Privati a scuola, scontro aperto tra Valditara e FLC CGIL
Fracassi contesta l'ipotesi di gestione ventennale dei servizi: a rischio i diritti costituzionali e la natura pubblica dell'istruzione.
Le recenti dichiarazioni del Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara sull’ingresso dei privati a scuola hanno riacceso il dibattito politico. Gianna Fracassi (FLC CGIL) definisce gravissima l’ipotesi di una gestione esterna ventennale, ribadendo che l’istruzione non è una merce ma un diritto garantito dallo Stato.
Il nodo dei privati a scuola: la proposta al vaglio
Non è la prima volta che il mondo dell'istruzione si trova a dover fronteggiare ipotesi di riforma strutturale, ma le parole pronunciate dal Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, durante un recente convegno organizzato dall'Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili), hanno toccato un nervo scoperto. Al centro della discussione vi è una proposta che potrebbe ridisegnare l'assetto gestionale degli istituti: l'affidamento a soggetti privati della gestione dei servizi scolastici per un periodo prolungato di vent'anni.
L'idea, presentata sotto l'egida di una modernizzazione necessaria e di una maggiore efficienza operativa, prevede un contributo pubblico minoritario. In termini amministrativi, questo modello ricalca schemi di project financing già visti in altri settori, ma la sua applicazione all'interno del perimetro della scuola pubblica solleva interrogativi complessi. Chi ha seguito le evoluzioni del sistema scolastico negli ultimi decenni sa bene che il confine tra gestione dei servizi (manutenzione, energia, mense) e l'ingerenza nelle finalità educative è spesso sottile e oggetto di aspre contese ideologiche e pratiche.
La dura replica della FLC CGIL: istruzione e sanità non sono merci
La reazione delle parti sociali non si è fatta attendere. Gianna Fracassi, segretaria generale della FLC CGIL, ha diramato una nota dai toni perentori, respingendo al mittente quella che viene percepita come una mercificazione di diritti inalienabili. Secondo la dirigente sindacale, equiparare le scuole a infrastrutture commerciali costituisce un errore di prospettiva fondamentale.
"Quanto affermato dal Ministro è gravissimo", ha tuonato la Fracassi, ponendo l'accento sulla distinzione ontologica tra servizi logistici e diritti di cittadinanza. Il sindacato sottolinea come scuola e sanità rappresentino l'ossatura dello Stato sociale e della democrazia stessa; non possono essere gestite con le stesse logiche di profitto applicate ad autostrade, parcheggi o impianti sportivi. La preoccupazione principale riguarda il rischio che la ricerca dell'efficienza economica, tipica del settore privato, possa confliggere con il mandato costituzionale della scuola: garantire l'uguaglianza sostanziale e l'accesso universale al sapere, indipendentemente dalla sostenibilità finanziaria del singolo istituto.
Welfare e Costituzione: i rischi di un modello aziendalista
L'analisi della Federazione Lavoratori della Conoscenza va oltre la critica immediata e guarda agli scenari futuri. L'ipotesi che un soggetto privato possa detenere le chiavi della gestione dei servizi scolastici per un ventennio viene descritta dal Ministero come una soluzione pragmatica per risolvere le croniche carenze strutturali e di bilancio. Tuttavia, per la CGIL, questa narrazione nasconde un'insidia profonda per il welfare state.
Il timore è che l'ingresso massiccio dei privati a scuola, anche se inizialmente limitato ai servizi, possa scardinare progressivamente la natura pubblica dell'istituzione. "È una proposta che rischia di scardinare il fondamento stesso dello Stato sociale", ha concluso la Fracassi. La posizione del sindacato è chiara: la scuola non deve produrre utili, ma cittadini consapevoli. Qualsiasi modello che sposti l'asse verso logiche di mercato viene visto come un attacco ai principi sanciti dalla Costituzione, trasformando un luogo di crescita collettiva in un terreno di business.