L'inclusione scolastica come pilastro dei diritti umani in Italia: il ruolo dei docenti e dell'Asacom
Un esame delle criticità e delle prospettive legate all'inclusione scolastica, con un focus sulla formazione e sui diritti degli studenti.
L'inclusione scolastica rappresenta un valore fondamentale per la crescita della comunità. Risulta necessario rafforzare la qualità educativa attraverso figure professionali stabili e preparate, garantendo che i diritti fondamentali di ogni studente siano pienamente rispettati.
Inclusione scolastica: la qualità educativa non può essere sacrificata. Servono professionalità competenti, visione pedagogica e diritti realmente garantiti
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani segue con grande attenzione il dibattito parlamentare relativo alla riforma della legge n. 66/2017 sull’inclusione scolastica e alla ridefinizione della figura dell’Assistente per l’autonomia e la comunicazione (Asacom), ritenendo indispensabile che ogni intervento normativo in materia sia guidato da una visione autenticamente pedagogica, inclusiva e orientata ai diritti della persona.
I più recenti dati diffusi dall’Istat nel marzo 2025, relativi all’anno scolastico 2023-2024, restituiscono un quadro che interpella profondamente il sistema educativo italiano. Gli alunni con disabilità nelle scuole italiane di ogni ordine e grado sono quasi 359mila, pari al 4,5% della popolazione scolastica, con un incremento del 6% rispetto all’anno precedente e di circa il 26% negli ultimi cinque anni, corrispondente a oltre 75mila studenti in più. ()
Nello stesso anno scolastico gli Assistenti per l’autonomia e la comunicazione presenti nelle scuole italiane erano circa 80mila, con un aumento del 18% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, solo il 4,2% possiede competenze nella Lingua Italiana dei Segni, elemento che evidenzia quanto sia ancora insufficiente una preparazione specialistica realmente adeguata ai bisogni comunicativi e relazionali degli studenti con disabilità sensoriali.
Sempre secondo l’Istat, il rapporto medio nazionale è di quattro alunni con disabilità per ogni assistente, ma le differenze territoriali risultano particolarmente allarmanti: nel Centro Italia il rapporto è di 3,3 alunni per assistente, mentre nel Nord e nel Mezzogiorno sale rispettivamente a 4,3 e 4,2. In Campania si raggiunge addirittura il dato critico di 7,5 alunni per ciascun assistente, condizione che rende estremamente difficile garantire percorsi educativi personalizzati, continuità relazionale e reale inclusione.
Anche sul piano delle ore di assistenza emergono profonde disparità: a livello nazionale gli studenti con disabilità ricevono mediamente 9,6 ore settimanali di assistenza, che salgono a 11,5 nei casi di maggiore gravità. Tuttavia, gli alunni del Nord e del Centro usufruiscono mediamente di un numero maggiore di ore rispetto agli studenti del Mezzogiorno, con inevitabili ricadute sulla qualità della partecipazione scolastica e sull’effettiva uguaglianza delle opportunità formative.
Particolarmente preoccupante è inoltre il dato relativo agli studenti privi del supporto necessario: oltre 15mila alunni con disabilità, pari al 4,2% del totale, avrebbero bisogno dell’assistenza per l’autonomia e la comunicazione ma non ne usufruiscono. Nelle regioni del Sud la percentuale raggiunge il 5,4%. L’Istat sottolinea come tale carenza venga spesso compensata impropriamente attraverso un aumento delle ore di sostegno, nonostante le due figure professionali abbiano funzioni differenti, complementari e non sostitutive. A questi dati si aggiungono quasi 5mila studenti che necessiterebbero di assistenza igienico-personale specializzata.
Ulteriori criticità riguardano la continuità didattica e la stabilità delle relazioni educative: oltre il 57% degli alunni con disabilità ha cambiato insegnante di sostegno da un anno all’altro, mentre l’8,4% lo ha cambiato addirittura nel corso dello stesso anno scolastico. Parallelamente, permane una significativa presenza di docenti non specializzati: il 27% degli insegnanti di sostegno non possiede una formazione specifica, percentuale che nel Nord Italia raggiunge il 38%.
La questione non può essere ridotta a una semplice criticità organizzativa. L’inclusione scolastica rappresenta una scelta culturale, pedagogica ed etica che misura il livello di civiltà democratica di una comunità educante.
La scuola inclusiva non coincide con la mera presenza fisica dell’alunno in aula, ma con la concreta possibilità di sviluppare autonomie, relazioni significative, competenze sociali, comunicative ed emotive all’interno di un contesto accogliente e partecipativo. In tale prospettiva, la figura dell’Asacom non svolge una funzione accessoria, bensì costituisce una risorsa educativa fondamentale nel percorso di crescita globale dello studente.
Per questa ragione, il Coordinamento ritiene condivisibili le osservazioni espresse dalla Federazione Fish rispetto alla proposta normativa attualmente in discussione alla Camera, soprattutto nella parte relativa ai requisiti di accesso alla professione. L’equiparazione tra percorsi formativi altamente qualificati e semplici esperienze lavorative non strutturate rischia infatti di indebolire la qualità dell’intervento educativo, svalutando competenze che richiedono preparazione pedagogica, conoscenze psicologiche, metodologie inclusive e capacità relazionali avanzate.
L’accompagnamento degli studenti con disabilità richiede professionisti capaci di leggere i bisogni educativi nella loro complessità, di favorire l’autonomia personale e comunicativa, di sostenere la costruzione dell’identità e dell’autostima, nonché di collaborare efficacemente con docenti, famiglie, équipe multidisciplinari e territorio. Ridurre tale funzione a un supporto tecnico o residuale significherebbe tradire il significato più profondo dell’inclusione.
Appare inoltre necessario superare definitivamente la logica emergenziale e frammentaria che, troppo spesso, caratterizza i servizi di assistenza scolastica. La continuità educativa rappresenta un elemento essenziale per la stabilità emotiva e relazionale degli studenti con disabilità, specialmente nelle situazioni di maggiore fragilità. Cambi frequenti di operatori, precarietà contrattuale e carenza di standard formativi omogenei compromettono non soltanto l’efficacia degli interventi, ma anche il diritto degli studenti a costruire legami educativi significativi e duraturi.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama pertanto il Parlamento alla necessità di una riflessione ampia e responsabile, che sappia coniugare qualità della formazione, valorizzazione professionale e tutela effettiva dei diritti sanciti dalla Costituzione italiana, dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e dall’Agenda 2030.
Una società realmente inclusiva si costruisce investendo nella scuola come spazio di partecipazione, riconoscimento e dignità. Ogni studente deve poter vivere l’esperienza scolastica non come adattamento passivo a un sistema, ma come opportunità concreta di espressione, apprendimento e piena cittadinanza.
Investire nella formazione specialistica degli Asacom significa rafforzare la qualità educativa del sistema scolastico e promuovere una cultura dei diritti fondata sull’ascolto, sulla relazione e sulla valorizzazione delle differenze come risorsa collettiva.
Il CNDDU auspica pertanto che il confronto parlamentare conduca a una revisione della proposta normativa, attraverso l’introduzione di standard formativi nazionali chiari, qualificanti e coerenti con la complessità pedagogica e socioeducativa del ruolo, affinché il diritto all’inclusione non resti un principio astratto, ma diventi esperienza quotidiana e concreta per ogni studente.
prof. Romano Pesavento, Presidente CNDDU