Mafia e giovani, Mucci (SGS): quando il guadagno facile batte lo studio
Il contrasto alla criminalità passa tramite l'istruzione, ma il legame tra mafia e giovani si combatte con riforme e legalità.
L'analisi del fenomeno criminale evidenzia come il rapporto tra mafia e giovani sia alimentato da promesse di successo economico immediato. Per sconfiggere la dispersione scolastica serve una risposta sinergica delle istituzioni locali, capace di offrire reali alternative culturali.
Mucci (SGS), la mafia come “alternativa” per i giovani: quando il guadagno facile batte lo studio
In numerose realtà del Paese, soprattutto nel Mezzogiorno, per tanti ragazzi e ragazze la mafia continua a rappresentare un’alternativa economica e culturale più attraente rispetto al percorso di studio e alla legalità. – dichiara Mucci - Mentre lo studio richiede anni di sacrifici, rinunce e risultati incerti in un mercato del lavoro spesso deludente, l’organizzazione criminale offre immediatezza: denaro rapido, status sociale visibile, senso di appartenenza e un’apparente via d’uscita dalla marginalità. Una “carriera” che promette auto di lusso, potere locale e riconoscimento nel quartiere, contro la “fatica” di libri, esami e colloqui. Questo non è solo un problema di povertà economica, ma soprattutto di offerta culturale. La mafia sa parlare ai giovani: fornisce un’identità forte, un codice di valori (per quanto distorto), protezione e prospettive concrete nel breve termine. La scuola e le istituzioni, troppo spesso, faticano a competere su questo terreno, apparendo distanti, burocratiche e incapaci di garantire risultati tangibili. I dati parlano chiaro: tassi di dispersione scolastica ancora elevati in alcune province meridionali, NEET (giovani che non studiano né lavorano) sopra la media nazionale e un appeal persistente delle “batterie” di minorenni legate ai clan. La criminalità organizzata recluta sempre più precocemente, sfruttando debolezze familiari, mancanza di prospettive e il fascino del modello “imprenditoriale” mafioso.«Dobbiamo smettere di sottovalutare il problema – dichiara Aldo Mucci leader del SGS Scuola –.
Grazie al lavoro del Ministro Giuseppe Valditara si è registrato un calo significativo del tasso di dispersione scolastica: nel 2025 l’Italia è scesa all’8,2%, sotto la media UE (9,1%), superando con cinque anni di anticipo l’obiettivo di Agenda 2030. Un risultato storico che ha restituito prospettive a centinaia di migliaia di giovani. Tuttavia, il ministro da solo non basta. Il calo nazionale, pur importante, nasconde ancora criticità forti in alcune aree del Sud, dove la mafia continua a reclutare precocemente, sfruttando debolezze familiari, mancanza di prospettive e il fascino del modello “imprenditoriale” criminale. “Dobbiamo capitalizzare i progressi ottenuti – dichiara Mucci –. Il calo della dispersione è un ottimo segnale, ma ora è necessario un impegno di sistema per rendere questi risultati irreversibili, soprattutto nelle aree a maggiore rischio mafioso. Scuola, famiglie, terzo settore, imprese e istituzioni locali devono lavorare insieme per rendere la legalità la via più “cool” e vantaggiosa» conclude Mucci.