Inclusione scolastica: l'intervista a Marco Macrì, portavoce di 'Genova Inclusiva'
Intervista a Marco Macrì sui rischi della riforma: dequalificazione e tagli minacciano la vera inclusione scolastica pubblica.
L'istruzione italiana affronta una fase critica. In questa intervista esclusiva, Scuolalink analizza il futuro dell'inclusione scolastica e i rischi legati alle nuove normative. Una battaglia necessaria per garantire diritti fondamentali agli studenti e fermare la dequalificazione del sostegno. La riforma del sistema di sostegno e assistenza nelle scuole italiane è diventata uno dei temi più caldi del panorama educativo contemporaneo, sollevando un acceso confronto tra le necessità di bilancio dello Stato e il diritto fondamentale a un’istruzione di qualità. In questo scenario, le associazioni di categoria e i comitati delle famiglie giocano un ruolo cruciale di monitoraggio e denuncia.
Genova Inclusiva: 'Qui non si riforma, si smantella!'
Il dibattito sull'inclusione scolastica: l'analisi di 'Genova Inclusiva' in un'intervista esclusiva con il suo portavoce Marco Macrì
L'intervista che segue esplora le criticità sollevate da Genova Inclusiva, una realtà che si batte per la tutela degli studenti con disabilità, evidenziando i rischi di una possibile dequalificazione professionale e di un progressivo indebolimento della scuola pubblica. Attraverso le parole del portavoce Marco Macrì, emerge un quadro complesso dove la riduzione degli standard formativi per gli operatori viene interpretata come il segnale di un cambiamento strutturale che potrebbe minare le basi della democrazia scolastica e del diritto allo studio.
Perché avete diffidato pubblicamente le istituzioni sul tema dell'inclusione scolastica?
L'iniziativa di diffida nasce dalla constatazione che quella presentata come una necessaria riforma del settore si stia traducendo, nei fatti, in una dequalificazione sistemica. Osserviamo un abbassamento dei requisiti formativi e professionali richiesti a chi opera quotidianamente con alunni con disabilità. Non siamo di fronte a una semplice operazione di semplificazione amministrativa, ma a un evidente arretramento che incide sulla qualità dell'inclusione scolastica e compromette i diritti fondamentali degli studenti più fragili all'interno del sistema pubblico.
A cosa vi riferite nello specifico quando parlate di arretramento dei requisiti?
Il punto critico è rappresentato dalle linee guida approvate in Conferenza Stato-Regioni il 7 maggio 2025. Secondo queste nuove disposizioni, per accedere alla professione di Assistente all’Autonomia e alla Comunicazione (Asacom) ed educatore, è ora sufficiente il possesso di un diploma di scuola secondaria superiore unito a un corso regionale di 600 ore. Si tratta di un passo indietro oggettivo se si considera che in precedenza molte Regioni richiedevano percorsi formativi di almeno 900 ore, decisamente più selettivi. Questa scelta svilisce la figura professionale, paragonandola di fatto a un profilo di assistenza generica piuttosto che a un operatore pedagogico specializzato.
Le istituzioni giustificano queste misure parlando di razionalizzazione e uniformità normativa. Qual è la vostra posizione?
Riteniamo che tali termini siano utilizzati come un linguaggio di copertura per nascondere una realtà differente. Non si sta operando una razionalizzazione, ma un abbassamento della soglia qualitativa del servizio educativo. Riducendo gli standard professionali, si comprimono simultaneamente il diritto allo studio e il diritto all'inclusione, entrambi tutelati dalla Costituzione Italiana e dalla normativa europea. Questo non è un giudizio di parte, ma l'analisi di un dato di fatto derivante dai nuovi criteri di accesso alle professioni educative.
Quali conseguenze concrete prevedete per quanto riguarda il personale impiegato nelle scuole?
Prevediamo l'attuazione di un disegno di dumping contrattuale. L'obiettivo sembra essere l'eliminazione progressiva degli educatori con qualifiche superiori per favorire il declassamento del personale, con una conseguente riduzione delle tutele e dei livelli salariali. Sostituendo competenze certificate con percorsi formativi minimi, si ottiene un risparmio economico a parità di mansioni svolte. Questo non può essere definito efficientamento: è una svalutazione professionale che ricade direttamente sulla qualità dell'istruzione offerta ai nostri figli.
Nonostante il cambio dei requisiti, le mansioni operative restano comunque le stesse?
Esattamente. Le responsabilità educative, la necessità di una presenza costante e il carico di lavoro complessivo non subiscono variazioni. Cambia esclusivamente l'inquadramento, in modo analogo a quanto proposto per gli insegnanti di sostegno, per i quali è stato ipotizzato il cambio di denominazione in "insegnanti per l'inclusione". Consideriamo questa una operazione di maquillage istituzionale finalizzata esclusivamente ad abbattere il costo del lavoro, una manovra inaccettabile sia sotto il profilo pedagogico che sotto quello dei diritti dei lavoratori.
Quali sono le richieste formali che state rivolgendo attualmente alle istituzioni?
La nostra richiesta è quella di arrestare immediatamente questa deriva normativa. Chiediamo formalmente di non procedere a ulteriori riduzioni dei requisiti professionali e di non equiparare corsi regionali di breve durata ai titoli universitari. È necessario garantire che la figura dell'Asacom non venga utilizzata come sostituto a basso costo dell'educatore qualificato e che i bandi di gara non contengano criteri che incentivino il declassamento contrattuale degli operatori.
Quali azioni intraprenderà 'Genova Inclusiva' se questa linea politica dovesse proseguire?
Qualora non vi fossero cambiamenti, considereremo tale percorso come una scelta politica consapevole volta a scaricare sulle persone con disabilità, sulle loro famiglie e sulla scuola pubblica i costi di una strategia di risparmio miope. In tal caso, la nostra associazione si riserva di attivare ogni iniziativa possibile in sede pubblica, istituzionale e legale per tutelare i diritti della comunità che rappresentiamo.
Ritiene che sia in atto una privatizzazione di fatto dell'istruzione pubblica italiana?
Sì, ed è uno schema che abbiamo già osservato in altri settori fondamentali. È accaduto con il sistema previdenziale e sta accadendo con la sanità pubblica, dove l'indebolimento del servizio spinge le famiglie verso soluzioni private e assicurative. Ora il medesimo copione viene applicato alla scuola: si impoverisce lo standard del servizio pubblico e si precarizzano i professionisti, inducendo chi desidera qualità a rivolgersi al mercato privato. Non è un caso che vengano introdotti bonus per le scuole paritarie mentre i Comuni lamentano la cronica mancanza di risorse per i servizi essenziali. Quando l'istruzione viene trasformata in un mercato, l'inclusione è la prima funzione sociale a venire meno.
Qual è il suo messaggio conclusivo su questa delicata vicenda?
Il messaggio è chiaro: l'inclusione non è un costo da tagliare, ma un diritto inalienabile da garantire. Le normative nazionali ed europee parlano chiaro in merito agli obblighi dello Stato. Su questo principio fondamentale, Genova Inclusiva continuerà a dare battaglia in ogni sede opportuna per assicurare che il sistema scolastico rimanga un luogo di reale uguaglianza per tutti gli studenti.
Prospettive future per la tutela dei diritti degli studenti
Le riflessioni emerse da questa intervista evidenziano una tensione crescente tra le esigenze di efficientamento della spesa pubblica e la necessità di mantenere elevati standard qualitativi nei servizi dedicati alla disabilità. Il rischio di trasformare l'inclusione in una prestazione meramente assistenziale, a scapito della sua valenza pedagogica, rappresenta una sfida centrale per il futuro dell'istruzione italiana.
Resta fondamentale che il dialogo tra istituzioni e associazioni come Genova Inclusiva rimanga aperto, affinché le scelte normative non si traducano in un indebolimento dei diritti costituzionali ma in un reale potenziamento della scuola pubblica. La vigilanza della società civile sarà il fattore determinante per garantire che ogni studente, indipendentemente dalle proprie necessità, possa contare su professionisti qualificati e su un sistema educativo equo e realmente inclusivo.