Femminicidio a Loreto: il CNDDU chiede una svolta educativa nelle scuole

Il CNDDU interviene sul tragico femminicidio di Loreto, chiedendo interventi educativi strutturali per contrastare la violenza di genere.

A cura di Redazione Redazione
11 luglio 2026 17:30
Femminicidio a Loreto: il CNDDU chiede una svolta educativa nelle scuole - prof. Romano Pesavento
prof. Romano Pesavento
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Il recente femminicidio consumatosi a Loreto ha riaperto il dibattito sulla tutela dei diritti fondamentali. Il CNDDU evidenzia la necessità di un'azione coordinata per contrastare la violenza di genere, ponendo l'istituzione scolastica come pilastro per la prevenzione culturale.

Femminicidio di Loreto, uccisa una giovane madre: rilanciato il ruolo della scuola nella prevenzione

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profondo cordoglio per la tragica morte di Luigia Fortunato, trentatreenne, madre di un bambino di sette anni, uccisa nella propria abitazione di Loreto dall'ex compagno. Secondo le prime risultanze investigative, il delitto si sarebbe consumato al culmine di un conflitto legato all'esercizio della responsabilità genitoriale. La dinamica dei fatti sarà oggetto dell'accertamento giudiziario, nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali che presidiano il processo penale.

Al di là delle responsabilità individuali, che spettano esclusivamente all'autorità giudiziaria, questa vicenda ripropone una questione che investe direttamente lo Stato costituzionale di diritto: la capacità delle istituzioni di garantire un'effettiva tutela dei diritti fondamentali della persona, a partire dal diritto alla vita, all'integrità fisica e psichica, alla libertà personale e all'autodeterminazione. La violenza esercitata nei confronti delle donne non costituisce soltanto un fatto penalmente rilevante, ma rappresenta una violazione dei principi sanciti dagli articoli 2, 3, 13 e 32 della Costituzione, oltre che degli obblighi internazionali assunti dall'Italia nella protezione dei diritti umani.

La cronaca continua a mostrare come numerosi episodi di femminicidio siano preceduti da relazioni caratterizzate da controllo, intimidazione, dipendenza emotiva o incapacità di accettare la fine del rapporto. In tali contesti, il conflitto familiare o le controversie relative ai figli non costituiscono la causa della violenza, bensì l'occasione nella quale emerge una concezione distorta della relazione affettiva, fondata sull'idea del possesso anziché sul reciproco riconoscimento della dignità personale. È essenziale che il linguaggio pubblico eviti qualsiasi narrazione che possa, anche indirettamente, trasformare il movente in giustificazione o suggerire un improprio rapporto di causalità tra la scelta di una donna di interrompere una relazione e la successiva condotta omicidiaria.

Il CNDDU richiama altresì l'attenzione sul valore costituzionale dell'istruzione quale strumento di prevenzione. L'articolo 3 della Costituzione affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che limitano l'eguaglianza sostanziale dei cittadini; tale obiettivo non può essere perseguito senza una sistematica educazione ai diritti umani, alla cittadinanza democratica e al rispetto della persona. La scuola è chiamata a sviluppare competenze giuridiche, etiche e relazionali che consentano agli studenti di riconoscere precocemente le dinamiche della violenza, decostruire gli stereotipi di genere e comprendere che la libertà dell'altro rappresenta un limite invalicabile dell'agire individuale.

In questa prospettiva, assume particolare rilievo anche la tutela dei figli delle vittime di femminicidio, ai quali l'ordinamento riconosce specifiche forme di protezione. Essi non sono semplici spettatori della violenza, ma persone profondamente lese nei propri diritti fondamentali, il cui percorso di crescita richiede interventi educativi, psicologici e istituzionali continuativi.

La qualità di uno Stato di diritto non si misura esclusivamente nella severità delle pene irrogate dopo un delitto, ma soprattutto nella sua capacità di impedire che la cultura della sopraffazione trovi terreno fertile. Ogni femminicidio dimostra che il diritto penale, pur indispensabile, interviene quando il bene giuridico più prezioso è già stato irrimediabilmente compromesso. La vera prevenzione nasce molto prima delle aule giudiziarie: prende forma nelle famiglie, nella scuola, nei mezzi di comunicazione e in tutti quei contesti nei quali si costruisce l'idea della relazione come spazio di libertà e non di dominio. Educare ai diritti umani significa formare cittadini capaci di riconoscere nell'uguaglianza, nella responsabilità e nel rispetto dell'autodeterminazione della persona non principi astratti, ma condizioni imprescindibili della convivenza democratica. Solo quando questa consapevolezza diventerà patrimonio culturale condiviso sarà possibile ridurre realmente il divario tra la tutela formale dei diritti e la loro concreta effettività.

Prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU

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