Il "caso" Dirigenti Scolastici tra sedi vacanti e blocco assunzioni: comunicato dei vincitori del Concorso DM 107/2023

Il caos assunzioni per i Dirigenti Scolastici: tra posti vacanti e il rischio accantonamento che penalizza i vincitori del riservato.

A cura di Redazione Redazione
26 aprile 2026 08:00
Il "caso" Dirigenti Scolastici tra sedi vacanti e blocco assunzioni: comunicato dei vincitori del Concorso DM 107/2023 - Comunicato stampa
Comunicato stampa
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Il sistema di reclutamento dei Dirigenti Scolastici vive una fase critica. Tra mille sedi vacanti e nuove gerarchie, i vincitori del concorso riservato denunciano un tradimento politico che rischia di bloccare le immissioni in ruolo previste per il 2026.

Dirigenti Scolastici, il "gioco al massacro" delle assunzioni: tra mille sedi vacanti e l’incubo dell’accantonamento

Mugugni, rabbia e un profondo senso di tradimento. L’ultimo incontro tra i senatori Marti e Bucalo e i vincitori della procedura riservata (DM 107/2023) ha scoperchiato il vaso di Pandora di un sistema di reclutamento che sembra aver smarrito la bussola della coerenza. Mentre la politica tenta di rassicurare con cifre che sanno di "contentino", gli aspiranti Dirigenti denunciano un vero e proprio "raggiro" normativo: il binomio tra accantonamento e mobilità al 100% minaccia di polverizzare le speranze di chi attende il ruolo ormai dal 2018.

Il clima nelle chat dei riservisti è plumbeo. "Siamo stati ingannati", "La politica rinnega se stessa". Il sospetto, sempre più concreto, è che l’annullamento della cosiddetta "restituzione" dei posti sia stato solo uno specchietto per le allodole: un’operazione tattica utile a mascherare la volontà politica (e di qualche sindacato rappresentativo) di blindare gli idonei dell’ordinario a discapito di chi ha superato la procedura riservata. Sotto accusa è la paradossale gerarchia delle assunzioni prevista per l’anno scolastico 2026/2027 che, dopo un biennio di relativa stabilità, introduce un meccanismo inedito volto a svuotare di fatto la quota del 40% faticosamente conquistata.

La "trappola" della gerarchia: se il 40% diventa un miraggio

La "filiera" delle immissioni in ruolo somiglia a una corsa a ostacoli in cui il riservista parte con una zavorra insormontabile, scivolando paradossalmente persino dietro gli idonei del concorso ordinario. La gerarchia prospettata è rigida e non ammette deroghe:

  1. Accantonamento prioritario per i vincitori dell'ordinario.

  2. Mobilità interregionale al 100% sui posti residui (DL 45/2025).

  3. Ripartizione 60/40 solo sull’eventuale (e improbabile) avanzo finale.

Il calcolo è matematicamente spietato: nelle regioni con scarsa disponibilità di posti, la mobilità straordinaria finirà per cannibalizzare tutto ciò che resta dopo la tutela degli ordinaristi. Per i riservisti non rimarranno che le briciole o, più probabilmente, lo zero assoluto.

Il nodo del 2026: l'accantonamento come arma di esclusione

Cosa è cambiato rispetto al biennio precedente? Se nel 2024 e 2025 si era mantenuto un equilibrio che rispettava il rapporto 60/40, nel 2026 il concetto di accantonamento, pur già esistente nel biennio precedente, viene declinato con una ferocia inedita. Eppure, in termini di diritto, accantonare non significa ancora assumere.

L'accantonamento nasceva con una ratio legislativa chiara: proteggere i posti del concorso ordinario (su base regionale) da una mobilità al 100% che altrimenti li avrebbe assorbiti integralmente nelle regioni del sud. Ma nel 2026 questa protezione si è trasformata, in modo asimmetrico e discriminatorio, in un automatismo di "accantonamento + assunzione, esclusiva solo per l’ordinario". Sebbene l’art. 10-bis del DL 45/2025 faccia salvi i contingenti per l’ordinario, la norma tace sulla tutela della quota per il riservato. Questa omissione crea una gerarchia arbitraria tra procedure entrambe legittime, lasciando la seconda totalmente alla mercé della mobilità straordinaria e della discrezionalità ministeriale.

L'emendamento 527 e il paradosso delle graduatorie in esaurimento

I vincitori del riservato richiamano l’Amministrazione alla coerenza legislativa. L’art. 5 del D.L. 198/2022, integrato dall’emendamento 527 della Legge di Bilancio 2026, stabilisce una ripartizione che il Ministero ha già applicato con rigore nei DM 177/2024 e 155/2025. Mutare l'orientamento oggi, a graduatorie pienamente operative, configura un palese "eccesso di potere".

Il caso delle regioni con graduatorie dell'ordinario ormai agli sgoccioli è lo specchio di questa stortura: lì la legge e la logica amministrativa imporrebbero che il residuo post-mobilità alimentasse totalmente il riservato. Invece, la pressione di qualche sigla sindacale rappresentativa sembra spingere per interpretazioni "arbitrarie" atte a favorire gli idonei dell’ordinario, sacrificando il merito, il tempo di attesa dei riservisti e la trasparenza sull'altare di logiche di sistemazione politica.

Il paradosso dei numeri: perché il MIM non chiede al MEF l'assunzione su tutti i posti?

Davanti a questo scenario, sorge una domanda inevitabile: per quale motivo il Ministero dell'Istruzione e del Merito non avanza al MEF una richiesta di autorizzazione alle assunzioni che copra l'intera e reale vacanza organica? La ricognizione effettuata nel giugno 2025, basata sui dati ufficiali pubblicati dai 18 Uffici Scolastici Regionali, restituisce una fotografia del sistema che non ammette repliche.

I numeri parlano chiaro: sul territorio nazionale si contano 670 sedi vacanti, alle quali si aggiungono 150 sedi di incarico nominale, che per norma contrattuale "diventano disponibili per altro incarico", e 129 sedi coinvolte in processi di dimensionamento (aggregazioni, soppressioni o fusioni). Si tratta di un bacino potenziale enorme che persiste nonostante gli USR abbiano già provveduto ad accantonare e "fare salvi" i contingenti regionali destinati al concorso ordinario (DDG 2788/2023). È inaccettabile che, con centinaia di scuole prive di una guida stabile, si scelga la via del risparmio sulle immissioni in ruolo, preferendo la precarietà delle reggenze al riconoscimento del diritto dei vincitori.

Dignità calpestata e l'ombra dei ricorsi

Al di là dei tecnicismi, resta l’impatto umano. Aspiranti Dirigenti che attendono da quasi dieci anni sentono la propria dignità professionale calpestata da un sistema che li usa come pedine di scambio. La promessa di "almeno 100 assunzioni" suona come una beffa per i 1.564 vincitori che vantano diritti consolidati.

Annunciare la riduzione della mobilità al 70% "dal prossimo anno" è l’ultimo tocco di cinismo per chi vede la propria carriera svanire oggi tra le pieghe di un emendamento interpretato a senso unico. La battaglia, però, non resterà confinata alle chat di categoria: i riservisti sono pronti a impugnare ogni atto in sede giudiziaria. Se la norma diventerà un laccio per soffocare i diritti acquisiti, la scuola italiana si prepari a un infinito e rovente autunno nelle aule di tribunale.

I vincitori del Concorso DM 107/2023

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