Docenti under 30, in fuga dall'insegnamento: i dati dell'indagine TALIS 2024

Il rapporto europeo sui docenti under 30 mostra che oltre il 14% pensa di lasciare la scuola entro cinque anni: ecco le ragioni.

21 giugno 2026 19:00
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La scuola europea affronta un problema che cresce di anno in anno. Sempre più docenti under 30 pensano di lasciare l'insegnamento dopo poco tempo. Lo conferma un nuovo rapporto della Commissione europea, costruito sui risultati dell'indagine TALIS 2024, che fotografa condizioni di lavoro, soddisfazione e prospettive di carriera dei giovani insegnanti nei Paesi dell'Unione.

Una professione che invecchia

I numeri raccontano una scuola sempre più anziana. Gli insegnanti con meno di trent'anni sono appena l'8% del totale, mentre circa il 40% ha già superato i cinquant'anni. Questa struttura demografica mette a rischio il ricambio generazionale dei prossimi anni. Se i giovani non entrano nella scuola, e chi entra fatica a restare, il sistema rischia di trovarsi senza forze fresche. Il problema non riguarda solo l'Italia, ma tocca l'intera Unione europea, dove trattenere i nuovi insegnanti è ormai una priorità strategica per i governi.

Perché i docenti under 30 vogliono andare via

La quota di docenti under 30 che dichiara di voler abbandonare la scuola entro cinque anni è salita dal 10,4% del 2018 al 13,4% del 2024. In alcuni Paesi il fenomeno è ancora più forte. In Estonia, Lettonia e Lituania quasi un giovane insegnante su due non immagina il proprio futuro tra i banchi. Numeri in crescita anche in Croazia, Finlandia e Francia. Il quadro mostra una fragilità che colpisce soprattutto le prime fasi della carriera, quando il legame con la professione è ancora debole e basta poco per cambiare strada.

Perchè questa scelta

Le motivazioni sono diverse e spesso si intrecciano tra loro. Chi pensa di lasciare la scuola entro cinque anni indica soprattutto questi motivi:

  • la voglia di un lavoro fuori dal mondo educativo;

  • ragioni personali o familiari;

  • il desiderio di proseguire gli studi e i percorsi formativi;

  • la ricerca di occasioni professionali migliori.

I giovani docenti, poi, lavorano spesso in classi più difficili. Più dei colleghi esperti si trovano a gestire problemi linguistici, bisogni educativi speciali e situazioni di disagio sociale. Non sorprende che proprio loro segnalino più stress e maggiori bisogni di formazione.

Stress, burocrazia e carico amministrativo

Il principale fattore di stress per gli insegnanti europei è il carico amministrativo. Seguono le continue richieste delle autorità scolastiche e le difficoltà nella gestione della disciplina in classe. Per i più giovani il peso del comportamento degli studenti è ancora maggiore. Chi è alle prime esperienze segnala più spesso la disciplina come fonte di pressione quotidiana. Sentirsi soli davanti alle difficoltà alimenta l'idea di un futuro lontano dalla scuola e spinge molti a guardare altrove.

C'è però un elemento che può cambiare le cose: il mentoring. I dati mostrano un legame positivo tra programmi di accompagnamento, supporto di colleghi esperti e soddisfazione professionale. Chi lavora in ambienti collaborativi resta più volentieri nella scuola. Eppure l'accesso a questi percorsi resta limitato. In Europa solo un quarto dei docenti con meno di cinque anni di esperienza ha un tutor assegnato. Investire su questi strumenti potrebbe ridurre gli abbandoni e rendere la professione più attraente per i più giovani.

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