Mobilità docenti 2026/2027: l'appello del CNDDU per i fuori sede
Le richieste del CNDDU per la mobilità docenti 2026/2027: 100% dei posti ai fuori sede e misure contro il rincaro del costo della vita.
Il CNDDU esamina le criticità legate alla mobilità docenti 2026/2027, sottolineando come il pesante caro-vita stia gravando sul personale. Si auspica una tutela dell'unità familiare attraverso misure ministeriali concrete che permettano il rientro dei lavoratori fuori sede.
Mobilità docenti 2026/2027: 100% dei posti ai fuori sede, +1.000€ annui di caro-vita e oltre 10 anni lontani da casa – appello a Valditara
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani intende portare all’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica una condizione che da troppo tempo rimane ai margini del dibattito, ma che oggi, alla luce del contesto economico internazionale, assume contorni sempre più critici. Si tratta della situazione vissuta da migliaia di docenti di ruolo fuori sede che, in molti casi, prestano servizio da oltre dieci anni lontano dalla propria Regione di origine, affrontando sacrifici personali e professionali sempre più difficili da sostenere.
Le numerose segnalazioni giunte al CNDDU attraverso comunicazioni dirette restituiscono il quadro di una categoria provata, in particolare per quanto riguarda i docenti della classe di concorso A046, discipline giuridiche ed economiche, che chiedono con forza di poter rientrare nei territori di appartenenza e ricongiungersi con le proprie famiglie. Questa richiesta, lungi dall’essere una mera rivendicazione sindacale, si configura come un’esigenza profondamente legata alla tutela dei diritti fondamentali della persona, tra cui quello all’unità familiare e a una vita dignitosa.
A rendere ancora più gravosa questa condizione interviene l’attuale scenario economico, fortemente segnato dalle ripercussioni della crisi in Medio Oriente e dalla guerra in Iran, che ha prodotto un sensibile aumento dei costi energetici e dei beni di prima necessità. Le analisi diffuse dal Codacons evidenziano come, in un arco temporale estremamente breve, si sia verificato un incremento generalizzato dei prezzi, con un impatto che sfiora i mille euro annui per famiglia. Per i docenti fuori sede, questo significa dover sostenere spese sempre più elevate per gli spostamenti, per il mantenimento di due abitazioni e per la gestione della quotidianità lontano dal proprio nucleo familiare.
In questo contesto si inserisce la mobilità dei docenti per l’anno scolastico 2026/2027, fase cruciale che rappresenta per migliaia di insegnanti l’unica possibilità concreta di avvicinamento ai propri territori di origine. Tuttavia, anche in questa tornata, il sistema rischia di riprodurre criticità già note: disponibilità limitate, rigidità dei vincoli e un’impostazione che, pur formalmente coerente, non riesce a rispondere in modo adeguato alle situazioni consolidate di lunga permanenza fuori Regione. Ne deriva un senso diffuso di attesa disattesa, soprattutto tra coloro che da anni confidano nella mobilità come strumento di riequilibrio personale e familiare.
Il CNDDU ritiene che tale situazione non possa più essere affrontata con strumenti ordinari o con una visione meramente amministrativa. È necessario riconoscere che ci si trova di fronte a una questione che intreccia dimensioni economiche, sociali e umane, e che richiede risposte adeguate e tempestive. In questo senso, appare non più rinviabile un intervento istituzionale che tenga conto delle trasformazioni in atto e delle difficoltà concrete vissute da una parte significativa del personale docente.
Per questo motivo, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rivolge un appello al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché proprio nell’ambito della mobilità docenti 2026/2027 si assumano decisioni straordinarie e proporzionate alla gravità della situazione.
In particolare, si chiede che il 100% dei posti disponibili per la mobilità venga destinato prioritariamente ai docenti di ruolo fuori sede, quale misura eccezionale ma necessaria per rispondere a una condizione che, per molti, si protrae da oltre un decennio. Non si tratta di un privilegio, ma di un intervento riequilibratore, volto a sanare una forma di precarietà sostanziale che persiste anche dopo l’immissione in ruolo, determinata dal fatto di essere stabilmente assegnati lontano dalla propria realtà familiare e sociale.
Una simile scelta, se accompagnata da criteri trasparenti e oggettivi basati sull’anzianità di permanenza fuori Regione e sulle comprovate esigenze familiari, consentirebbe di intervenire in modo rapido ed efficace senza generare nuovi oneri per la finanza pubblica, trattandosi di una redistribuzione delle disponibilità già esistenti. Essa potrebbe inoltre integrarsi con strumenti innovativi come la mobilità compensativa, garantendo equilibrio tra territori e continuità didattica.
Restituire ai docenti la possibilità di vivere e lavorare vicino ai propri affetti non rappresenta soltanto una risposta a un disagio crescente, ma una scelta razionale e sostenibile che rafforza la qualità dell’insegnamento, riduce i costi indiretti legati alla mobilità forzata e contribuisce alla stabilità del sistema educativo nazionale.
prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU