Questa è l’opinione di Teleborsa, riportata oggi dal quotidiano nazionale “La Repubblica”. Come sappiamo molti insegnanti già abilitati si accingono a svolgere un percorso molto tortuoso per via dell’imminente prova concorsuale. Si tratta, nello specifico, del Concorso indetto con DG dell’1/02/2018 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 14.

Secondo le analisi puntiformi condotte dal sindacato Anief, la stragrande maggioranza dei vincitori di questo concorso potrebbe trovarsi nelle condizioni di non essere mai assunto. Una possibilità tremenda, ma che non ci si sente affatto di escluderla tassativamente. Ma vediamo perché.

Secondo i calcoli realizzati dall’Anief, al prossimo Concorso docenti abilitati, molti vincitori non saranno mai assunti

Secondo quanto studiato con meticolosa attenzione dal giovane sindacato della scuola guidato da Marcello Pacifico, infatti, questa condizione estrema potrebbe verificarsi a causa delle quote percentuali “decrescenti” di ammissione al terzo anno di FIT, quella per intenderci denominata “formazione pre-ruolo”.

Ecco svelato l’arcano: “Per fare spazio ai vincitori del nuovo concorso a cattedra e ai precari attualmente non abilitati, si introducono infatti delle percentuali decrescenti di assegnazione dei posti vacanti. Fino ad appena il 20%”. Nello specifico, facendo due conti ci troveremmo difronte ad una “limitazione che rende impossibile l’assunzione, anche in 10 anni, di docenti abilitati in classi di concorso con pochi posti”. Paradossalmente, nello stesso periodo il Miur, infatti, comincerà ad avviare il percorso di formazione triennale (FIT) per i neolaureati non abilitati, a costo bassissimo.

Molto tempo per la conferma nei ruoli, Pacifico: “Si è riusciti ad allungare di ulteriori due anni il percorso che porta all’immissione in ruolo”.

Ad avvalorare questa tesi sono le ulteriori precisazioni del presidente Anief Marcello Pacifico: “Anziché prendere coscienza della tendenza dei paesi europei si è introdotto un sistema di nuovo reclutamento ancora più selettivo”. Lo stesso prosegue: “Ci vogliono otto anni per essere confermati nei ruoli, una laurea magistrale, una specialistica, tre anni di Fit di formazione post laurea e di tirocinio e una valutazione finale del dirigente scolastico”.

“E’ sotto gli occhi di tutti – conclude Pacifico – che invece di rendere più breve l’accesso alla docenza, nel paese con la classe insegnante più vecchia del mondo, rispetto alle tradizionali Ssis abilitanti, si è riusciti nell’impresa di allungare di ulteriori due anni il percorso ad ostacoli che porta all’agognata meta dell’immissione in ruolo”. Da questo punto di vista le considerazioni dell’esponente Anief sono del tutto comprensibili.

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