Riforma della disabilità a scuola: le nuove proposte del CNDDU per l'inclusione

Il CNDDU denuncia la carenza di personale a fronte dell'aumento di certificazioni per la disabilità a scuola e propone riforme urgenti.

A cura di Redazione Redazione
04 maggio 2026 15:30
Riforma della disabilità a scuola: le nuove proposte del CNDDU per l'inclusione - Romano Pesavento
Romano Pesavento
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La complessa gestione della disabilità a scuola rivela oggi delle lacune. A Mestre crescono le diagnosi ma non l'organico necessario. Serve garantire il diritto allo studio per tutti gli alunni con riforme che siano stabili e realmente efficaci per il futuro del sistema educativo italiano.

MESTRE – Disabilità a scuola: cento nuove certificazioni e un solo docente di sostegno in più. Denunciato uno squilibrio strutturale e proposto un nuovo modello inclusivo

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione per i dati recentemente emersi sulla crescita delle certificazioni di disabilità nel contesto scolastico veneziano, a fronte di un incremento del tutto insufficiente del personale docente specializzato per il sostegno.

L’incremento di circa cento nuove certificazioni, accompagnato da un solo insegnante di sostegno aggiuntivo, rappresenta un segnale inequivocabile di squilibrio strutturale nel sistema educativo, che rischia di compromettere il diritto all’istruzione inclusiva sancito dai principi costituzionali e dalle convenzioni internazionali sui diritti umani.

L’aumento significativo di studenti con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) e con difficoltà comportamentali e relazionali evidenzia un cambiamento profondo nella composizione della popolazione scolastica. Tali condizioni, di natura neurobiologica e non riconducibili a deficit cognitivi, richiedono interventi didattici personalizzati, strumenti compensativi adeguati e un accompagnamento educativo stabile e qualificato. Tuttavia, la risposta istituzionale appare ancora inadeguata rispetto alla complessità del fenomeno.

Il CNDDU sottolinea come il dato relativo alla provincia di Venezia, in linea ma anche superiore rispetto al trend regionale, non possa essere interpretato come una semplice emergenza numerica, bensì come l’indicatore di una trasformazione sociale e culturale che impone una revisione strutturale delle politiche educative. La crescente incidenza di alunni con bisogni educativi speciali, con percentuali di sostegno elevato che superano il 60% nelle scuole secondarie, impone una riflessione urgente sulla distribuzione delle risorse e sulla formazione del personale.

Particolare attenzione merita inoltre la prospettiva di riforma prevista per l’anno scolastico 2026/2027, che prevede il coinvolgimento dell’INPS nel processo di certificazione e l’introduzione di un modello bio-psico-sociale orientato al progetto di vita personalizzato. Se da un lato tale approccio appare coerente con una visione più integrata della persona, dall’altro desta preoccupazione la mancanza di una chiara pianificazione operativa e il rischio di ulteriori rallentamenti burocratici.

In tale quadro, il CNDDU ritiene che la risposta non possa limitarsi a un incremento lineare degli organici, soluzione che, pur necessaria, risulterebbe economicamente gravosa e strutturalmente insufficiente nel medio periodo. Occorre invece adottare un modello organizzativo più evoluto, capace di coniugare sostenibilità finanziaria e piena tutela dei diritti degli studenti. In questa prospettiva, si propone l’introduzione di un sistema integrato di unità funzionali per l’inclusione stabilmente incardinate nelle istituzioni scolastiche o in reti territoriali di scuole, composte da docenti specializzati, pedagogisti, psicologi dell’età evolutiva e tecnici della didattica digitale. Tali unità opererebbero attraverso un’azione coordinata e programmata, calibrata sui bisogni reali degli studenti e monitorata mediante indicatori oggettivi di efficacia, superando la rigidità dell’attuale modello e favorendo interventi flessibili e dinamici.

L’impiego di piattaforme digitali per la gestione dei piani educativi personalizzati, integrate con il nuovo modello bio-psico-sociale, consentirebbe una tracciabilità trasparente degli interventi e una razionalizzazione delle risorse, riducendo inefficienze e duplicazioni. Una simile impostazione risulta sostenibile anche sul piano economico, poiché valorizza e riorganizza competenze già presenti nel sistema, accompagnandole con investimenti mirati in formazione e innovazione, senza gravare esclusivamente sulla spesa pubblica in termini di nuove assunzioni.

Una scuola realmente inclusiva non si fonda sulla sola presenza numerica di figure di sostegno, ma sulla capacità sistemica di leggere, interpretare e accompagnare la complessità. È in questa direzione che deve muoversi il sistema educativo, trasformando una criticità emergente in un’opportunità di innovazione strutturale, nel pieno rispetto dei diritti umani e della dignità di ogni studente.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani continuerà a monitorare la situazione e a promuovere iniziative di sensibilizzazione e proposta, affinché ogni studente possa vedere pienamente riconosciuto il proprio diritto all’apprendimento e alla dignità.

prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU

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