L’Aquila 17 anni dopo, CNDDU: 'La memoria diventa coscienza civile'
A diciassette anni dal sisma, L'Aquila resta una lezione per la scuola e un impegno costante per formare nuovi cittadini responsabili.
Ricordare il terremoto de L’Aquila significa trasformare il dolore in un impegno educativo profondo. La scuola gioca un ruolo fondamentale nel trasmettere alle nuove generazioni la consapevolezza dei diritti e della sicurezza.
L’Aquila, 17 anni dopo: alla scuola il compito di custodire la memoria e trasformarla in coscienza civile
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, a diciassette anni dal terremoto del 6 aprile 2009, richiama con forza il mondo della scuola e le giovani generazioni a un’assunzione di responsabilità che va oltre la commemorazione. L’Aquila non è soltanto memoria: è una lezione ancora aperta, che interpella direttamente studenti, docenti e istituzioni educative.
Quella notte ha segnato un’intera generazione. Non solo per le vite spezzate, per i feriti, per gli sfollati, ma per ciò che ha significato crescere dentro una frattura improvvisa: perdere la propria casa, la propria scuola, i propri punti di riferimento. Per molti giovani aquilani, il diritto allo studio è stato vissuto per anni in condizioni di precarietà, tra trasferimenti, sedi provvisorie, comunità scolastiche ricomposte altrove. È da qui che la scuola deve partire: dalla concretezza delle esperienze, non dalla distanza delle date.
Ricordare L’Aquila in classe significa restituire agli studenti il senso reale dei diritti. Significa spiegare che il diritto allo studio non è solo accesso all’istruzione, ma anche sicurezza degli edifici, stabilità degli spazi, continuità educativa, trasparenza nelle decisioni pubbliche. Significa far comprendere che una scuola temporanea può essere una soluzione d’emergenza, ma non può diventare una condizione ordinaria senza interrogare la coscienza civile del Paese.
A distanza di anni, il tema della ricostruzione scolastica resta emblematico proprio per questo: perché riguarda direttamente i giovani. Verifiche tardive, sedi non restituite, lunghi periodi in strutture provvisorie raccontano una difficoltà che non può essere spiegata solo con la complessità tecnica. È una questione che chiama in causa il valore attribuito all’educazione e alle nuove generazioni. La scuola ha il dovere di rendere visibile questa realtà, di discuterla, di non normalizzarla.
Allo stesso tempo, L’Aquila offre agli studenti una chiave per leggere il presente. Il terremoto ha mostrato quanto siano decisive la prevenzione, la qualità delle costruzioni, il rispetto delle norme, la responsabilità delle istituzioni. Ha mostrato quanto sia fragile la comunicazione del rischio quando diventa approssimativa o eccessivamente rassicurante. Ha mostrato che la legalità non è un principio astratto, ma una condizione concreta per garantire una ricostruzione equa, lontana da speculazioni e interessi opachi.
Questi non sono temi per addetti ai lavori. Sono temi educativi.
La scuola deve avere il coraggio di affrontarli in modo diretto, senza semplificazioni e senza retorica. Deve insegnare agli studenti a interrogarsi su ciò che è accaduto, a distinguere tra responsabilità diverse, a comprendere il rapporto tra scienza, informazione e decisione pubblica. Deve formare cittadini capaci di porsi domande, non solo di ricevere risposte.
In questo senso, L’Aquila è anche una storia di partecipazione civile che parla ai giovani. La protesta delle carriole, la volontà di non abbandonare il centro storico, l’impegno diffuso per ricostruire la comunità dimostrano che i cittadini non sono spettatori passivi. È un messaggio educativo potente: la realtà può essere cambiata anche attraverso l’impegno diretto, la consapevolezza e la responsabilità condivisa.
Per questo il CNDDU ritiene che il terremoto dell’Aquila debba entrare stabilmente nei percorsi scolastici non come ricorrenza, ma come esperienza da comprendere e da analizzare. Non basta ricordare le vittime; occorre comprendere le cause, le conseguenze, le scelte, i ritardi, le risposte. Occorre mettere gli studenti nelle condizioni di leggere criticamente ciò che accade quando un diritto viene messo alla prova.
A diciassette anni dal sisma, il rischio più grande è che la memoria si trasformi in abitudine e perda incisività. La scuola può evitarlo solo rendendo gli studenti protagonisti attivi del ricordo, coinvolgendoli in percorsi di studio, discussione e approfondimento che colleghino passato e presente.
L’Aquila non chiede ai giovani di ricordare soltanto. Chiede di capire.
E alla scuola spetta il compito di rendere possibile questa comprensione, trasformando la memoria in coscienza civile e responsabilità per il futuro.
prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU