Se da un lato il ministro Speranza annuncia la corsa degli italiani per scaricare in maniera lecita il Green pass, dall’altro si iniziano a scoprire i primi certificati verdi falsi su Internet.

Green pass falsi, molti canali Telegram nel mirino delle procure per la vendita illecita di certificati verdi Covid-19

Una maxi operazione della Polizia Postale, in collaborazione con le procure di molte città italiane ha dato il via all’operazione “Fake Pass”. La stessa ha svelato in queste ore un enorme traffico di certificati verdi taroccati.

Sarebbero coinvolti molti amministratori di Canali Telegram e molti utenti registrati sugli stessi. Tra questi, due minorenni, rei di offrire illegalmente Green Pass Covid-19 clamorosamente falsi. Varie procure continuano ad indagare.

Nelle scorse ore il Ministro della Salute Speranza ha dichiarato che sarebbero circa 20 milioni i Green pass scaricati dagli italiani in soli tre giorni. Nelle stesse ore esce fuori un’inchiesta assolutamente raccapricciante che mette in luce un vasto giro di falsificazioni telematiche a proposito dei Green pass.

Sarebbero in tutto quattro le persone indagate per falso e truffa. Accuse abbastanza gravi confutabili da un costante e puntiglioso monitoraggio su Internet da parte della Polizia Postale. I controlli mirati si sono soffermati principalmente su diversi canali Telegram, attraverso meticolose e complesse analisi tecniche oltre che finanziarie sul sistema block chain.

Secondo quanto riportato in questi minuti dall’agenzia di stampa Italpress le procure interessate sarebbero quelle di Roma, Milano e quella dei minorenni di Bari. Gli inquirenti sono riusciti ad individuare e tracciare i canali dediti alla vendita dei Green pass, identificando anche gli amministratori dei suddetti canali telematici (Telegram).

Migliaia di utenti tra gli acquirenti

A preoccupare chi indaga sono gli acquirenti. Sarebbero in migliaia in tutta Italia ad essere iscritti sui vari canali, volontariamente e no. Il prezzo per l’acquisto di una carta verde taroccata andava dai 150 euro ai 500. I pagamenti avvenivano in cryptovaluta o buoni d’acquisto per le maggiori piattaforme di shopping on-line.

L’indagine è ancora in corso. Gli inquirenti sono dediti all’individuazione degli acquirenti e dei soggetti che amministrano i canali Telegram incriminati. A quanto pare sarebbero tanti i canali che ancora operano su questo social e che si occupano della medesima attività illecita.

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