Concorso universitario a Perugia: il Tar annulla tutto e ordina il riesame
Un vizio di forma blocca la cattedra a Perugia: il Tar accoglie il ricorso e impone di rifare le valutazioni del concorso universitario.
Il Tar dell’Umbria ha scosso l'ambiente accademico annullando gli atti relativi a un recente concorso universitario per un posto di professore ordinario a Perugia. I magistrati hanno evidenziato profonde incongruenze nell'operato della commissione, costringendola a ridefinire i punteggi iniziali.
Il ricorso del secondo classificato cambia lo scenario
La vicenda nasce dalla selezione in cui il vincitore era stato giudicato «eccellente», mentre il ricorrente aveva ottenuto la valutazione di «ottimo». Quest'ultimo ha segnalato forti disparità di trattamento. Pur riconoscendo la discrezionalità dei commissari, i giudici hanno definito «illogici» alcuni passaggi. Molti elementi del ricorrente sono stati ignorati:
La direzione di scuole di specializzazione e dottorati.
Le intense attività didattiche di tutoraggio per gli studenti.
Il ruolo di relatore per oltre 200 tesi di laurea. La commissione ha stabilito regole rigide all'inizio, ignorandole poi nel giudizio.
Le anomalie nel calcolo dei titoli e del merito
Un aspetto centrale della sentenza riguarda il bizzarro calcolo dei punteggi. La commissione ha escluso i parametri mancanti nel curriculum del vincitore, come i brevetti o la direzione di riviste scientifiche, definendoli non applicabili anziché assegnare una valutazione negativa. Questa modalità è stata etichettata dal tribunale amministrativo come «gravemente viziata» poiché ha mantenuto artificialmente alto il valore del primo classificato. Al contrario, il ricorrente è stato penalizzato nel punteggio complessivo nonostante un ricco curriculum accademico.
Gli errori nel concorso universitario sulle pubblicazioni
Anche l'analisi della produzione scientifica ha mostrato evidenti criticità operative. Il Tar ha contestato la mancata verifica del ruolo effettivo del vincitore nei lavori collettivi e l'uso distorto dell'indicatore noto come «l’impact factor». La commissione ha calcolato questo indice al momento della pubblicazione anziché al momento del concorso universitario, ignorando il numero di citazioni reali. Per rimediare a queste sviste, l'ateneo dovrà adesso riconvocare gli esaminatori per un nuovo scrutinio.