Milleproroghe: via libera ai medici fino a 72 anni in corsia

L'emendamento approvato estende la permanenza in servizio su base volontaria per fronteggiare la carenza di personale. Niente ruoli dirigenziali.

18 febbraio 2026 13:00
Milleproroghe: via libera ai medici fino a 72 anni in corsia - Un medico anziano
Un medico anziano
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Le Commissioni della Camera hanno dato l'ok alla proroga per mantenere i medici fino a 72 anni in servizio per tutto il 2026. La misura, inserita nel Decreto Milleproroghe, mira a scongiurare la chiusura di reparti vitali nel SSN garantendo la continuità assistenziale.

Il via libera parlamentare e le tempistiche del decreto

Con un intervento legislativo mirato a tamponare le criticità strutturali del Servizio Sanitario Nazionale, le Commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera dei Deputati hanno formalizzato l'approvazione dell'emendamento governativo al Decreto Milleproroghe. Il provvedimento, che attende ora la conversione in legge entro la scadenza tassativa del primo marzo e il successivo passaggio al Senato, cristallizza la possibilità di estendere l'attività lavorativa dei professionisti sanitari.

La norma, il cui primo firmatario è il deputato di Forza Italia Francesco Cannizzaro, non introduce un obbligo ma offre un'opportunità su base esclusivamente volontaria. In sostanza, si sposta l'orizzonte temporale: inizialmente introdotta nel 2023 e rinnovata annualmente, la deroga al pensionamento ordinario viene ora estesa per coprire l'intera annualità del 2026. Questa strategia legislativa risponde a un'esigenza pragmatica e urgente: permettere alle Asl e alle aziende ospedaliere di trattenere in corsia o richiamare in servizio personale esperto, evitando vuoti d'organico che rischierebbero di paralizzare l'erogazione dei servizi essenziali ai cittadini.

Medici fino a 72 anni: regole, esclusioni e trattamento economico

Il testo licenziato dalle Commissioni definisce un perimetro applicativo rigoroso per l'impiego dei medici fino a 72 anni, stabilendo paletti precisi per evitare sovrapposizioni con le carriere accademiche e gestionali. Una delle specifiche più rilevanti riguarda l'esclusione tassativa dei docenti universitari impiegati in attività assistenziali di medicina e chirurgia, che non rientrano nel raggio d'azione di questa proroga.

Parallelamente, il legislatore ha imposto un vincolo funzionale: i camici bianchi che sceglieranno di restare in attività o di rientrare dalla pensione non potranno ricoprire incarichi dirigenziali. La loro presenza dovrà essere puramente operativa e clinica, focalizzata sulla cura del paziente e non sulla gestione amministrativa delle strutture complesse. Sul fronte retributivo, si delinea un meccanismo flessibile per i professionisti già in quiescenza che vengono riammessi: questi potranno optare tra il mantenimento dell'assegno pensionistico cumulato con un contratto di lavoro autonomo, oppure la sospensione della pensione in favore della corresponsione della retribuzione ordinaria.

La risposta all'emergenza sanitaria nei territori difficili

La ratio politica e sociale del provvedimento affonda le radici nella necessità di garantire la tenuta del sistema in aree geografiche particolarmente sofferenti. Come evidenziato dal ministro per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, l'emendamento accoglie le pressanti istanze delle Regioni, permettendo contratti temporanei per chi ha superato i 70 anni ma non ancora raggiunto i 72.

L'esperienza sul campo dimostra quanto questa misura sia vitale per la sopravvivenza di presidi ospedalieri di frontiera. Il riferimento esplicito alla Calabria, citato dal deputato Cannizzaro, non è casuale: realtà come gli ospedali di Polistena e Locri hanno rischiato la chiusura di interi reparti per mancanza di specialisti. La possibilità di richiamare personale esperto agisce come un "tamponamento di un'emorragia", una soluzione ponte indispensabile per garantire il diritto alla salute nelle zone periferiche in attesa che i nuovi cicli di specializzazione portino nuove leve negli ospedali italiani.

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