Riforma dei viaggi d'istruzione: la proposta del CNDDU

Dopo la tragedia di Lignano Sabbiadoro, il CNDDU chiede una riforma dei viaggi d’istruzione per garantire sicurezza e tutele ai docenti.

A cura di Redazione Redazione
13 maggio 2026 15:45
Riforma dei viaggi d'istruzione: la proposta del CNDDU - Romano Pesavento
Romano Pesavento
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La tragica scomparsa di uno studente a Lignano ha riacceso il dibattito sui viaggi d’istruzione. Il CNDDU invoca una riforma strutturale per bilanciare la sicurezza degli alunni con la necessaria tutela giuridica del personale scolastico accompagnatore.

Lignano Sabbiadoro, studente pugliese muore dopo la caduta dal balcone durante la gita scolastica: il CNDDU chiede una riforma strutturale dei viaggi d’istruzione tra sicurezza, responsabilità giuridica e tutela dei docenti

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profondo cordoglio per la tragica scomparsa dello studente di Monopoli deceduto dopo giorni di agonia in seguito alla caduta dal balcone dell’albergo durante il viaggio d’istruzione a Lignano Sabbiadoro. Dinanzi a una vicenda tanto dolorosa, il primo pensiero non può che essere rivolto alla famiglia, ai compagni, ai docenti accompagnatori e all’intera comunità scolastica profondamente colpita da una perdita che lascia sgomenti.

In attesa che gli organi competenti chiariscano con rigore le dinamiche dell’accaduto, riteniamo doveroso avviare una riflessione ampia e responsabile sul significato educativo, organizzativo e giuridico dei viaggi d’istruzione nel contesto scolastico contemporaneo. Episodi di tale gravità non possono essere affrontati soltanto sul piano emotivo o mediatico; essi richiedono invece una lettura più profonda delle trasformazioni sociali e culturali che attraversano il mondo giovanile e, di conseguenza, la scuola.

I viaggi d’istruzione rappresentano una componente essenziale dell’esperienza formativa. Essi favoriscono apprendimento esperienziale, crescita relazionale, autonomia personale, educazione alla cittadinanza e confronto con realtà culturali differenti. Tuttavia, negli ultimi anni tali esperienze si svolgono all’interno di un quadro educativo sempre più complesso, segnato da nuove fragilità adolescenziali, da un crescente disagio emotivo e da dinamiche relazionali spesso influenzate dalla pressione del gruppo, dall’iperconnessione digitale e da una generale difficoltà nella percezione del rischio.

Le più recenti acquisizioni nell’ambito delle neuroscienze e della psicologia dell’età evolutiva evidenziano come l’adolescenza sia una fase caratterizzata da una fisiologica impulsività e da una tendenza alla sottovalutazione delle conseguenze delle proprie azioni, soprattutto nei contesti collettivi e destrutturati. Tali elementi non possono essere ignorati quando si affronta il tema della sicurezza nei viaggi scolastici. La scuola contemporanea non può più basarsi esclusivamente sul principio della vigilanza formale, ma deve dotarsi di strumenti educativi, organizzativi e preventivi più avanzati e coerenti con la complessità attuale.

In questo quadro appare ormai indispensabile aprire un serio confronto istituzionale sul ruolo e sulle responsabilità dei docenti accompagnatori. Oggi agli insegnanti viene richiesto un livello di responsabilità estremamente elevato, spesso esteso all’intero arco della giornata e della permanenza fuori sede, con obblighi di vigilanza che assumono dimensioni particolarmente gravose anche sul piano giuridico. Tale esposizione, tuttavia, non trova un corrispettivo adeguato né sul piano delle tutele professionali né su quello del riconoscimento economico.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che questa contraddizione non sia più sostenibile. Non è possibile continuare ad affidare esclusivamente alla disponibilità personale dei docenti un incarico tanto delicato, complesso e potenzialmente rischioso. Sempre più frequentemente, infatti, si registra una crescente rinuncia dei docenti ad accompagnare gli studenti nei viaggi d’istruzione, proprio a causa dell’eccessivo carico di responsabilità, dell’assenza di adeguate garanzie giuridiche, della reperibilità continua richiesta e della mancanza di compensi strutturati e uniformi a livello nazionale.

Per tali ragioni il CNDDU chiede l’apertura urgente di un tavolo tecnico permanente che coinvolga Ministero dell’Istruzione e del Merito, rappresentanze sindacali, dirigenti scolastici, esperti di pedagogia, psicologi dell’età evolutiva e associazioni professionali, al fine di ripensare organicamente il sistema dei viaggi d’istruzione.

È necessario avviare una revisione dei protocolli di sicurezza attraverso modelli fondati non soltanto sul controllo disciplinare, ma anche sulla prevenzione educativa, sulla valutazione dei fattori di rischio e sulla corresponsabilità istituzionale. Allo stesso modo appare indispensabile prevedere percorsi di formazione specialistica per i docenti accompagnatori in materia di gestione delle emergenze, psicologia adolescenziale, prevenzione dei comportamenti a rischio e gestione dei gruppi.

Riteniamo inoltre fondamentale una ridefinizione normativa del concetto di vigilanza, soprattutto in relazione agli studenti maggiorenni o prossimi alla maggiore età, affinché il principio della responsabilità giuridica risulti equilibrato, realistico e coerente con la concreta possibilità di controllo da parte dei docenti.

Parallelamente, appare non più rinviabile il riconoscimento economico e professionale dell’attività svolta durante i viaggi d’istruzione. Il lavoro dei docenti accompagnatori comporta un impegno continuativo, una forte esposizione emotiva e organizzativa e responsabilità che vanno ben oltre l’ordinaria attività didattica. È dunque necessario prevedere compensi nazionali strutturati, coperture assicurative adeguate e strumenti di tutela legale specifici.

Il CNDDU ritiene infine che questa dolorosa vicenda debba spingere l’intero sistema scolastico a investire con maggiore decisione nell’educazione alla sicurezza, alla responsabilità personale e alla consapevolezza del rischio. Educare ai diritti umani significa anche educare al valore della vita, alla cura di sé e degli altri, al rispetto dei limiti e alla costruzione di una cultura della prevenzione fondata sulla responsabilità condivisa.

Solo trasformando il dolore in riflessione civile e in impegno concreto sarà possibile dare un senso autentico alla memoria di un giovane studente la cui vita si è spezzata troppo presto.

prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU

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