Riforma cognome materno: verso l'uguaglianza in famiglia

L'Italia supera il patriarcato con il nuovo disegno di legge sul cognome materno per i figli. Un passo decisivo per il diritto di famiglia.

04 aprile 2026 20:00
Riforma cognome materno: verso l'uguaglianza in famiglia -
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Il sistema giuridico italiano evolve finalmente verso una reale parità di genere. Con l'esame del disegno di legge in Senato, l'attribuzione del cognome materno diventa un pilastro fondamentale del moderno diritto di famiglia, superando automatismi ormai anacronistici che risalivano al Codice Civile del 1942. Questo cambiamento normativo risponde alla necessità di allineare l'Italia agli standard europei e ai principi costituzionali.

Le radici della riforma e le spinte europee

L'attuale iter legislativo non nasce nel vuoto, ma è il risultato di una lunga pressione internazionale. La Corte europea dei diritti dell'uomo, già nel 2014, aveva sanzionato l'Italia definendo la precedenza automatica del cognome paterno come una forma di discriminazione basata sul sesso.

Successivamente, la Corte costituzionale ha rafforzato questa posizione, evidenziando come l'imposizione di un solo ramo familiare violi il diritto all'identità del minore. Il disegno di legge n. 2, presentato dalla senatrice Julia Unterberger, mira a trasformare queste sentenze in una legge strutturata e definitiva.

Come cambia l'attribuzione del cognome materno

La proposta legislativa introduce un sistema flessibile che valorizza l'autonomia dei genitori. Non si tratta di una semplice sostituzione, ma di una libertà di scelta che segue regole precise:

  • Scelta condivisa: alla nascita, i genitori possono decidere di comune accordo se attribuire il cognome del padre, quello della madre o entrambi.

  • Ordine dei nomi: in caso di doppio cognome, la coppia può stabilire liberamente la sequenza.

  • Assenza di accordo: se non vi è un'intesa tra le parti, al figlio verranno attribuiti automaticamente entrambi i cognomi in ordine alfabetico.

  • Unità dei fratelli: per garantire la coerenza del nucleo familiare, tutti i figli successivi della stessa coppia dovranno mantenere la combinazione scelta per il primogenito.

Per evitare una proliferazione eccessiva di nomi nelle generazioni future, la riforma prevede una clausola anti-cumulo: chi possiede già un doppio cognome potrà trasmetterne ai propri figli soltanto uno a sua scelta.

Estensione ai figli naturali e adottivi

Il nuovo diritto di famiglia elimina ogni disparità tra figli nati all'interno o all'esterno del matrimonio. Le medesime regole di flessibilità si applicano ai riconoscimenti contemporanei e alle adozioni. In caso di adozione da parte di una coppia, i genitori decideranno quale identità familiare trasmettere, garantendo sempre la possibilità di includere il cognome materno.

Procedure per i maggiorenni e tempi di attuazione

La riforma guarda anche al passato. I cittadini maggiorenni che desiderano integrare la propria identità potranno richiedere l'aggiunta del cognome della madre tramite una semplice dichiarazione all'ufficio di stato civile, senza costi o lunghe procedure giudiziarie.

Tuttavia, l'efficacia operativa della legge richiederà un periodo di transizione. È previsto un anno di tempo per l'emanazione di un regolamento attuativo necessario ad aggiornare i software anagrafici e i moduli ministeriali. Questo passaggio tecnico è fondamentale affinché la parità di genere diventi una realtà amministrativa oltre che giuridica.

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