Sciopero scuola del 6 e 7 maggio indetto dai Cobas: le ragioni della mobilitazione nazionale contro le riforme ministeriali

Lo sciopero scuola dei Cobas contesta la nuova filiera tecnologica e l'inefficacia dei test valutativi standardizzati ministeriali.

06 maggio 2026 10:30
Sciopero scuola del 6 e 7 maggio indetto dai Cobas: le ragioni della mobilitazione nazionale contro le riforme ministeriali -
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Lo sciopero scuola indetto per le date del 6 e 7 maggio 2026 segna una fase di protesta significativa promossa dai Cobas e altre sigle sindacali. La decisione di incrociare le braccia nasce dalla necessità di opporsi a una serie di interventi normativi che, secondo i rappresentanti dei lavoratori, minacciano l'integrità del sistema educativo pubblico italiano e la qualità della didattica offerta agli studenti in tutto il territorio nazionale.

Le criticità dei test Invalsi e l'impatto sulla didattica

Un punto centrale della protesta riguarda i test Invalsi, giudicati strumenti di valutazione inadeguati e onerosi per le casse pubbliche. Dal 2004, l'investimento statale per queste rilevazioni ha superato i 420 milioni di euro, con una spesa annua recente che si attesta sui 30 milioni. Nonostante tali esborsi, i rapporti tecnici evidenziano un calo costante degli apprendimenti a partire dal 2018. I sindacati sostengono che tali quiz standardizzati sottraggano tempo prezioso alla formazione e non restituiscano benefici tangibili ai docenti per migliorare l'insegnamento quotidiano, riducendosi a una mera fotografia statistica priva di finalità pedagogiche reali.

La riforma istituti tecnici e il rischio di impoverimento culturale

La riforma istituti tecnici rappresenta un altro pilastro della mobilitazione, in particolare per quanto concerne la riduzione del percorso di studi da cinque a quattro anni. I Cobas denunciano come questa contrazione dei programmi possa condurre a una svalutazione del titolo di studio e a una riduzione dei posti di lavoro per il personale scolastico. La preoccupazione principale risiede nella possibile subordinazione dell'istruzione alle necessità immediate del mercato del lavoro e delle imprese, rischiando di creare percorsi formativi limitati per gli studenti più fragili e aumentando le diseguaglianze educative nel lungo periodo.

Richieste salariali e lo sciopero scuola per il potere d'acquisto

Infine, lo sciopero scuola pone l'accento sulla persistente perdita di potere d'acquisto dei salari per docenti e personale ATA. Negli ultimi tre decenni, il valore reale degli stipendi nel comparto istruzione è diminuito di circa il 30%. Gli ultimi adeguamenti contrattuali del 6% sono considerati del tutto insufficienti a fronte di un'inflazione che ha raggiunto il 14,8% nel triennio precedente. La protesta si estende anche alle nuove indicazioni nazionali per i licei, criticate per una presunta impostazione ideologica e nazionalista che limiterebbe l'autonomia didattica su temi sensibili come la sessualità e l'affettività.

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