CNDDU: un nuovo modello contro la violenza educativa nelle aule

Il CNDDU analizza la crisi del sistema scolastico italiano e propone nuove strategie per contrastare la violenza educativa e sociale.

A cura di Redazione Redazione
07 maggio 2026 15:30
CNDDU: un nuovo modello contro la violenza educativa nelle aule - Romano Pesavento
Romano Pesavento
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Il panorama scolastico odierno evidenzia una deriva critica. Analizzare la violenza educativa significa indagare le radici del disagio sociale. Serve un cambio di paradigma urgente per tutelare la scuola come presidio democratico fondamentale per il futuro civile e la crescita delle nuove generazioni.

La scuola sotto pressione: fermare la normalizzazione della violenza educativa

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione per il crescente clima di violenza che attraversa il mondo scolastico italiano, come evidenziato sempre più frequentemente dalla cronaca nazionale. Episodi di aggressioni verbali e fisiche, intimidazioni, risse tra studenti, minacce rivolte ai docenti e fenomeni di sopraffazione quotidiana stanno progressivamente alterando il significato stesso della scuola come presidio democratico di crescita civile e culturale.

Non siamo più di fronte a manifestazioni isolate di disagio adolescenziale o a semplici dinamiche conflittuali legate all’età evolutiva. Ci troviamo dinanzi a una trasformazione profonda del linguaggio relazionale delle nuove generazioni, in cui aggressività, impulsività e mancanza di empatia rischiano di diventare codici sociali accettati e replicati. La violenza, amplificata dalla spettacolarizzazione mediatica e dalla costante esposizione a modelli comunicativi degradati sui social network, tende a essere percepita da molti giovani come modalità ordinaria di affermazione personale.

Le più autorevoli riflessioni pedagogiche contemporanee concordano nel ritenere che l’aumento della violenza tra i giovani non possa essere interpretato esclusivamente come un problema disciplinare o securitario. Ciò che emerge con evidenza è una crisi educativa e culturale più profonda, segnata dalla progressiva erosione dell’autorevolezza degli adulti, dall’indebolimento dei legami comunitari e dalla perdita di autentici spazi di ascolto e riconoscimento reciproco. Da anni pedagogisti, sociologi ed esperti dell’età evolutiva mettono in guardia rispetto al rischio di una scuola sempre più schiacciata sulla performance, sulla competizione e sulla valutazione quantitativa, spesso a discapito della formazione integrale della persona.

In una società caratterizzata da relazioni fragili, comunicazione aggressiva e sovraesposizione digitale, molti adolescenti crescono senza strumenti adeguati per elaborare frustrazione, conflitto e vulnerabilità emotiva. La violenza finisce così per trasformarsi in un linguaggio sostitutivo, in una modalità impropria di affermazione personale o di ricerca di riconoscimento sociale. Le recenti teorie pedagogiche e le neuroscienze sociali parlano inoltre di un fenomeno sempre più diffuso di “desensibilizzazione emotiva”: l’esposizione continua a contenuti aggressivi nei social media e nei contesti comunicativi contemporanei produce un progressivo abbassamento della soglia empatica. L’altro rischia di non essere più percepito come persona, ma come ostacolo, bersaglio o semplice spettatore.

La scuola oggi si trova dunque a gestire una crisi educativa complessa che non può essere affrontata esclusivamente attraverso misure punitive o interventi emergenziali. L’istituzione scolastica sta assorbendo tensioni sociali più ampie: fragilità familiari, povertà educativa, solitudine emotiva, deficit di ascolto e crescente incapacità collettiva di elaborare il conflitto in modo costruttivo. Le conseguenze sono evidenti e drammatiche: studenti che vivono stati d’ansia, paura di frequentare le lezioni, difficoltà di concentrazione e perdita di fiducia nelle relazioni; docenti sempre più esposti a forme di delegittimazione e aggressività; comunità scolastiche che rischiano di perdere la propria funzione educativa e inclusiva.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene pertanto indispensabile un profondo cambio di paradigma culturale. Occorre superare definitivamente un modello educativo fondato soltanto sul controllo e sulla sanzione per approdare a una pedagogia della corresponsabilità, della cura e della ricostruzione dei legami umani. Le esperienze educative più innovative a livello internazionale dimostrano che gli ambienti scolastici più sicuri sono quelli nei quali gli studenti si sentono ascoltati, coinvolti e riconosciuti nella propria identità emotiva e relazionale.

Per tale ragione proponiamo l’avvio di un modello sperimentale nazionale denominato “Laboratorio Permanente di Ecologia Relazionale”, ispirato alle più recenti ricerche sulla pedagogia trasformativa, sulle pratiche riparative scolastiche e sull’educazione emotiva. L’obiettivo è costruire nella scuola spazi permanenti di dialogo, alfabetizzazione affettiva, mediazione dei conflitti e responsabilità condivisa, attraverso il coinvolgimento attivo di studenti, famiglie, docenti, psicologi e pedagogisti. La vera innovazione educativa del futuro non sarà soltanto tecnologica, ma profondamente relazionale: le scuole avranno bisogno non solo di strumenti digitali avanzati, ma soprattutto di infrastrutture umane capaci di rigenerare fiducia, appartenenza e senso civico.

Contrastare la violenza significa allora restituire centralità pedagogica alla relazione educativa. Una scuola che educa all’ascolto, all’empatia, alla responsabilità emotiva e alla dignità della persona non previene soltanto il disagio e la conflittualità, ma costruisce cittadinanza democratica, coscienza critica e pace sociale.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che questa rappresenti oggi la più urgente sfida culturale del nostro tempo: trasformare la scuola da luogo di mera istruzione a primo laboratorio nazionale di convivenza umana, cittadinanza consapevole e democrazia emotiva.

prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU

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