Palermo e il diritto all'assistenza igienico-sanitaria: serve una svolta

Il CNDDU denuncia la mancanza di assistenza igienico-sanitaria a Palermo, chiedendo interventi strutturali per tutelare i diritti.

A cura di Redazione Redazione
29 marzo 2026 12:00
Palermo e il diritto all'assistenza igienico-sanitaria: serve una svolta - Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani
Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani
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La vicenda del bambino di Palermo evidenzia una falla nel sistema. L'assistenza igienico-sanitaria è un diritto fondamentale che non può essere ignorato. È tempo di garantire inclusione reale e continua per tutti gli studenti con disabilità nelle scuole italiane.

Palermo, Bambino senza assistenza igienico-sanitaria a scuola: una criticità non più tollerabile

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene con rinnovata fermezza e senso di responsabilità pubblica in merito alla vicenda verificatasi a Palermo, dove un bambino con disabilità grave è stato privato, per un periodo prolungato, dell’assistenza igienico-sanitaria indispensabile durante la frequenza scolastica. Non si tratta di un episodio isolato né di una semplice criticità gestionale: siamo di fronte a una frattura evidente tra il quadro normativo che tutela i diritti e la loro effettiva esigibilità nella vita quotidiana.

La narrazione di questa vicenda, che ha visto i genitori costretti a sostituirsi alle istituzioni, restituisce con forza una realtà che spesso rimane sommersa: il diritto all’istruzione inclusiva, pur riconosciuto e formalmente garantito, continua a essere vulnerabile, esposto a interruzioni, ritardi e incertezze che ne compromettono la sostanza. In questo scenario, la scuola rischia di perdere la sua funzione di spazio equo e universalmente accessibile, trasformandosi in un luogo dove l’inclusione dipende da variabili contingenti piuttosto che da un sistema solido e affidabile.

La questione assume una rilevanza ancora più ampia se letta alla luce dei principi sanciti dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, che impone agli Stati non solo di riconoscere, ma di rendere pienamente effettivi i diritti delle persone con disabilità, attraverso politiche coerenti, continuative e monitorabili. La discontinuità dei servizi di assistenza, spesso affidati a soggetti esterni con modelli organizzativi fragili, evidenzia un nodo strutturale che chiama in causa la governance pubblica e la capacità di pianificazione a lungo termine.

Dal punto di vista educativo, una simile situazione genera effetti profondi e duraturi. L’assenza di figure specialistiche non compromette soltanto il benessere fisico dell’alunno, ma incide sulla sua partecipazione, sulla costruzione delle relazioni, sul senso di appartenenza alla comunità scolastica. Si produce così una forma silenziosa di esclusione, tanto più grave perché avviene all’interno di un contesto che dovrebbe, per sua natura, essere inclusivo. Sul piano mediatico e sociale, casi come questo contribuiscono a rafforzare una percezione di inadeguatezza delle istituzioni, alimentando sfiducia e senso di abbandono nelle famiglie.

È necessario, pertanto, spostare il focus dalla gestione emergenziale alla costruzione di un sistema strutturato, capace di garantire continuità e qualità dei servizi indipendentemente da criticità contingenti. La risposta non può limitarsi alla sostituzione temporanea di un operatore o alla stipula di nuovi contratti, ma deve configurarsi come un ripensamento complessivo del modello di erogazione dell’assistenza, fondato su responsabilità pubblica diretta, standard uniformi e meccanismi di verifica trasparenti.

In questa prospettiva, il CNDDU ritiene imprescindibile una visione integrata che connetta scuola, enti locali e servizi socio-sanitari in una rete stabile e coordinata, capace di prevenire le interruzioni e di intervenire tempestivamente in caso di criticità. Occorre riconoscere che l’inclusione non è un servizio accessorio, ma un indicatore fondamentale della qualità democratica di un sistema educativo.

La vicenda di Palermo impone una riflessione che va oltre il caso specifico: essa richiama la necessità di una cultura dei diritti che non sia solo dichiarata, ma praticata quotidianamente attraverso scelte politiche, amministrative e organizzative coerenti. La credibilità delle istituzioni si misura nella loro capacità di garantire continuità ai diritti più fragili, senza deleghe improprie né soluzioni provvisorie.

In conclusione, la vicenda di Palermo non può essere archiviata come un disguido amministrativo né affrontata con soluzioni tampone che, pur risolvendo l’immediato, lasciano intatte le cause profonde del problema. Essa impone una presa di posizione netta e una ridefinizione del concetto stesso di responsabilità pubblica in materia di inclusione scolastica. Se il diritto all’istruzione delle persone con disabilità è, come afferma la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, un diritto pieno e non negoziabile, allora ogni interruzione dei servizi essenziali deve essere considerata una violazione sistemica e non una semplice criticità operativa.

Occorre superare definitivamente un modello frammentato e reattivo, fondato su esternalizzazioni intermittenti e su una gestione emergenziale, per approdare a una governance pubblica che assuma in modo diretto, stabile e verificabile la regia dei servizi di assistenza. Ciò significa investire non solo in risorse, ma in visione: introdurre standard nazionali vincolanti, sistemi di tracciabilità delle prestazioni, meccanismi di responsabilità chiari e, soprattutto, una cultura amministrativa orientata alla prevenzione e non alla riparazione del danno.

La scuola, in questa prospettiva, deve diventare il fulcro di un ecosistema integrato in cui diritti, professionalità e continuità operativa coincidano senza margini di ambiguità. Non è più accettabile che la garanzia dei diritti dipenda dalla resilienza delle famiglie o dalla loro capacità di farsi carico di funzioni che spettano alle istituzioni. È necessario, invece, costruire un sistema in cui l’assenza di un servizio essenziale attivi automaticamente procedure sostitutive immediate, senza soluzione di continuità, rendendo di fatto impossibile il verificarsi di situazioni come quella denunciata.

Solo attraverso una trasformazione strutturale di questo tipo sarà possibile restituire credibilità alle istituzioni e dare sostanza a quel principio di inclusione che troppo spesso rimane confinato nella dimensione dichiarativa. Palermo, oggi, non rappresenta soltanto una criticità locale, ma un banco di prova nazionale: da come si sceglierà di intervenire dipenderà la capacità del sistema educativo italiano di dimostrare, nei fatti, che i diritti umani non sono proclamazioni, ma impegni esigibili e inderogabili.

prof. Romano Pesavento, Presidente Nazionale CNDDU

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