Si è ormai superata la metà di luglio, ma ancora non è stata adottato un piano chiaro per la riapertura della scuola. Nonostante i contagi mostrino una risalita non così allarmante, è chiaro che non si può parlare di normalità, considerando anche l’imprevedibilità delle varianti.

Oggi Annamaria Poggi, preside della Facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Torino, in un articolo de “il Sussiduario.net”, illustra un’interessante analisi della situazione.

Tanta confusione nel governo sulla riapertura della scuola

Settembre è alle porte ed è tempo di pensare concretamente alla prossima riapertura della scuola. Tante sono le proposte, i pareri politici e tecnici degli  ultimi giorni.

Tuttavia non si considerano i tempi reali per attuarli, considerando che il mese di agosto per antonomasia è un periodo di rallentamento della macchina governativa.  Nel frattempo cresce l’incertezza, la confusione, l’allarmismo.

Si parla ancora di mezzi di trasporto, nonostante già i primi di luglio un Emendamento al Decreto Sostegni bis avesse indicato  direttive per dei  tavoli di coordinamento.

Vengono ancora indicate le percentuali di vaccinazione del personale scolastico. Si discute dell’obbligo vaccinale per i docenti, senza considerare la mancanza dei tempi tecnici per l’approvazione in Parlamento di tale misura. E senza ponderare il peso sociopolitico di una scelta del genere.

Il Comitato Tecnico Scientifico resta ancorato sulle direttive di sempre: mantenere la mascherina in classe ed assicurare il distanziamento prestabilito lo scorso anno. Si riserva l’indicazione di nuove misure nel caso in cui la situazione pandemica peggiori.

Silenzio e diverbi dal Ministero sulla riapertura della scuola

Dallo stesso Ministero non arrivano direttive chiare, sembra che tutto taccia.

Anzi, tra i sottosegretari Sasso e Floridia si è palesato un diverbio a distanza: Sasso vorrebbe maggiori precisazioni sui tracciamenti e continui controlli; Floridia ricorda al collega che il governo sta lavorando per garantire una prossima riapertura della scuola in sicurezza.

Scie diverse per le Regioni

In questa confusione le Regioni iniziano a delineare scie diverse da seguire per garantire la riapertura delle scuole. Si rischia di non seguire quindi  la stessa direzione ma di procedere “in ordine sparso”.

Ad esempio in Campania, Lucia Fortini ha già considerato di ripartire per  metà in presenza e per metà a distanza, per monitorare l’andamento dell’epidemia.

Non essendoci cambiamenti sostanziali a livello organizzativo, per il  Presidente dell’Anp Giannelli sembra certo il ritorno alla Dad.

Riapertura della scuola con DAD?

Una tale ipotesi dovrebbe essere in tutti modi scongiurata alla luce degli esiti della recentissima ricerca condotta dalla Fondazione Agnelli. E dopo il riscontro del Rapporto Invalsi di alcuni giorni fa: non si dovrebbe contemplare nessun ricorso alla Dad, per evitare la “Caporetto degli apprendimenti”.

Una tale ipotesi dovrebbe essere in tutti modi scongiurata alla luce degli esiti della recentissima ricerca condotta dalla Fondazione Agnelli. E dopo il riscontro del Rapporto Invalsi di alcuni giorni fa: non si dovrebbe contemplare nessun ricorso alla Dad, per scongiurare la “Caporetto degli apprendimenti” come enfaticamente espresso dal “Corriere della Sera”.

Poggi, due manovre per la riapertura della scuola

Oggi Annamaria Poggi riflette su due possibili manovre per una riapertura della scuola efficace.

Poggi propone che le scuole vengano sostenute economicamente per progettare in autonomia la ripartenza in presenza dal prossimo settembre. Secondo lei, per attuarsi nel migliore dei modi occorre che l’autonomia delle singole scuole riceva “spazio e fiducia”.

Ogni istituto scolastico, ogni collegio docente conosce nel concreto i bisogni, i punti di debolezza, la situazione della realtà in cui agisce: per questo in autonomia dovrebbero decidere ciò di cui hanno immediata necessità, accantonando ad esempio i superflui banchi con le rotelle per adottare misure a loro più utili. Queste avrebbero sempre il supporto, sostegno e controllo delle Direzioni Regionali.

Per i nodi che le singole scuole non riescono a dipanare in autonomia, potrà sempre intervenire lo Stato, come del resto stabilito dall’ultimo comma dell’art. 118.

Mosse apparentemente banali, ma che potrebbero costituire la chiave di svolta, una soluzione quantomeno più adeguata alla situazione in atto.

LEGGI ANCHE

Segui i canali social di Scuolalink.it

Categorized in: