Infezione da virus CMNV: i nuovi pericoli per la salute degli occhi arrivano dal mare
Una ricerca su Nature Microbiology evidenzia come il virus CMNV possa causare gravi infiammazioni e aumento della pressione oculare.
Lo studio apparso su Nature Microbiology ha identificato il virus CMNV come responsabile di gravi infezioni nell'uomo, confermando un preoccupante salto di specie. Il patogeno è associato a casi di uveite ipertensiva, una condizione che compromette seriamente la salute degli occhi e la qualità della visione.
Origine e diffusione del virus CMNV
Il nodavirus della mortalità occulta, identificato con la sigla CMNV, è un patogeno marino finora ritenuto pericoloso esclusivamente per gamberetti e pesci. Tuttavia, recenti evidenze cliniche hanno dimostrato che questo virus è in grado di colpire anche gli esseri umani. Le indagini, condotte su pazienti che presentavano patologie oculari atipiche, hanno rivelato la presenza di particelle virali di circa 25 nanometri nei tessuti oculari, con una corrispondenza genetica del 98,96% rispetto al ceppo animale.
La diffusione del virus non appare limitata a una singola area geografica. Ricerche su scala globale hanno confermato la presenza del patogeno in 49 specie differenti, tra cui:
Crostacei, come granchi e gamberi.
Molluschi di varia natura.
Specie ittiche presenti in Asia, Europa, Africa, America e Antartide.
Sintomi e impatto sulla pressione intraoculare
L'infezione da virus CMNV si manifesta attraverso una condizione clinica nota come POH-VAU, un'infiammazione oculare persistente. Il professor Matteo Bassetti ha evidenziato come questa patologia provochi sintomi simili a quelli del glaucoma, con un incremento critico della pressione intraoculare.
Senza un intervento tempestivo, l'elevata pressione può danneggiare il nervo ottico in modo permanente. Nei casi più severi, l'infiammazione e le complicazioni correlate possono condurre alla perdita totale della vista, rendendo questa minaccia biologica un tema di primaria importanza per la sanità pubblica.
Modalità di trasmissione e salto di specie
Il passaggio del virus dagli animali acquatici all'uomo sembra essere strettamente correlato alle abitudini alimentari e professionali. Dallo studio emerge che circa il 71% dei pazienti infetti aveva avuto contatti frequenti con prodotti ittici. Le vie di contagio principali includono:
Manipolazione di prodotti ittici senza l'utilizzo di adeguate protezioni.
Consumo di pesce o frutti di mare crudi o non sufficientemente cotti.
La capacità di adattamento di questo virus marino rappresenta una nuova sfida scientifica, poiché dimostra come gli oceani stiano diventando una frontiera per l'emergere di nuove malattie infettive umane.