Organici scuola 2026/27: nuovi criteri per le classi in deroga con distribuzione posti [UIL Scuola Rua]
L'analisi del decreto sugli organici scuola e le misure per contrastare il sovraffollamento e la dispersione negli istituti italiani.
La gestione degli organici scuola per l'anno scolastico 2026/27 introduce nuovi parametri tecnici per l'attivazione delle classi in deroga. L'obiettivo del Ministero dell'Istruzione e del Merito è intervenire nelle aree colpite dalla dispersione scolastica, sebbene le organizzazioni sindacali segnalino forti criticità sulla reale disponibilità di risorse e sulla stabilità dei posti.
Indicatori per gli organici scuola e il piano PNRR
Il recente incontro ministeriale ha definito i criteri per l'applicazione delle deroghe ai parametri previsti dal DPR 81/2009. Il provvedimento, collegato agli obiettivi del PNRR, mira a ridurre l'affollamento nelle aule situate in contesti di fragilità sociale e spopolamento.
Per individuare gli istituti beneficiari, l'amministrazione ha stabilito l'uso di indicatori oggettivi quali:
Indice ESCS (status socio-economico e culturale).
Livelli di dispersione scolastica esplicita e implicita.
Tasso di spopolamento del territorio.
In presenza di questi requisiti, i nuovi limiti massimi di alunni per classe saranno fissati a 25 unità per la scuola primaria, 26 per la secondaria di primo grado e 27 per la secondaria di secondo grado.
Criticità sulla gestione delle classi in deroga
Nonostante le nuove disposizioni, la posizione della Uil Scuola evidenzia come il provvedimento possa risultare insufficiente. Il nodo principale riguarda il contingente di posti, che rimane limitato e vincolato ai tetti di spesa vigenti. Questo significa che la riduzione del numero di studenti per aula resterà un'eccezione applicabile a poche realtà territoriali.
Attualmente si contano oltre 5.000 classi che superano i limiti di legge, un dato che conferma la natura strutturale del problema. Senza un intervento diretto sui parametri del DPR 81/2009 e un investimento massiccio negli organici scuola, il rischio è che la discrezionalità affidata agli Uffici scolastici regionali generi disparità tra i diversi territori nazionali.