Sicurezza dei docenti: il MID chiede pensione a 60 anni e la mobilità intercompartimentale

Dopo l'accoltellamento e il "maggio violento", il gruppo MID rilancia la sicurezza dei docenti chiedendo pensione anticipata, indennità di rischio e mobilità.

A cura di Redazione Redazione
07 luglio 2026 11:30
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Mobilità intercompartimentale
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La sicurezza dei docenti torna al centro del dibattito dopo l'accoltellamento di un'insegnante e il maggio violento. Il gruppo MID chiede pensione a 60 anni, indennità di rischio e mobilità intercompartimentale per una professione sempre più esposta.

L’accoltellamento dell’insegnante di francese e i tre casi emersi nel “maggio violento” hanno evidenziato un dato di fatto: la professione docente comporta dei rischi per la propria incolumità. Il gruppo MID chiede pertanto la possibilità di accedere alla pensione a 60 anni per tutta la categoria, senza penalizzazioni, l’indennità di rischio e l’apertura della mobilità intercompartimentale.

Mentre gli insegnanti della secondaria di secondo grado sono ancora impegnati nell’espletamento degli esami di Stato per la Maturità, in contrasto con la nota favola dei 3 mesi di vacanze estive - crogiolandosi non in spiagge assolate, ma in aule ancora sprovviste di aria condizionata -, c’è spazio per ricordare un aspetto molto importante.

L’anno scolastico 2025/26 ha evidenziato ciò che molti docenti sapevano da tempo: l’insegnamento è una professione a rischio. In passato era emerso dalla cronaca come le aggressioni nei confronti dei docenti fossero tutt’altro che rare. Non per nulla il Ministro, il Governo e il Parlamento si erano adoperati per inasprire le pene per chi avesse aggredito il personale docente.

Questa iniziativa non è bastata ad evitare che tra marzo e la fine di maggio si verificassero delle aggressioni tali da sconvolgere non solo il mondo scolastico, ma l’intera opinione pubblica.

Il primo di questi episodi, il più terribile, si è verificato a marzo nella provincia bergamasca e ha registrato l’accoltellamento di un’insegnante di francese, da parte di un suo studente. Solo l’intervento provvidenziale di un allievo eroe e dei sanitari, le ha permesso di salvare la vita.

Durante il “maggio violento” sono stati ben tre gli episodi assurti agli onori della cronaca.

Il primo ha visto a Parma un gruppo di studenti aggredire due docenti ed infliggere sonore cinghiate a uno di questi; il secondo a Nereto (Te) dove alcuni allievi spingevano contro un muro un insegnante, costringendo alle cure del pronto soccorso; il terzo con un altro tentativo di accoltellamento di un insegnante di tecnologia, a San Vito lo Capo (Tp), che si è risolto, per fortuna, senza gravi conseguenze.

Sul perché si sia giunti a un tale grado di barbarie nei confronti dei docenti non è oggetto della trattazione del presente comunicato: in  precedenza il MID ha invitato le Istituzioni e i media a un serio dibattito con gli insegnanti per la ricerca delle cause.

In questa sede invece si parte da un dato di fatto: oggi insegnare significa anche rischiare la propria vita.

E al di là del conseguimento di soluzioni che possano mettere in sicurezza il personale docente, occorre comunque partire da quello che è lo stato attuale. Pertanto è necessario trovare una risposta    a questa domanda: perché altre professioni a rischio permettono di raggiungere la quiescenza a 60 anni e questo non avviene per quella dei docenti?

Mentre in maniera assurda si continua a parlare di concedere la pensione a 70 anni per gli insegnanti nati negli anni Settanta, i docenti si trovano imprigionati in quello che sembra sempre meno il lavoro idilliaco raccontato dalle fiction televisive, ma che assume sempre più le sembianze di uno snervante impegno infinito in una sorta di “trincea”. E come tale mette a dura prova non solo la psiche degli insegnanti, notoriamente a rischio burnout, ma sopratutto la loro esistenza, come evidenziano i casi citati.

Anche per questo appare necessario e non più differibile aprire alla mobilità intercompartimentale: il docente non può trascorrere un’intera vita lavorativa, che diventa di lustro in lustro più lunga e complessa, in un comparto diventato così pericoloso. Deve avere l’opportunità di cambiare.

È per questo che il MID auspica una convergenza delle forze sindacali su questo aspetto e si appella alla sensibilità del legislatore al fine di superare le disparità del personale scolastico rispetto al resto del pubblico impiego, beneficiante della mobilità intercompartimentale. Questa limitazione sembra in forte contrasto non solo con l'art. 3 Costituzione, ma anche con la direttiva europea 2000/78/CE sulle pari opportunità.

Alla luce di tali considerazioni, pertanto, il gruppo Mobilità intercompartimentale docenti, composto da oltre 11.600 insegnanti richiede:

  • il passaggio verso altro ramo della P.A. per il personale scolastico;

  • la possibilità di accedere all’eventuale carenza di posti emergenti dagli uffici del MIM, quali dipendenti dello stesso Ministero, senza bandire un concorso esterno o riservando a tale personale una percentuale dei posti;

  • l’ottenimento dei buoni pasto;

  • il riconoscimento per tutta la categoria di professione usurante e l’ottenimento della pensione anticipata a 60 anni, senza penalizzazioni;

  • l’indennità di rischio.

Il MID richiede inoltre:

  • l’abolizione del vincolo triennale e la mobilità semplice annuale  per i docenti di ruolo, come nel resto della PA;

  • il ripristino della deroga dei 16 anni prevista l’anno scorso per la mobilità annuale in occasione della prossima assegnazione provvisoria;

  • lo stop alla burocratizzazione della Scuola;

  • adeguamenti degli stipendi a livello europeo.

Gruppo Mobilità intercompartimentale docenti

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