Nuova convenzione medici di famiglia e Regioni: ecco le novità per gli assistiti
L'intesa Stato-Regioni sblocca gli arretrati e riorganizza l'assistenza nelle Case di Comunità: ecco le novità per dottori e pazienti
La Conferenza Stato-Regioni ha ufficializzato il via libera alla nuova convenzione medici di medicina generale. L’intesa sblocca gli arretrati per 60mila professionisti e ridisegna la sanità territoriale puntando su Case di Comunità e lavoro in team.
Il via libera all'Accordo Collettivo Nazionale
Giunge al termine l'iter burocratico per l'entrata in vigore del rinnovo contrattuale che disciplina i rapporti tra il Servizio Sanitario Nazionale e i camici bianchi. La ratifica dell'intesa, avvenuta durante la seduta della Conferenza Stato-Regioni, rende operativo l'Accordo Collettivo Nazionale (ACN) già sottoscritto dai sindacati e dalla SISAC (Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati).
Questo passaggio cruciale non riguarda esclusivamente i medici di famiglia in senso stretto, ma estende i suoi effetti a una platea di oltre 60mila professionisti, includendo i medici di continuità assistenziale, gli operatori dell'emergenza sanitaria territoriale e il personale attivo negli istituti penitenziari, consolidando così un quadro normativo atteso da tempo per il triennio 2022-2024.
Aumenti retributivi e incentivi nella nuova convenzione medici
Sul fronte economico, il testo prevede un adeguamento delle retribuzioni, rimaste ferme ai parametri del 2021, con un incremento medio stimato del 5,78% e il conseguente recupero degli arretrati maturati. Tuttavia, la nuova convenzione medici non si limita agli aspetti salariali, ma funge da leva per l'integrazione del personale nelle strutture previste dal PNRR.
Come evidenziato da Alessandro Dabbene della Fimmg, le Regioni avranno la facoltà di utilizzare quote variabili del compenso per incentivare i dottori a prestare servizio, su base volontaria, all'interno delle Case di Comunità. L'obiettivo è accelerare la transizione verso un modello sanitario più capillare, supportando economicamente anche le Aggregazioni Funzionali Territoriali (Aft), la cui piena operatività è legata al raggiungimento di specifici obiettivi assistenziali.
Studi aperti 12 ore e assistenza di gruppo nelle Aft
La riorganizzazione del lavoro punta a garantire una maggiore disponibilità oraria per gli assistiti attraverso il potenziamento delle Aft. Questo modello organizzativo prevede che i medici di cure primarie operino in gruppo, assicurando l'apertura degli studi per 12 ore giornaliere, nella fascia oraria compresa tra le 8:00 e le 20:00, dal lunedì al venerdì. Sebbene ogni paziente mantenga il proprio medico di fiducia come riferimento principale, in caso di necessità urgenti o indifferibili potrà rivolgersi agli altri professionisti aderenti alla stessa aggregazione. Le novità principali per l'utenza includono:
Copertura assistenziale diurna estesa grazie alla turnazione dei medici associati.
Servizio di continuità assistenziale attivo nelle ore notturne e nei giorni festivi.
Sollecito alle Regioni per completare la rete di studi associati, attualmente vigente solo in circa metà del territorio nazionale.
Gestione dei pensionamenti e prospettive future
Il nuovo accordo introduce meccanismi semplificati per gestire il delicato momento del pensionamento dei sanitari, un tema critico soprattutto nelle aree interne o nei piccoli comuni. Le Asl avranno l'obbligo di comunicare tempestivamente la cessazione del servizio agli assistiti; qualora nell'ambito territoriale sia disponibile un solo sostituto, le procedure per il cambio medico verranno agevolate per garantire una rapida presa in carico del paziente.
Marco Alparone, presidente del Comitato di settore Regioni-Sanità, ha sottolineato come questa intesa rappresenti un ponte verso la contrattazione per il triennio 2025-2027. L'attenzione si sposta ora sul prossimo Atto di indirizzo, fondamentale per definire nel dettaglio il ruolo della medicina generale nel nuovo assetto delineato dal DM 77/22 e dalla riforma dell'assistenza territoriale.