Posizioni economiche ATA: caos su recupero ore e riconoscimento servizio, la segnalazione di Gilda
La Federazione Gilda Unams segnala difformità tra istituti sulle 20 ore di corso e chiede chiarezza per l'esame durante i turni pomeridiani.
La Federazione Gilda Unams denuncia disparità nel trattamento del personale per le nuove posizioni economiche ATA: nodi irrisolti sul recupero della formazione e la gestione dei turni d'esame pomeridiani.
Il nodo delle 20 ore di formazione per le posizioni economiche ATA
L'iter per l'attribuzione delle nuove posizioni economiche ATA sta sollevando non poche perplessità tra gli addetti ai lavori, trasformandosi in un vero e proprio caso sindacale. Al centro della disputa vi è l'applicazione disomogenea delle normative riguardanti il percorso preparatorio. La Federazione Gilda Unams (FGU), attraverso la voce del coordinatore nazionale Vito Carlo Castellana, ha acceso i riflettori su una gestione a "macchia di leopardo" da parte delle istituzioni scolastiche.
Nonostante la procedura sia nazionale, l'applicazione pratica sembra variare da istituto a istituto. Il punto critico riguarda il recupero delle 20 ore di formazione propedeutiche all'esame. Molti collaboratori scolastici e assistenti amministrativi, pur avendo diligentemente seguito il corso obbligatorio, si vedono negare il diritto al recupero orario o al riconoscimento del tempo impiegato come servizio effettivo. Una situazione che crea disparità inaccettabili tra lavoratori della stessa categoria ma dipendenti da dirigenze diverse.
Segnalazioni e normativa: cosa prevede il decreto sulle prove selettive
Per comprendere la gravità della denuncia, è necessario analizzare il quadro normativo di riferimento. L'articolo 11 del decreto che istituisce le prove selettive, specificamente ai commi 1 e 5, non lascia spazio a interpretazioni creative: le ore dedicate alla frequenza del percorso formativo devono essere riconosciute.
Tuttavia, la realtà operativa descritta dalla sigla sindacale racconta un'altra storia. Le segreterie della Gilda sono state inondate di segnalazioni che evidenziano come, in diverse scuole, tale riconoscimento venga ostacolato o addirittura negato. La richiesta avanzata ai vertici del Ministero dell'Istruzione e del Merito è triplice e perentoria: imporre un'immediata omogeneità territoriale nelle decisioni dei Dirigenti Scolastici, garantire il pieno riconoscimento delle ore svolte e assicurare che nessun lavoratore venga penalizzato nell'accesso alle prove d'esame a causa di queste incongruenze burocratiche.
Dubbi sul servizio pomeridiano e la richiesta di uniformità
La questione si complica ulteriormente quando si analizza la casistica dei turni lavorativi, aspetto spesso trascurato dalla burocrazia centrale ma vitale per chi vive la scuola quotidianamente. La FGU ha sollevato un quesito tecnico di fondamentale importanza riguardante il personale ATA impiegato nel turno pomeridiano.
Il dubbio interpretativo è concreto: se un dipendente sostiene la prova d'esame al mattino e il suo orario di servizio ordinario è previsto per il pomeriggio, come deve essere considerata la mattinata impegnata nel test? Il sindacato chiede formalmente se il tempo dedicato all'esame debba essere equiparato a servizio effettivo, permettendo quindi al lavoratore di non rientrare in servizio o di recuperare le ore. Senza una chiara direttiva centrale, si rischia che ogni scuola decida autonomamente, costringendo alcuni a "doppi turni" impropri (esame più lavoro) e concedendo ad altri il giusto riposo, minando il principio di equità alla base della pubblica amministrazione.