Intelligenza Artificiale, dati Eurostat: l'Italia rincorre l'Europa

I dati Eurostat 2025 svelano un divario nell'uso dell'Intelligenza Artificiale: il Nord accelera mentre l'Italia fatica ad adeguarsi.

17 dicembre 2025 13:00
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Nel 2025 l'adozione dell'Intelligenza Artificiale segna una netta spaccatura nel continente. Se la media UE tocca il 32,7%, l'Italia mostra un ritardo preoccupante rispetto ai partner nordici. I dati Eurostat evidenziano come le nuove tecnologie generative siano ancora poco integrate nel tessuto sociale nazionale.

L'uso dell'Intelligenza Artificiale in Europa

Circa un terzo dei cittadini europei tra i 16 e i 74 anni utilizza regolarmente software capaci di creare contenuti digitali, dai testi al codice informatico. La maggioranza sfrutta queste risorse per interessi personali, mentre una quota inferiore le applica al contesto professionale o all'istruzione formale. Esiste però una differenza sostanziale tra le nazioni: i Paesi scandinavi dimostrano una reattività tecnologica superiore, integrando rapidamente i chatbot nelle routine quotidiane, a differenza delle aree sud-orientali che mostrano resistenze culturali o strutturali all'innovazione.

Le differenze tra i paesi membri

La classifica continentale vede primeggiare il Nord Europa, evidenziando una geografia dell'innovazione a due velocità. Ecco come si distribuisce l'adozione tecnologica:

  • Danimarca, Estonia e Malta guidano la classifica sfiorando il 50%, grazie a un uso diffuso di modelli linguistici avanzati;

  • Romania, Italia e Bulgaria chiudono la lista, confermando una polarizzazione geografica netta;

  • Il divario tra le nazioni suggerisce diverse velocità nella transizione tecnologica europea.

Mentre il Nord corre veloce verso il futuro digitale, il Sud-Est rischia di rimanere escluso dalle opportunità strategiche offerte dall'automazione.

La situazione italiana e il gap educativo

L'Italia si ferma al 19,9%, un dato che la colloca tra i fanalini di coda. Analizzando i dettagli, emerge una criticità nel settore educativo: pochissimi studenti usano l'IA come supporto allo studio, con percentuali tre volte inferiori alla media comunitaria. Anche il mondo del lavoro appare lento nel recepire le potenzialità dell'IA, forse frenato da una carenza di competenze specifiche. Senza una strategia mirata per colmare questo divario digitale, il rischio è di perdere competitività in uno scenario economico globale sempre più automatizzato e interconnesso.

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