Protesta sulle gite scolastiche, Tassella (SBC): i docenti dicono no agli incarichi dal 1° settembre 2026
Il movimento Scuola Bene Comune lancia la protesta sulle gite scolastiche per ottenere tutele legali certe e compensi proporzionati ai rischi.
La protesta sulle gite scolastiche è promossa dal gruppo Scuola Bene Comune (SBC), che chiede alle maggiori sigle sindacali di dare inizio ad una fase di vertenza prevista per l'intero anno 2026. Attraverso una campagna di sensibilizzazione coordinata a livello nazionale, il personale docente viene caldamente invitato a declinare ogni incarico di accompagnamento per le uscite didattiche. Questa scelta drastica nasce dalla necessità di ottenere garanzie in termini di sicurezza e riconoscimenti professionali, superando una gestione basata sulla sola disponibilità individuale.
La mobilitazione punta a trasformare il sistema, rendendo le attività extracurriculari un ambito regolato da norme chiare e tutele legali effettive per tutti gli operatori del settore istruzione coinvolti direttamente. L'obiettivo è sensibilizzare l'opinione pubblica sulla fragilità di un sistema che poggia interamente sul senso di responsabilità dei singoli lavoratori, spesso privi di supporto istituzionale adeguato.
Rischi legali e responsabilità civile dei docenti
Il punto centrale della protesta sulle gite scolastiche risiede nella complessa gestione della responsabilità civile e penale che grava sugli insegnanti durante i viaggi d'istruzione. Attualmente, il personale opera in una condizione di estrema vulnerabilità a causa della clausola di culpa in vigilando, che espone a gravosi contenziosi in caso di infortuni occorsi agli studenti. La mancanza di una copertura assicurativa adeguata fornita dallo Stato aggrava la situazione, rendendo ogni uscita didattica un potenziale rischio per la carriera e il patrimonio dei lavoratori.
Il rifiuto collettivo delle nomine appare quindi una scelta obbligata per rivendicare una riforma legislativa che limiti la responsabilità oggettiva ai soli casi di dolo o colpa grave. Solo garantendo la serenità necessaria si potrà svolgere un compito di tale rilevanza educativa e sociale, fondamentale per la crescita dei giovani alunni. Senza un intervento normativo, il ruolo dell'accompagnatore continuerà a essere percepito come un onere sproporzionato rispetto alla funzione pedagogica svolta.
Ragioni economiche della protesta gite scolastiche
Oltre alla sicurezza, la mobilitazione affronta il tema della retribuzione, sollecitando il Ministero dell'Istruzione a istituire specifiche indennità di missione dignitose. Non è più accettabile che attività così onerose per impegno temporale e psicologico vengano svolte a titolo pressoché gratuito o con rimborsi simbolici. Le sigle sindacali chiedono un tavolo di confronto urgente per definire nuovi parametri economici che valorizzino la funzione docente anche al di fuori delle mura scolastiche.
La partecipazione ai viaggi deve essere supportata da risorse finanziarie certe, integrate nel contratto collettivo, per evitare che l'offerta formativa ricada esclusivamente sul sacrificio dei docenti. Senza un riconoscimento monetario che premi la professionalità e il tempo dedicato, risulterà difficile garantire in futuro queste esperienze didattiche esterne così preziose per il percorso formativo degli studenti. La valorizzazione economica è il primo passo per ridare centralità alla figura dell'educatore professionista nel panorama sociale odierno.
Crisi economica e impatto dell'inflazione sui salari
La mobilitazione si inserisce in un contesto di sofferenza per il comparto scuola, colpito da una perdita del potere d'acquisto a causa dell'inflazione galoppante. La protesta sulle gite scolastiche diventa un atto di rivendicazione salariale ampio, volto a denunciare l'inadeguatezza dei rinnovi contrattuali rispetto al reale costo della vita attuale. È indispensabile che la prossima legge di bilancio preveda meccanismi di adeguamento degli stipendi legati agli indici reali del mercato, garantendo stabilità economica a docenti e personale ATA.
In assenza di risposte concrete, il malcontento si tradurrà in una riduzione delle attività opzionali, compromettendo un pilastro dell'istruzione in favore della necessaria tutela della dignità del lavoro. Questa protesta rappresenta dunque l'ultimo segnale di una categoria che chiede rispetto per il proprio ruolo e richiede che la scuola torni a essere un luogo di diritti certi. La coesione mostrata dai lavoratori sarà determinante per costringere la politica a occuparsi di temi salariali spesso ignorati nei dibattiti parlamentari.
Libero Tassella SBC