Percorsi INDIRE: la riforma del sostegno tra polemiche e dati reali

I nuovi percorsi INDIRE per la specializzazione sul sostegno affrontano il ricorso al TAR, mentre i dati reali ne confermano il rigore.

A cura di Redazione Redazione
11 luglio 2026 20:00
Percorsi INDIRE: la riforma del sostegno tra polemiche e dati reali - Uniti per INDIRE
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Il dibattito sui nuovi percorsi INDIRE si accende tra ricorsi legali e necessità di stabilizzazione. La riforma del sostegno mira a valorizzare l'esperienza sul campo dei docenti precari, superando i pregiudizi corporativi emersi negli ultimi mesi all'interno del comparto scolastico.

Percorsi INDIRE e Sostegno: tra il pregiudizio del CDSS, i dati reali e la lezione storica della scuola

Esiste una resistenza culturale, quasi fisiologica, che accompagna ogni tentativo di riforma nel mondo della scuola. L’ultimo bersaglio delle critiche e dei ricorsi legali sono i percorsi INDIRE (introdotti dal DL 71/2024), destinati alla specializzazione sul sostegno. L’accusa mossa dai detrattori è sempre la stessa, logora e priva di fondamento: una presunta svalutazione della qualità professionale a favore di "scorciatoie semplificate".

Si tratta di una visione miope, priva di memoria storica e profondamente ingiusta nei confronti dei lavoratori. Una tesi, questa, che noi di Uniti per INDIRE sosteniamo da sempre e che oggi trova una straordinaria e autorevole conferma nella lettera di una docente, pubblicata di recente da una nota testata giornalistica di settore. La docente, che ha vissuto in prima persona sia il rigidissimo percorso biennale delle vecchie SSIS sia la successiva specializzazione universitaria, ha ricordato a tutti una verità storica innegabile: quando si passò dalle SSIS al TFA ordinario, il percorso fu drasticamente ridotto e l'abilitazione disciplinare preventiva fu cancellata. Eppure, oggi, nessuno si sognerebbe mai di definire i docenti specializzati tramite TFA come professionisti "di serie B".

Perché allora lo stesso identico pregiudizio preventivo dovrebbe valere oggi per i percorsi INDIRE?

La deriva grottesca del CDSS: I dati che smontano le bugie corporative

Mentre la storia e il buon senso pedagogico dimostrano che l'esperienza sul campo è un valore e non una colpa, assistiamo in questi giorni a uno spettacolo tanto spiacevole quanto grottesco. Il CDSS (Collettivo Docenti di Sostegno Specializzati) ha eretto barricate ideologiche, portando i percorsi straordinari INDIRE davanti al TAR del Lazio. L'udienza si è tenuta l'8 luglio 2026 e il tribunale ha trattenuto la causa in decisione, con una sentenza attesa entro un mese.

Il CDSS sbandiera la difesa della "qualità della formazione universitaria" e accusa i percorsi INDIRE di essere un "regalo". Ma i dati reali e l'architettura dei decreti smentiscono categoricamente questa narrazione, svelando quanto sia strumentale e ideologico il loro ostruzionismo. I percorsi INDIRE sono strutturati con estremo rigore normativo e prevedono carichi formativi pesanti e mirati:

Per i docenti precari con 3 anni di servizio (triennalisti): il percorso è di ben 40 CFU. Il piano di studi teorico è identico a quello del TFA universitario ordinario. L'unica differenza risiede nel tirocinio pratico, che non viene affatto "abbonato", ma è pienamente assolto, convalidato e certificato dagli anni di servizio concreto già svolti nelle classi della scuola italiana.

Per i docenti con specializzazione estera e almeno un anno di servizio in Italia: è previsto un percorso di integrazione da 36 CFU.

Per i docenti con titolo estero senza servizio: il carico sale a ben 48 CFU, a riprova del fatto che non esiste alcuno sconto, ma una seria e massiccia integrazione delle competenze richieste dal nostro sistema.

Trovare un collettivo di insegnanti che ricorre alla giustizia amministrativa per tentare di bloccare la formazione e la stabilizzazione dei propri stessi colleghi — spacciando per "sanatoria" piani di studio da 36, 40 o 48 CFU combinati con anni di duro lavoro sul campo — rappresenta una delle pagine più buie, tristi e grottesche di "guerra tra poveri" a cui il mondo della scuola abbia mai assistito.

Il valore innegabile dell'esperienza sul campo

Liquidare questi docenti come "non formati" o "meno qualificati" significa compiere un torto imperdonabile verso migliaia di precari storici che:

1. Hanno garantito il diritto allo studio degli alunni con disabilità quando lo Stato non aveva abbastanza personale specializzato, coprendo i vuoti dell'organico anno dopo anno. Il meraviglioso TFA non è stato capace di colmare questo vuoto (...).

2. Possiedono già competenze pratiche, gestionali ed emotive maturate direttamente nelle trincee delle classi, affrontando la quotidianità della burocrazia PEI, della didattica inclusiva e delle complesse dinamiche relazionali con le famiglie e i consigli di classe.

Come giustamente evidenziato nella riflessione della docente SSIS, "l'esperienza non sostituisce la formazione, ma ne rappresenta un completamento essenziale". Il legislatore non sta regalando titoli, ma sta finalmente offrendo una risposta seria a una situazione di precariato cronico che danneggia in primis la continuità didattica degli studenti più vulnerabili, valorizzando chi la scuola la fa vivere e funzionare ogni giorno.

Giudicare dai fatti, non dall'egoismo corporativo

L'arroccamento del CDSS, spalleggiato da sponde politiche che continuano a presentare interrogativi parlamentari nel disperato tentativo di frenare il decreto (per meri interessi di opposizione e non perché sposano la causa da paladini della qualità e dell' inclusione), rischia solo di paralizzare il sistema di inclusione scolastico italiano a discapito di tutti. La qualità di un insegnante non si misura asetticamente contando quante ore passa ad ascoltare concetti teorici in un'aula universitaria, ma si vede nella capacità di applicare l'inclusione laddove serve davvero: nelle classi, accanto agli alunni.

Come movimento Uniti per INDIRE, respingiamo con forza le tesi di chi vorrebbe sbarrarci la strada per puro egoismo di fazione. Accogliamo con gioia e gratitudine la testimonianza dei docenti storici che, liberi da logiche corporative, difendono la verità e riconoscono la validità dei nuovi percorsi.

La scuola italiana ha un disperato bisogno di stabilità, inclusione e giustizia per i suoi lavoratori. È tempo di attendere il verdetto del TAR con assoluta serenità, certi che la solidità scientifica e numerica dei nostri percorsi formativi saprà imporsi sui pregiudizi.

In ultimo noi siamo qui sempre disponibili ad accogliere tra i colleghi anche il CDSS perché la scuola è di tutti.

Non solo la nostra e non solo la loro.

Daniela Nicolò portavoce Community Uniti per INDIRE 

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