CNDDU: promuovere i Diritti Umani per fermare la violenza tra studenti

Il CNDDU interviene sul caso della scuola Jean Giono di Torino: non basta separare gli alunni, serve educare ai Diritti Umani.

A cura di Redazione Redazione
23 aprile 2026 13:00
CNDDU: promuovere i Diritti Umani per fermare la violenza tra studenti - Romano Pesavento
Romano Pesavento
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L'episodio di violenza alla Jean Giono di Torino scuote il mondo della scuola. Il CNDDU sottolinea come la cultura dei Diritti Umani sia l'unico argine contro il degrado relazionale. È necessario un impegno strutturale per ricostruire una comunità educante consapevole.

Presunta violenza tra studenti presso presso la scuola Jean Giono di Torino: non basta tracciare una linea, serve ricostruire una cultura dei diritti

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione e indignazione in merito ai gravi fatti emersi nei giorni scorsi presso la scuola Jean Giono di Torino, dove sei studenti liceali risultano indagati per presunti atti di violenza ai danni di un bambino della scuola primaria. L’audizione della direttrice e di alcuni alunni da parte della magistratura conferma la necessità di un accertamento rigoroso delle responsabilità, ma impone al contempo una riflessione più ampia sul contesto educativo che ha reso possibile un episodio di tale gravità.

La scelta dell’istituto di tracciare una linea nel cortile per separare fisicamente gli studenti più grandi dai più piccoli rappresenta una risposta immediata alla necessità di garantire sicurezza, ma evidenzia anche il rischio di affrontare un problema complesso con strumenti esclusivamente organizzativi. La violenza, infatti, non nasce dalla prossimità fisica, bensì da fragilità relazionali, carenze educative e difficoltà nel riconoscimento dell’altro come portatore di diritti inviolabili.

La scuola è chiamata a essere luogo di formazione integrale della persona e comunità educante capace di promuovere valori condivisi. Quando si verificano episodi così gravi, diventa imprescindibile interrogarsi non solo sulle responsabilità individuali, ma anche sulla qualità delle relazioni, sui modelli educativi proposti e sul livello di interiorizzazione dei principi fondamentali di rispetto, dignità e responsabilità.

In tale prospettiva, il CNDDU richiama con forza la necessità di un impegno strutturale e continuativo nell’educazione ai diritti umani e alla cittadinanza attiva, che non può essere relegata a interventi episodici o emergenziali. È indispensabile sostenere percorsi educativi capaci di prevenire la violenza attraverso il dialogo, la partecipazione e l’inclusione, accompagnando studenti e studentesse nello sviluppo di una consapevolezza critica e responsabile.

Se si volesse adottare uno sguardo più profondo, vicino alla sensibilità di Paolo Crepet e di altri studiosi dell’età evolutiva, occorrerebbe riconoscere che episodi come questo non sono soltanto deviazioni individuali, ma segnali di un vuoto educativo più ampio, di una difficoltà crescente nel trasmettere limiti, empatia e senso della responsabilità. Tracciare una linea per separare i corpi non significa aver compreso ciò che ha separato le coscienze.

Il CNDDU continuerà a seguire con attenzione l’evolversi della vicenda, nella convinzione che da un fatto così grave debba nascere non solo una risposta, ma una presa di coscienza più esigente e non rinviabile: per questo si ritiene necessario avviare, con urgenza, percorsi stabili di educazione emotiva e responsabilizzazione relazionale, fondati sulla presenza autorevole degli adulti, sul valore del limite e sull’ascolto autentico, affinché la scuola torni a essere non solo luogo di istruzione, ma spazio in cui si impara concretamente a riconoscere l’altro, a rispettarlo e a non trasformare mai la fragilità altrui in occasione di violenza.

prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU

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