Diplomi falsi a 10mila euro: sospesi docenti e personale scolastico

L'indagine della Procura di Napoli Nord scoperchia un sistema di registri alterati. Decisive le segnalazioni sul business dei diplomi falsi.

19 febbraio 2026 07:30
Diplomi falsi a 10mila euro: sospesi docenti e personale scolastico - Auto dei Carabinieri
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Un vasto giro di diplomi falsi venduti a peso d'oro è stato smantellato nel Napoletano. Scattate 18 sospensioni per docenti e amministrativi accusati di aver falsificato presenze e voti. L'inchiesta nasce anche dalle denunce della preside coraggio Eugenia Carfora.

Il business dei diplomi falsi: un tariffario da 10mila euro

L'istruzione trasformata in mercimonio, con un listino prezzi ben definito per aggirare la fatica dello studio e la frequenza obbligatoria. È questo lo scenario inquietante emerso dall'attività investigativa coordinata dalla Procura di Napoli Nord, che ha acceso i riflettori su un presunto sistema illecito radicato nell'hinterland partenopeo. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, ottenere un titolo di studio in ragioneria o come perito informatico poteva costare alle famiglie cifre esorbitanti, fino a toccare la soglia dei 10.000 euro.

Non si trattava di semplici irregolarità burocratiche, ma di un vero e proprio protocollo fraudolento. I Carabinieri della Sezione Operativa di Caivano, incaricati delle indagini, hanno documentato un modus operandi sistematico: i registri di classe venivano manomessi chirurgicamente per attestare la presenza di studenti che, nella realtà fisica delle aule, non si erano mai visti. Le valutazioni scolastiche, parimenti, venivano inventate ex novo per garantire la promozione e il conseguente rilascio del titolo. Questo meccanismo permetteva agli alunni paganti di scavalcare l'obbligo di frequenza, cardine della validità dell'anno scolastico, ottenendo un vantaggio indebito a discapito della legalità e del merito.

Docenti e amministrativi nel mirino: 18 sospensioni

L'operazione ha scosso profondamente il tessuto scolastico locale, portando alla luce la complicità di figure che avrebbero dovuto essere garanti dell'etica educativa. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha emesso misure interdittive che hanno colpito 18 persone, tra cui figurano docenti e addetti alle segreterie amministrative. Per loro è scattata la sospensione dall'esercizio del pubblico servizio, una misura cautelare che evidenzia la gravità del quadro probatorio.

Complessivamente, il registro degli indagati conta 31 nomi. Al centro del ciclone giudiziario sono finiti un istituto scolastico paritario e un centro di formazione professionale, entrambi con sedi operative nella provincia di Napoli. L'ipotesi accusatoria delinea un concorso di colpa strutturato: non episodi isolati di favoreggiamento, ma una catena di montaggio del falso in cui ogni ingranaggio – dalla segreteria alla cattedra – funzionava per legittimare percorsi scolastici inesistenti. L'inchiesta punta ora a chiarire se vi siano ulteriori ramificazioni o altri istituti coinvolti in quella che appare come una gestione privatistica e illegale della funzione pubblica dell'istruzione.

Il ruolo chiave di Eugenia Carfora e il contrasto alla criminalità

Un elemento cruciale nello sviluppo di questa indagine risiede nelle segnalazioni provenienti dal territorio, confermando quanto il controllo interno sia vitale per la salute del sistema scolastico. Tra le figure che hanno sollevato dubbi su flussi e documentazioni anomale spicca, secondo quanto riportato dall'ANSA, il nome di Eugenia Carfora. Attuale dirigente dell'istituto superiore Morano situato nel Parco Verde di Caivano, la Carfora rappresenta un'istituzione nell'istituzione.

Nota alle cronache nazionali per il suo impegno infaticabile contro la dispersione scolastica e la devianza minorile in contesti ad alto rischio camorristico, la preside è divenuta simbolo di una scuola che non si arrende. La sua figura ha ispirato persino una recente fiction di Rai 1, con l'attrice Luisa Ranieri, che narra le vicende di un'educatrice in trincea. Il contrasto tra l'operato di dirigenti che combattono per riportare i ragazzi in classe e il sistema dei diplomi falsi, che svilisce il valore stesso della presenza a scuola, non potrebbe essere più netto. Le sue segnalazioni hanno contribuito a far emergere le distorsioni di un sistema parallelo che lucrava sulle aspirazioni e sulle scorciatoie, in netto contrasto con la missione educativa costituzionale.

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