Personale ATA e docenti uniti contro la riforma dell'istruzione tecnica: a giugno previste mobilitazioni contro le attività aggiuntive

Le nuove disposizioni della riforma dell'istruzione tecnica spingono il personale a incrociare le braccia contro i tagli e l'autonomia regionale.

14 maggio 2026 07:00
Personale ATA e docenti uniti contro la riforma dell'istruzione tecnica: a giugno previste mobilitazioni contro le attività aggiuntive - sciopero scuola
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Il termine delle lezioni si tinge di forti tensioni sindacali innescate dalla recente riforma dell'istruzione tecnica. Le principali organizzazioni di categoria, tra cui Flc-Cgil e Unicobas, hanno ufficialmente proclamato l'astensione dalle prestazioni orarie aggiuntive per tutto il personale interessato. Questa iniziativa mira a sollevare critiche sistemiche sulle modifiche strutturali previste per il percorso di studi e sulle ricadute contrattuali per i lavoratori del comparto.

Le ragioni della protesta sindacale

La mobilitazione nazionale indetta da Unicobas coinvolge attivamente il personale docente e ATA operante negli Istituti Tecnici. Il calendario delle azioni prevede uno stop alle attività dal 22 maggio fino al 21 giugno 2026. Al centro della disputa troviamo la riforma dell'istruzione tecnica, che propone di accorciare il ciclo formativo a soli quattro anni invece dei canonici cinque. Tale provvedimento è percepito dai sindacati come una minaccia diretta per la qualità didattica e per la tenuta degli organici complessivi, paventando un rischio di riduzione dei posti di lavoro nel lungo periodo.

Le istanze economiche e strutturali

Le richieste sindacali non riguardano solo l'organizzazione didattica, ma toccano profondamente il piano salariale e la sicurezza. Si sollecitano infatti aumenti netti pari a 1.000 euro per i docenti, unitamente all'introduzione della quattordicesima mensilità per tutti i dipendenti. Oltre a ciò, emerge la necessità impellente di investimenti pubblici mirati alla messa in sicurezza degli edifici. Secondo le analisi fornite dai rappresentanti, l'80% delle strutture non risulterebbe a norma, rendendo necessario un piano straordinario per l'edilizia scolastica e il miglioramento dell'agibilità dei plessi su tutto il territorio nazionale.

Gestione del precariato e degli organici

Un altro punto cruciale della vertenza riguarda il precariato scolastico e le modalità di immissione in ruolo. I sindacati richiedono l'attivazione di un doppio canale di reclutamento e la stabilizzazione immediata degli insegnanti specializzati sul sostegno. Viene inoltre evidenziato il bisogno di incrementare le assunzioni di circa 30.000 collaboratori per colmare le lacune attuali. Si esprime forte preoccupazione per l'autonomia differenziata, poiché si teme che l'attuazione regionale legata alla riforma dell'istruzione tecnica possa frammentare i diritti educativi e aumentare le disparità geografiche tra le diverse aree del Paese.

La visione politica della mobilitazione

Le sigle sindacali definiscono il progetto governativo come una "controriforma" che snaturerebbe l'identità pedagogica degli istituti superiori. Oltre al ritorno alla figura del preside elettivo, si invoca un abbassamento dell'età pensionabile per favorire il ricambio generazionale nella scuola pubblica. "La mobilitazione di Unicobas – spiega il segretario nazionale Stefano d’Errico – si presenta quindi non solo come una vertenza sindacale, ma come un vero e proprio atto di resistenza civile contro politiche che, secondo l’organizzazione, minano le fondamenta del diritto allo studio e il valore sociale della scuola pubblica."

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