Dipendenza da social: a Milano la prima class action contro Meta e TikTok, vietarli agli under 14
Un’azione legale senza precedenti affronta il tema della dipendenza da social nei minori, puntando a vietare l'accesso agli under 14.
Il Tribunale di Milano ospita un procedimento storico destinato a ridefinire il rapporto tra piattaforme digitali e giovanissimi. Al centro del dibattito vi è la dipendenza da social che coinvolgerebbe oltre tre milioni di utenti di età inferiore ai quattordici anni. Questa mobilitazione, sostenuta dal Moige e da numerose famiglie, rappresenta il primo tentativo europeo di limitare l'uso di algoritmi di profilazione ritenuti dannosi per lo sviluppo psicologico degli adolescenti. Il caso, identificato dal procedimento 29994/2025, analizza criticamente le dinamiche di ingaggio utilizzate dai colossi tecnologici per trattenere i piccoli utenti online.
Le richieste per contrastare la dipendenza da social
L'azione legale, coordinata da un team di esperti di Torino, si fonda su basi giuridiche solide fornite dal Codice di procedura civile. L'obiettivo principale è eradicare la dipendenza da social agendo direttamente sulle logiche di funzionamento delle applicazioni. I promotori hanno presentato tre istanze fondamentali per garantire un ambiente online più sicuro:
L'introduzione di sistemi di verifica dell'età certi e invalicabili per impedire le iscrizioni precoci dei bambini.
La rimozione delle funzionalità tecniche che alimentano lo scorrimento continuo dei contenuti e l'aggancio psicologico costante.
La pubblicazione di avvisi di rischio trasparenti, simili alle avvertenze presenti sui prodotti che possono nuocere alla salute pubblica.
Impatto neurologico e rischi per la salute dei minori
Il supporto scientifico alla causa evidenzia come la dipendenza da social possa alterare i meccanismi di ricompensa cerebrale nei soggetti in età evolutiva. Secondo gli esperti di psicoterapia, l'iper-stimolazione prodotta dagli algoritmi genera una vera e propria vulnerabilità cognitiva. Si parla apertamente di una recessione emotiva che rende i ragazzi più impulsivi e meno capaci di gestire le frustrazioni quotidiane. L'iniziativa mira a smantellare le architetture di marketing aggressive che sfruttano la fragilità psichica degli utenti più giovani, cercando di preservare solo gli aspetti costruttivi della rete senza compromettere il benessere mentale e la capacità di concentrazione delle nuove generazioni.
La posizione delle aziende e le possibili conseguenze legali
In risposta alle accuse di favorire la dipendenza da social, i vertici di Meta hanno ribadito il proprio impegno verso la tutela della sicurezza. L'azienda sottolinea come siano già stati implementati numerosi strumenti di controllo parentale e profili specifici per adolescenti, volti a limitare il tempo di utilizzo e l'esposizione a contenuti inappropriati. Tuttavia, se i magistrati accertassero le responsabilità contestate, le piattaforme potrebbero essere costrette a interrompere immediatamente le attuali pratiche di profilazione. Questo scenario aprirebbe le porte a potenziali richieste di risarcimento collettive da parte di migliaia di famiglie italiane, segnando una svolta epocale nella giurisprudenza legata alla responsabilità dei grandi colossi tecnologici internazionali.