Pensione di reversibilità: nuovi importi e tagli Inps 2026

Dagli aumenti legati all'inflazione ai nuovi limiti di reddito: l'analisi completa sulla pensione di reversibilità e le cifre aggiornate.

20 gennaio 2026 09:45
Pensione di reversibilità: nuovi importi e tagli Inps 2026 - Pensione di Reversibilità
Pensione di Reversibilità
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La pensione di reversibilità subisce importanti modifiche nel 2026. Tra rivalutazioni Istat e nuove soglie di reddito per i tagli, l'importo dell'assegno Inps varierà sensibilmente in base alla composizione del nucleo familiare e al trattamento minimo.

Pensione di reversibilità e limiti di reddito: il meccanismo dei tagli

L'aggiornamento annuale dei trattamenti previdenziali porta con sé una revisione cruciale delle soglie reddituali, un meccanismo tecnico che impatta direttamente sulla liquidità mensile dei beneficiari. Il parametro fondamentale per il 2026 è il trattamento minimo, che si attesta intorno ai 611 euro mensili. Questo valore non è solo una cifra di riferimento per chi percepisce pensioni basse, ma funge da moltiplicatore per determinare quando e quanto l'Inps può ridurre l'assegno ai superstiti.

La normativa vigente, confermata anche per l'anno in corso, impone un sistema di decurtazioni progressive per chi possiede redditi propri assoggettabili a Irpef. Chi supera determinate soglie, calcolate moltiplicando il minimo annuo (circa 7.943 euro), vedrà applicate le seguenti riduzioni percentuali sull'assegno spettante:

  • Una riduzione del 25% se il reddito del beneficiario supera tre volte il minimo annuo (oltre 23.862,15 euro).

  • Un taglio del 40% qualora i redditi personali eccedano le quattro volte il minimo (sopra i 31.816,20 euro).

  • Una decurtazione del 50% per redditi superiori a cinque volte il trattamento minimo (oltre i 39.769,25 euro).

Tuttavia, è essenziale ricordare un principio di garanzia ribadito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 162 del 2022. La Consulta ha stabilito il "tetto alla decurtazione": l'importo tagliato dalla pensione non può mai superare l'ammontare del reddito aggiuntivo percepito. In termini pratici, il sistema non può generare un danno economico tale da rendere sconveniente la percezione di un reddito extra.

Rivalutazione e calcolo degli aumenti sulle quote superstiti

Parallelamente alle riduzioni per chi possiede redditi alti, il 2026 porta lievi incrementi dovuti alla perequazione automatica. L'adeguamento all'inflazione, fissato all'1,4%, non viene applicato direttamente sulla quota di reversibilità, bensì sulla pensione originaria del dante causa (il deceduto). Solo dopo aver rivalutato l'importo base, si applicano le aliquote di ripartizione spettanti ai familiari.

La distribuzione delle quote rimane invariata e segue uno schema rigido:

  • Al coniuge spetta il 60% della pensione.

  • In presenza di un figlio, la quota sale all'80%.

  • Con due o più figli, il nucleo percepisce il 100%.

  • In assenza del coniuge, un figlio unico ha diritto al 70%, due figli all'80%, tre o più al 100%.

Un elemento di novità interessante riguarda il cosiddetto "incremento al milione". Questa maggiorazione sociale può elevare la base di calcolo fino a 768,30 euro. Analizzando un caso concreto, ciò si traduce in circa 461 euro per il coniuge solo e 154 euro per ogni figlio avente diritto. Inoltre, per i trattamenti minimi, oltre alla rivalutazione ordinaria è prevista una rivalutazione straordinaria dell'1,3%, un piccolo cuscinetto che aiuta a contrastare l'erosione del potere d'acquisto per le fasce più deboli.

Soggetti esclusi e consigli per la pianificazione fiscale

L'esperienza insegna che molti pensionati si vedono ridurre l'assegno inaspettatamente a seguito di piccoli aumenti di reddito che fanno scattare lo scaglione successivo. Tuttavia, esistono categorie "blindate". La normativa esclude tassativamente dai tagli i nuclei familiari in cui siano presenti figli minorenni, studenti in corso o persone con disabilità. In questi scenari, la cumulabilità tra reddito e pensione è totale, indipendentemente dalle cifre in gioco.

Per chi non rientra in queste categorie protette, l'attenzione deve essere massima sugli adeguamenti Istat. Un incremento nominale del proprio reddito da lavoro o da altra fonte, seppur minimo, potrebbe spingere il totale imponibile oltre le soglie di salvaguardia (es. oltre i 23.862 euro), innescando il taglio del 25%. È consigliabile verificare preventivamente la propria situazione fiscale a inizio anno, considerando anche l'impatto di tredicesima e eventuale quattordicesima, per non trovarsi di fronte a conguagli negativi da parte dell'ente previdenziale.

Domande Frequenti (FAQ)

Chi ha diritto alla pensione di reversibilità senza tagli? I tagli non si applicano mai se nel nucleo familiare del beneficiario sono presenti figli minori, studenti o inabili. Inoltre, non subisce riduzioni chi ha un reddito personale inferiore a 3 volte il trattamento minimo annuo (circa 23.862 euro per il 2026).

Di quanto aumenta la pensione di reversibilità nel 2026? L'aumento base è legato all'inflazione ed è pari all'1,4%. Tuttavia, per le pensioni minime è prevista una rivalutazione straordinaria aggiuntiva dell'1,3%, che porta benefici maggiori sugli assegni più bassi.

Come influisce il reddito da lavoro sulla reversibilità? Il reddito da lavoro si cumula con la pensione ma può far scattare le fasce di riduzione (25%, 40% o 50%) se supera le soglie stabilite annualmente dall'Inps in base al trattamento minimo.

Cosa succede se il taglio della pensione è superiore al reddito guadagnato? Grazie alla sentenza della Corte Costituzionale n. 162/2022, il taglio non può mai eccedere l'importo dei redditi aggiuntivi. Esiste una clausola di salvaguardia che impedisce penalizzazioni sproporzionate.

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