Esami online e università telematiche: Fracassi chiede il rispetto delle regole
La segretaria FLC CGIL interviene sul dibattito Milleproroghe e test a distanza, evidenziando i rischi per il valore legale del titolo di studio.
Gianna Fracassi della FLC CGIL contesta le recenti pressioni per normalizzare gli esami online. Il sindacato denuncia il pericolo di trasformare gli atenei in esamifici, ribadendo la centralità delle verifiche in presenza per garantire la qualità accademica.
Il dibattito sul Milleproroghe e la spinta verso gli esami online
Nelle ultime settimane, il panorama dell'istruzione superiore italiana è stato scosso da una rinnovata polemica riguardante le modalità di verifica negli atenei. Al centro della discussione vi sono gli emendamenti al decreto Milleproroghe, strumenti legislativi che potrebbero aprire la strada a una stabilizzazione degli esami online. Questa spinta ha trovato voce anche in una lettera aperta firmata dai rappresentanti degli studenti del gruppo Multiversity, i quali sollecitano l'estensione strutturale delle verifiche a distanza per tutte le università.
Secondo l'analisi di Gianna Fracassi, segretaria generale della FLC CGIL, tale fermento non è fortuito. Esiste, infatti, un decreto bloccato da quasi un anno che imporrebbe alle università telematiche l'obbligo di tornare a svolgere esami di profitto e lauree esclusivamente in presenza. L'attuale pressione mediatica e politica, dunque, viene interpretata dal sindacato come un tentativo di forzare la mano per evitare l'applicazione di queste norme restrittive, mantenendo uno status quo che favorisce le modalità telematiche nate durante l'emergenza pandemica ma mai del tutto rientrate.
Il rischio esamificio e la tutela del valore legale della laurea
La posizione della FLC CGIL appare netta: la normalizzazione degli esami online rappresenterebbe un punto di non ritorno, segnando un pericoloso scivolamento verso il degrado qualitativo del sistema universitario nazionale. Fracassi non nega le criticità che affliggono gli atenei statali, riconoscendo come negli ultimi anni si sia assistito a una drastica riduzione di sedi distaccate, corsi serali e percorsi intensivi, complice una politica ministeriale volta al taglio delle risorse. Tuttavia, la soluzione a queste carenze strutturali non può risiedere nell'aggiramento delle normative vigenti.
Trasformare l'università in quello che la dirigente definisce un "esamificio" rischierebbe di minare alle fondamenta la credibilità dell'istruzione superiore. Se una parte del sistema accademico dovesse operare come un segmento squalificato, dove la facilità di superamento delle prove prevale sul rigore didattico, a farne le spese sarebbe il valore legale del titolo di studio. La preoccupazione principale riguarda la disparità di trattamento e la validità delle certificazioni rilasciate in contesti dove il controllo è meno rigoroso rispetto alla tradizionale verifica in presenza.
Logiche profit e necessità di monitoraggio nel sistema accademico
Il nodo cruciale sollevato da Fracassi riguarda l'adozione di logiche puramente commerciali, o "profit", all'interno dell'istruzione. Sotto accusa finiscono quei modelli di business che massimizzano gli utili attraverso aule virtuali smisurate — con un rapporto studenti/docenti che supera di dieci volte la media usuale — e l'uso sistematico di esami online standardizzati. Spesso si tratta di test a scelta multipla basati su dispense o panieri di domande precompilate, gestiti talvolta tramite centri associati che fungono da meri intermediari.
Nonostante le regole impongano il ritorno alla presenza, molti di questi atenei continuano a operare a distanza anche nell'anno accademico corrente. La ricetta proposta dalla FLC CGIL per arginare questo fenomeno prevede un triplice intervento: attivare monitoraggi rigorosi su personale e procedure d'esame, garantire un finanziamento pubblico di livello europeo per rilanciare le università statali (incluse le sedi decentrate) e mantenere ferma la barra sulla presenza fisica per esami e tesi. Solo attraverso una regolazione transitoria che superi le forme di profitto, conclude il sindacato, sarà possibile tutelare la libertà di docenza e la qualità effettiva dei percorsi formativi.