Riforma scuola: il doppio canale di reclutamento al voto
Il ddl Bucalo propone di stabilizzare il doppio canale di reclutamento tramite le gps per contrastare il precariato scolastico.
L'iter legislativo del ddl Bucalo segna un momento decisivo per l'istruzione italiana. La proposta punta a rendere strutturale il doppio canale di reclutamento, integrando le graduatorie provinciali per le supplenze nelle procedure ordinarie di assunzione, assicurando continuità e stabilità al personale.
Il ddl Bucalo e l'iter del doppio canale di reclutamento
La VII Commissione del Senato ha concluso l'esame preliminare del Disegno di Legge Bucalo (Atto Senato n. 545). Il Presidente Roberto Marti ha dichiarato terminata la fase delle audizioni, aprendo la strada all'analisi degli emendamenti prevista per la prossima settimana. La norma intende ripristinare un sistema di assunzioni binario, dove le immissioni in ruolo non dipendano esclusivamente dai concorsi ordinari.
Il cuore della proposta risiede nella gestione dei posti disponibili: il 50% delle assunzioni avverrebbe tramite concorso, mentre il restante 50% attingerebbe direttamente dalle graduatorie provinciali per le supplenze (GPS). Questo modello mira a valorizzare l'esperienza maturata sul campo, trasformando le GPS in un bacino stabile per il reclutamento a tempo indeterminato.
Le graduatorie provinciali per le supplenze come strumento di ruolo
L'approccio suggerito ricalca il funzionamento delle storiche graduatorie ad esaurimento. Secondo le analisi sindacali, l'attuale sistema di assunzione sul sostegno ha già dimostrato l'efficacia di questo metodo. Il punteggio, determinato dalla combinazione di titoli accademici e anzianità di servizio, garantisce un criterio meritocratico trasparente.
I punti salienti della riforma includono:
Equilibrio tra titoli e servizio: accesso al ruolo basato sulla posizione occupata nelle graduatorie.
Tutela dei neoabilitati: possibilità di inserimento per chi ha conseguito il titolo, garantendo il ricambio generazionale.
Legittimità giuridica: richiamo a precedenti sentenze della Corte Costituzionale e della Cassazione che hanno validato sistemi simili in passato.
Impatto economico e contrasto al precariato scolastico
Risolvere la piaga del precariato scolastico non è solo un'esigenza didattica, ma anche una necessità finanziaria per lo Stato. La reiterazione sistematica dei contratti a termine espone il Ministero dell'Istruzione a continui contenziosi legali.
Un esempio emblematico è rappresentato dalla recente sentenza del Tribunale di Asti, che ha condannato l'amministrazione a risarcire con oltre 65.000 euro un docente precario per 19 anni. Stabilizzare il doppio canale di reclutamento permetterebbe di ridurre drasticamente queste spese legali e risarcitorie, offrendo al contempo una maggiore continuità educativa agli studenti.