Frena la mobilità sociale in Italia, Istat: giovani più istruiti dei genitori ma con il portafogli vuoto

La mobilità sociale in Italia rallenta: più istruzione non sempre significa redditi migliori, carriere stabili e maggiore benessere rispetto ai genitori.

23 maggio 2026 08:00
Frena la mobilità sociale in Italia, Istat: giovani più istruiti dei genitori ma con il portafogli vuoto  - Istituto Nazione di Statistica
Istituto Nazione di Statistica
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La mobilità sociale resta una promessa incompiuta per molti giovani italiani, soprattutto per la generazione nata negli anni Ottanta. Secondo i dati Istat, il livello di istruzione continua a incidere su lavoro e reddito, ma non basta più a garantire un avanzamento sociale automatico. Il peso della famiglia d’origine, le differenze territoriali e la precarietà rendono più difficile migliorare la propria condizione economica rispetto alle generazioni precedenti.

Mobilità sociale e istruzione: un legame meno automatico

Il Rapporto annuale 2026 dell’Istat mostra un’Italia in cui la scuola resta centrale, ma non riesce sempre a compensare le disuguaglianze iniziali. I figli di genitori laureati hanno maggiori probabilità di ottenere una laurea, mentre chi nasce in famiglie con bassi livelli di istruzione incontra più ostacoli nel percorso formativo. Questo conferma quanto il contesto familiare continui a influenzare le opportunità individuali. Studiare di più aiuta, ma non elimina da solo il divario legato a risorse economiche, culturali e relazionali.

Giovani più istruiti, ma con meno certezze economiche

Le nuove generazioni sono mediamente più formate dei propri genitori, ma non sempre più benestanti. Molti giovani affrontano salari reali più bassi, carriere discontinue e maggiore precarietà lavorativa. L’aumento dei prezzi ha aggravato il problema: tra il 2019 e il 2025, secondo Istat, l’inflazione è cresciuta del 23%, mentre le retribuzioni contrattuali si sono fermate al 13,2%. La perdita di potere d’acquisto pesa soprattutto su chi entra tardi nel lavoro stabile o alterna contratti fragili e periodi di inattività.

Disuguaglianze territoriali e opportunità diverse

La mobilità sociale cambia molto a seconda del luogo di nascita. Nel Mezzogiorno restano più alti dispersione scolastica, disoccupazione giovanile e quota di Neet. In molte aree del Sud, anche un buon percorso educativo fatica a trasformarsi in occupazione qualificata e retribuzioni adeguate. Questo spinge molti giovani a trasferirsi verso il Centro-Nord o all’estero. Le disuguaglianze territoriali rendono quindi più fragile il ruolo della scuola e ampliano la distanza tra chi dispone di reti, servizi e opportunità e chi ne ha meno.

Cosa dicono i dati Istat sul futuro dei giovani

Il quadro descritto dall’Istat non riduce il valore dello studio, ma invita a guardare oltre il titolo di studio. Per rafforzare la mobilità sociale servono politiche capaci di collegare scuola, lavoro e territorio. Tra le priorità emergono:

  • ridurre la dispersione scolastica nelle aree più fragili;

  • favorire l’occupazione qualificata per giovani e laureati;

  • sostenere i redditi contro la perdita di potere d’acquisto;

  • rafforzare i servizi educativi e l’orientamento.

Senza questi interventi, il rischio è che l’origine sociale continui a pesare più del merito, limitando le possibilità di crescita personale ed economica.

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