono spesso: "Bello, ma chi li paga? È un'utopia costosa". Cosa rispondi?
Rispondo: facciamo i conti.
In Italia ci sono 61.307 edifici scolastici. Solo 3.967 hanno sistemi di climatizzazione: meno del 7%. Il 93% non ha alcun raffreddamento. Tuttoscuola stima circa 350.000 aule ancora senza condizionatore.
Tecnica della Scuola calcola circa 20.000 € per plesso per climatizzare tutte le aule. Per coprire tutta Italia siamo "vicino al miliardo di euro". Per la ventilazione meccanica con sensori CO2 si parla di 3.125 € a aula.
Per i purificatori, uno studio costo-efficacia stima 3.070 € per 10 anni, cioè 14,20 € all'anno per studente. E ogni giorno di assenza evitato costa 10,60 €, contro un costo sociale di 102 €. Rendimento: 9,62 a 1.
Il think-tank Tortuga stima in 2,2 miliardi il costo per raddoppiare gli edifici climatizzati.
Non stiamo parlando di oro. Stiamo parlando di pompe di calore, VMC, purificatori HEPA. Roba che già esiste e che regioni come il Piemonte e progetti come Necessaria stanno già installando.
E il confronto con le altre spese?
Nel 2026 la spesa militare diretta dell’Italia supera i 33,9 miliardi di euro. Di questi, 13,1 miliardi sono solo per acquistare nuovi armamenti.
Mettiamola così: 1 miliardo per climatizzare tutte le aule è il 2,95% della spesa militare annua. È il 7,6% di quanto spendiamo in un solo anno per comprare nuove armi. 2,2 miliardi per raddoppiare le scuole climatizzate sono il 6,5%.
Con meno di un mese di procurement militare copriremmo l’intero fabbisogno di condizionatori. Con il 10% di quel budget potremmo mettere VMC + purificatori in tutte le 350.000 aule e pagare anche 10 anni di manutenzione.
In Sardegna siamo al 16,52% di edifici climatizzati, meglio della media nazionale ma ancora lontanissimi. Lo stesso ministro ammette che servono "incentivi economici a favore degli enti locali" perché sono loro i proprietari degli immobili.
Quindi non è un costo, ma un risparmio?
Esatto. Chi dice "costa troppo" dimentica due cose.
Primo: salute = meno assenze = meno sprechi. Meno infezioni, meno giornate perse, meno genitori a casa.
Secondo: produttività. Un’aula a 32 gradi non è un "luogo di lavoro" a norma. C'è calo di attenzione, voti più bassi, docenti in burnout. E poi ci lamentiamo della dispersione scolastica.
Qual è allora il piano concreto che proponi?
Mettere un condizionatore in ogni aula non risolve. Serve un approccio integrato in 3 punti:
Temperatura giusta tutto l'anno: climatizzatori a pompa di calore classe A+++, coibentazione, schermature solari. Così si studia a 24-26°C a settembre e a 20-21°C a gennaio.
Aria pulita e monitorata: installare purificatori certificati nelle aule più affollate e VMC nelle scuole di nuova costruzione o in ristrutturazione. Obbligo di indicatori CO2 visibili.
Manutenzione e fondi strutturali: non interventi una tantum. Il PNRR ha dato una spinta, ma servono risorse ordinarie per bollette, filtri, controllo impianti. Altrimenti tra 2 anni torniamo al punto di partenza.
Chiudiamo con l'urgenza. Perché "adesso"?
Perché ogni anno perso è una generazione che studia peggio e si ammala di più. Il clima non tornerà indietro e i virus non vanno in vacanza.
L’utopia è pensare che si possa fare scuola seria in aule-forno, senza aria pulita, mentre spendiamo 13,1 miliardi l’anno in armamenti nuovi. L’utopia è dire "non ci sono soldi" per i ragazzi.
Un miliardo non è un’utopia. È una scelta. È il 3% di quello che già mettiamo in difesa. È l’investimento più redditizio che questo Paese possa fare: su chi tra 20 anni pagherà le nostre pensioni e voterà le nostre leggi.
I ragazzi passano 1000 ore l'anno in aula. Merita che quelle ore siano nelle condizioni giuste per imparare e per stare bene.
Climatizzare e pulire l’aria nelle aule non è "caro". È l’unica cosa economicamente sensata da fare.
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