Studiare all'estero durante le superiori fa crescere voti, autonomia e carriera: 8 studenti su 10 migliorano o mantengono il rendimento
Report Astudy 2016–2025 su 840 studenti delle scuole superiori che intraprendono un’esperienza all’estero.
Molti giovani scelgono oggi di studiare all'estero per arricchire il proprio bagaglio culturale. Secondo i dati recenti, questa scelta favorisce lo sviluppo di competenze trasversali fondamentali per il futuro. L'esperienza internazionale garantisce una crescita personale senza precedenti.
Studiare all’estero durante le superiori fa crescere voti, autonomia e carriera: 8 studenti su 10 migliorano o mantengono il rendimento
Alla maturità il 73% degli studenti ha una votazione superiore a 80/100
Oltre l’80% considera l’esperienza come leva di crescita personale e arricchimento delle competenze richieste dal mondo del lavoro
Destinazioni: USA prima scelta (46%), seguiti da Regno Unito (12,8%), Canada (11,6%) e Irlanda (9,4%)
L’anno scolastico all’estero durante le scuole superiori non penalizza il percorso degli studenti italiani, ma al contrario ne rafforza risultati, competenze e prospettive di carriera future. È quanto emerge dal sondaggio “Un anno all’estero… e dopo?”, realizzato da Astudy International Education, realtà italiana specializzata nell’orientamento e nell’organizzazione di esperienze di formazione scolastica internazionale, su 840 studenti delle scuole secondarie di secondo grado che hanno partecipato a programmi Exchange tra il 2016 e il 2025.
Un dato rilevante riguarda il rendimento scolastico al rientro nel sistema italiano: più di 8 studenti su 10 non subiscono alcun peggioramento, smentendo uno dei principali timori di famiglie e scuole superiori. In particolare oltre la metà degli studenti (51,7%) mantiene invariata la propria media, mentre il 30,2% la migliora. Solo il 18% registra una diminuzione, spesso legata alla fase iniziale di riadattamento. A conferma dell’impatto positivo dell’esperienza anche nel lungo periodo, i risultati alla Maturità sono eccellenti: circa il 73% degli exchange students consegue una votazione superiore a 80/100, con punte di eccellenza (100 e 100 e lode) che superano il 22%.
Oltre ai risultati scolastici, l’esperienza exchange durante l’adolescenza produce benefici più ampi. L’81,5% degli intervistati considera le competenze trasversali acquisite con i soggiorni all’estero come chiave per la propria carriera professionale.
Dove vanno gli studenti: dominio USA ma cresce la varietà delle mete
Le destinazioni confermano il forte richiamo dei Paesi anglofoni tra gli studenti italiani delle scuole superiori. Gli Stati Uniti si posizionano nettamente al primo posto con il 46,3% delle scelte, seguiti da Regno Unito (12,8%), Canada (11,6%) e Irlanda (9,4%).
Accanto alle mete più tradizionali, emerge però una crescente diversificazione: Australia (5,2%), Spagna (3,9%), Germania (3,7%), Francia (3,2%) e Paesi nordici (3,2%) intercettano studenti interessati a esperienze educative e culturali alternative già durante il percorso scolastico. In fase di crescita anche le scelte verso destinazioni meno convenzionali, come Nuova Zelanda o Costa Rica, che segnalano una propensione crescente alla mobilità anche in età pre-universitaria.
Anche la durata conferma la natura immersiva dell’esperienza: il 62% degli studenti sceglie di trascorrere un intero anno scolastico all’estero, mentre il 34,2% opta per un semestre e solo il 3,9% per periodi più brevi.
Il rientro nelle scuole italiane: tra riallineamento didattico e crescita personale
Il ritorno nelle scuole superiori italiane rappresenta una fase delicata. La maggior parte degli studenti deve affrontare un recupero didattico significativo: il 40,8% dichiara di aver dovuto recuperare tra 4 e 6 materie, il 35,4% tra 1 e 3, mentre quasi uno su quattro (23,7%) oltre 6 materie.
Il report evidenzia come le modalità di reinserimento varino sensibilmente tra istituti e docenti. In alcuni casi il recupero è graduale e strutturato, in altri più concentrato e impegnativo. Il riallineamento viene comunque percepito come una sfida gestibile, soprattutto quando accompagnato da indicazioni chiare e da un’organizzazione efficace. Accanto alla dimensione scolastica, il rientro assume anche un valore personale: molti studenti delle superiori lo descrivono come una fase di transizione emotiva e identitaria, in cui si torna nello stesso contesto ma con una maggiore maturità e consapevolezza.
Nel complesso, circa l’80% degli studenti valuta il reinserimento in classe come positivo o in linea con le aspettative. Anche il rapporto con compagni e docenti viene generalmente recuperato senza particolari criticità, pur con alcune differenze legate al contesto scolastico.
Accanto alla tenuta scolastica emerge con forza il dato sulle competenze linguistiche: quasi il 90% degli studenti, dopo l’esperienza durante il percorso liceale o tecnico, si colloca tra 8 e 10 su 10 nella lingua utilizzata durante l’exchange.
Dopo le superiori: scelte universitarie più consapevoli e apertura internazionale
L’esperienza all’estero durante le scuole superiori incide in modo significativo sulle scelte successive. Le facoltà più scelte sono quelle politico-economiche (27,6%), seguite da linguistico-umanistiche (17,4%), medico-farmaceutiche (13,8%) e ingegneristiche (12,2%), a dimostrazione di un orientamento ampio e non limitato ai soli ambiti linguistici. Anche l’orizzonte geografico si amplia: se il 69% degli studenti sceglie di iscriversi all’università in Italia, oltre il 30% guarda all’estero, tra chi parte subito e chi pianifica esperienze future come Erasmus o master.
Non solo lingua: sicurezza, adattabilità e valore nel tempo
I benefici più significativi non si manifestino sempre nei voti o nelle procedure di ammissione, ma in una dimensione più profonda, tanto che oltre l’80% ritiene che le competenze trasversali sviluppate durante i soggiorni all’estero siano fondamentali per il proprio percorso professionale: nella sicurezza personale, nella capacità di comunicare, nell’adattabilità a contesti nuovi e nella gestione di responsabilità e carichi di lavoro. Per molti, l’impatto si rivela nel tempo: c’è chi riconosce un valore orientativo, perché l’esperienza ha aiutato a chiarire le proprie scelte universitarie; chi ne sottolinea l’efficacia sul piano metodologico, grazie a una maggiore autonomia nello studio; e chi evidenzia ricadute concrete nel mondo del lavoro, soprattutto in contesti internazionali o a contatto con il pubblico.
“Il dato sui voti è importante perché rassicura le famiglie, ma non l’unico - commenta Beate Lenzbauer, Country Manager di Astudy -. Parliamo di ragazze e ragazzi che vivono questa esperienza durante le scuole superiori, in una fase decisiva della crescita personale. È proprio in quel momento che sviluppano autonomia, capacità di adattamento e fiducia in sé stessi, competenze che poi si riflettono nelle scelte successive. Quello che vediamo è che l’anno all’estero non indirizza verso un percorso unico, ma rende i giovani più consapevoli e più liberi di scegliere: che decidano di restare in Italia o di guardare all’estero, lo fanno con una visione più ampia e con strumenti più solidi. Anche la lingua è un fattore chiave, ma non va letta solo come competenza tecnica: è ciò che permette di muoversi, studiare e lavorare in contesti internazionali con naturalezza. Più che una parentesi nel percorso scolastico, l’anno all’estero si conferma come un passaggio di crescita: un’esperienza che parte da un viaggio, ma continua nella persona che si diventa”.