Risarcimento docenti precari: Ministero condannato a Bari per abuso di contratti a termine

Sentenza storica riconosce 14 mila euro a un insegnante di religione per l'illegittima reiterazione delle supplenze senza stabilizzazione.

12 febbraio 2026 19:45
Risarcimento docenti precari: Ministero condannato a Bari per abuso di contratti a termine - Giustizia
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Il Tribunale di Bari sancisce un nuovo punto fermo nella lotta al precariato: riconosciuto un risarcimento docenti precari di circa 14 mila euro per l'abuso dei contratti a termine. Una decisione che recepisce l'orientamento della Cassazione del 2025 e apre nuovi scenari legali.

La sentenza del Tribunale di Bari sul risarcimento docenti precari

Una pronuncia destinata a far discutere e a creare un precedente significativo nelle aule di giustizia del Mezzogiorno. Il Giudice del Lavoro del capoluogo pugliese ha condannato il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) a versare un indennizzo pari a sei mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto. Al centro della controversia vi è la vicenda di un insegnante di religione, impiegato per un arco temporale lunghissimo, dal 2007 al 2023, attraverso una catena ininterrotta di contratti annuali con scadenza al 31 agosto.

Il docente, giunto al momento del pensionamento senza mai aver ottenuto la trasformazione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato, ha deciso di adire le vie legali. La sua richiesta verteva sul riconoscimento dell'abusiva reiterazione dei contratti a termine, una pratica che, secondo la difesa, ha leso i diritti fondamentali del lavoratore, mantenendolo in uno stato di incertezza professionale per oltre quindici anni. Il tribunale ha accolto la tesi difensiva, quantificando il danno in circa 14 mila euro, una cifra che rappresenta non solo un ristoro economico, ma una sanzione per la condotta dell'amministrazione scolastica.

L'orientamento della Cassazione e l'abuso dei contratti a termine

Questa sentenza non nasce nel vuoto normativo, ma si inserisce nel solco tracciato dalla giurisprudenza più recente. Fondamentale, nelle motivazioni del giudice barese, è stato il richiamo alla sentenza della Corte di Cassazione del 23 novembre 2025. Gli ermellini, in quella data, avevano chiarito i perimetri entro cui la successione di contratti a tempo determinato nel comparto scuola diviene illegittima, specialmente quando non sfocia in una procedura di stabilizzazione.

Il caso specifico del docente di religione è emblematico delle criticità del sistema di reclutamento italiano. Nonostante la natura peculiare dell'insegnamento della religione cattolica, che segue regole d'ingaggio distinte rispetto alle altre classi di concorso, il principio di non discriminazione e il divieto di abuso nella successione dei rapporti di lavoro precari rimangono pilastri insuperabili. La decisione del tribunale evidenzia come il mancato accesso al ruolo, dopo decenni di servizio, costituisca un danno risarcibile, indipendentemente dall'avvenuto pensionamento del ricorrente.

Scenari futuri per il precariato scolastico e nuovi ricorsi

L'impatto di questa condanna al Ministero va ben oltre il singolo caso. La vittoria legale dell'ex docente pugliese potrebbe innescare un "effetto domino", incoraggiando migliaia di altri supplenti storici a intraprendere percorsi simili per ottenere un risarcimento. Le sigle sindacali osservano con attenzione l'evolversi della giurisprudenza di merito, che sembra sempre più propensa a sanzionare l'amministrazione per la mancata immissione in ruolo.

È evidente come la gestione del personale scolastico tramite supplenze reiterate, spesso su posti vacanti e disponibili, non sia più sostenibile sotto il profilo giuridico. Il riconoscimento di un'indennità fino a 12 mensilità (nel caso di Bari ne sono state accordate sei) diventa uno strumento di deterrenza contro la precarizzazione strutturale. Per il Ministero, questa sentenza rappresenta un ulteriore monito: la gestione del personale docente richiede riforme strutturali urgenti per evitare un'emorragia di fondi pubblici destinati ai risarcimenti per abuso di precariato.

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