Modena: allarme continuità didattica e tagli al sostegno
Il CNDDU esprime preoccupazione per il caos organici a Modena, chiedendo stabilità per la continuità didattica e l'inclusione degli alunni.
La complessa gestione degli organici a Modena mette a rischio la continuità didattica territoriale. È necessario un intervento istituzionale per proteggere la stabilità educativa e i diritti dei docenti di ruolo coinvolti in improvvise comunicazioni di trasferimento.
Modena, caos organici e tagli al sostegno: chiesto un piano straordinario per continuità didattica e inclusione
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani guarda con profonda preoccupazione a quanto riportato dagli organi di stampa in merito alla gestione degli organici scolastici nella provincia di Modena, dove decine di docenti di ruolo avrebbero ricevuto, attraverso comunicazioni improvvise e in tempi estremamente ridotti, la notizia della perdita della propria cattedra con il conseguente rischio di trasferimenti d’ufficio anche lontano dal territorio di appartenenza professionale e relazionale.
La vicenda non può essere interpretata come una semplice questione tecnico-amministrativa. Essa investe direttamente il tema della qualità democratica del sistema scolastico italiano e richiama una riflessione più ampia sul modo in cui il Paese sta affrontando il rapporto tra organizzazione dell’istruzione, tutela del lavoro docente e diritto degli studenti alla continuità educativa. Ogni intervento sugli organici, infatti, produce effetti profondi non soltanto sulla vita professionale degli insegnanti, ma anche sugli equilibri pedagogici delle comunità scolastiche, sulla stabilità emotiva degli studenti e sulla capacità della scuola di costruire percorsi formativi coerenti nel tempo.
La scuola italiana sta attraversando una fase storica particolarmente complessa. Da un lato le istituzioni sottolineano giustamente la necessità di innovare il sistema educativo, contrastare la dispersione scolastica, rafforzare l’orientamento e promuovere nuove filiere formative; dall’altro, però, si continuano a registrare dinamiche di precarizzazione organizzativa che rischiano di compromettere proprio quelle finalità strategiche che vengono dichiarate come prioritarie. Non si può immaginare una scuola realmente capace di affrontare le fragilità educative contemporanee se il personale scolastico continua a operare in condizioni di instabilità, incertezza e continua ridefinizione degli assetti didattici.
Particolarmente allarmante appare la riduzione dei posti di sostegno, poiché il tema dell’inclusione scolastica non può essere subordinato esclusivamente a criteri quantitativi o a parametri di contenimento della spesa pubblica. La Corte Costituzionale, con numerose pronunce negli ultimi anni, ha più volte ribadito che il diritto all’inclusione degli alunni con disabilità rappresenta un principio fondamentale tutelato dagli articoli 3, 34 e 38 della Costituzione e non può essere compresso da esigenze amministrative. Anche la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia con la Legge n. 18 del 2009, richiama gli Stati all’obbligo di garantire un sistema educativo realmente inclusivo e fondato sulla continuità dei percorsi. Ridurre il sostegno in contesti scolastici caratterizzati da bisogni educativi sempre più articolati rischia invece di produrre un arretramento culturale oltre che organizzativo.
La continuità didattica costituisce oggi uno dei principali fattori di tutela del benessere scolastico. Le più autorevoli ricerche pedagogiche nazionali e internazionali, così come i rapporti OCSE sull’istruzione, evidenziano come la stabilità della relazione educativa rappresenti una condizione essenziale per favorire apprendimento, inclusione e prevenzione della dispersione. Ogni interruzione improvvisa dei percorsi educativi determina inevitabili ricadute sugli studenti, soprattutto nelle situazioni di maggiore vulnerabilità sociale, emotiva o cognitiva.
A destare ulteriore perplessità sono inoltre le modalità con cui tali comunicazioni sarebbero avvenute. La scuola è una comunità educante fondata su relazioni professionali, responsabilità condivise e riconoscimento reciproco. Procedure percepite come improvvise, impersonali e prive di un adeguato confronto istituzionale finiscono inevitabilmente per alimentare un clima di sfiducia e disorientamento che non giova né ai lavoratori né alla serenità delle istituzioni scolastiche. In un settore delicato come quello dell’istruzione, la qualità delle procedure amministrative coincide anche con la qualità democratica delle relazioni.
Occorre oggi superare una visione emergenziale della programmazione scolastica. Il progressivo calo demografico, spesso richiamato per giustificare riduzioni di organico, dovrebbe invece rappresentare un’opportunità per ripensare il sistema educativo in termini qualitativi: ridurre il numero di alunni per classe, rafforzare il sostegno, investire nel recupero delle fragilità, potenziare la didattica laboratoriale e garantire maggiore attenzione ai territori più complessi. Utilizzare la diminuzione della popolazione scolastica esclusivamente come criterio per comprimere risorse e personale rischia di aggravare criticità già evidenti e di impoverire ulteriormente la scuola pubblica.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene pertanto indispensabile un intervento tempestivo del Ministero dell’Istruzione e del Merito affinché venga fatta piena chiarezza sulle procedure adottate e vengano avviate forme di confronto strutturato con i territori e con le rappresentanze professionali della scuola. È necessario costruire una programmazione pluriennale degli organici che tenga insieme sostenibilità amministrativa, qualità dell’offerta formativa e tutela della dignità professionale dei docenti.
Difendere la scuola pubblica significa oggi difendere uno dei principali strumenti di coesione democratica del Paese. Significa riconoscere che il diritto all’istruzione non può essere garantito soltanto formalmente, ma necessita di stabilità, ascolto, investimenti e rispetto per tutte le persone che ogni giorno rendono possibile la funzione educativa della Repubblica.
prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU