NASpI e incentivo all'esodo: i rischi secondo la Cassazione
Senza una lettera di licenziamento formale si perde il diritto alla NASpI, anche in presenza di un accordo per l'incentivo all'esodo.
L'accesso alla NASpI richiede il rispetto di requisiti formali rigorosi, tra cui la presentazione della lettera di licenziamento. Un recente intervento della Cassazione chiarisce che l'accettazione di un incentivo all'esodo non garantisce automaticamente l'indennità se manca la prova dell'unilateralità del recesso datoriale. In assenza di questo documento, il rischio è di dover restituire quanto percepito dall'Inps.
La decisione della Corte sulla NASpI e la risoluzione consensuale
Con l'ordinanza n. 6988/2026, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: l'indennità di disoccupazione spetta esclusivamente nei casi previsti dalla legge, legati alla perdita involontaria del lavoro. Nel caso specifico, una lavoratrice aveva concordato la fine del rapporto ricevendo un incentivo all'esodo, ma senza una formale interruzione unilaterale da parte dell'azienda.
Nonostante i giudici di merito avessero inizialmente dato ragione alla donna, la Suprema Corte ha ribaltato il verdetto. Il motivo risiede nella natura dell'accordo: si è trattato di una risoluzione consensuale non rientrante nelle eccezioni che permettono di ottenere la NASpI.
L'importanza della lettera di licenziamento per la disoccupazione
Nella prassi comune, l'incentivo economico viene spesso erogato dopo che il licenziamento è stato già intimato o formalmente avviato. In questa sequenza, il diritto al sostegno al reddito rimane intatto. Al contrario, se il rapporto si estingue direttamente tramite un accordo tra le parti senza che vi sia mai stato un atto di licenziamento, viene meno il presupposto della disoccupazione involontaria.
La Cassazione ha chiarito che non è possibile applicare interpretazioni estensive o analogiche:
Il Dlgs n. 22/2015 elenca tassativamente i casi di risoluzione consensuale validi per l'indennità.
Il contesto di riorganizzazione aziendale non sostituisce la necessità di un atto formale.
La lettera di licenziamento rimane l'unico documento che certifica la natura subìta della perdita dell'impiego.
Il finanziamento tramite il ticket licenziamento
La sentenza sottolinea anche una motivazione di ordine finanziario. La prestazione di disoccupazione è alimentata dal cosiddetto "ticket licenziamento", un contributo a carico del datore di lavoro dovuto proprio nei casi di interruzione unilaterale.
Erogare la NASpI in situazioni di puro accordo privato, dove tale contributo potrebbe non essere stato versato o dovuto, altererebbe l'equilibrio del sistema previdenziale. Per tutelarsi, il lavoratore deve assicurarsi che la cessazione sia formalmente riconducibile a un licenziamento prima di sottoscrivere qualunque accordo transattivo.