Sicurezza e Mobilità intercompartimentale docenti: le richieste del gruppo

Il Gruppo Mobilità intercompartimentale docenti dice no ai corsi di empatia per gli insegnanti e chiede tutele reali e sicurezza sul lavoro.

A cura di Redazione Redazione
30 marzo 2026 17:00
Sicurezza e Mobilità intercompartimentale docenti: le richieste del gruppo - Comunicato stampa
Comunicato stampa
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Il Gruppo Mobilità intercompartimentale docenti denuncia l'inefficacia dei nuovi corsi di empatia dopo i recenti fatti di cronaca. È necessario proteggere i lavoratori con misure concrete e garantire la sicurezza negli istituti, andando oltre la solita burocrazia ministeriale.

Il comunicato n. 27 del Gruppo Mobilità intercompartimentale dei docenti

Oltre il danno, la beffa.

Il Gruppo Mobilità intercompartimentale dei docenti chiede che la solita formazione - puntualmente spacciata per panacea di tutti i mali della società e questa volta declinata nei “corsi di empatia”- venga impartita da psicologi o figure specializzate direttamente agli studenti e ai genitori. E non si riveli, invece, il solito corso a costo zero, scaricato sulla schiena professionale dei docenti, per poi essere diluito nel dedalo dei percorsi di educazione civica.

L’accoltellamento di una collega, da parte di uno studente, ha scosso l’opinione pubblica, riportando all’attualità il tema della sicurezza dei lavoratori della Scuola e colpendo simbolicamente tutta la categoria.
Questo sciagurato episodio, che nelle ultime ore rivela particolari inquietanti - come quella della premeditazione e l’assenza del pentimento dell’aggressore - rischia di evolvere, ancora una volta, verso una soluzione impropria: il solito “corsetto” propinato agli insegnanti, declinato sotto il caramelloso nome di empatia.

La risposta quindi sarebbe la formazione per i docenti, considerata la panacea di tutti i mali della società e gravante, a costo zero, sulla schiena degli insegnanti, considerati “tuttologi” dell’esistenza. Per poi essere diluita attraverso il dedalo dei percorsi di educazione civica.

Si tratta di un film già visto, che non può portare in questo caso a una soluzione efficace.

Il corso si rivelerebbe solo un mero aggravio di lavoro fatto rientrare nel calderone delle 40+40 ore, e destinato, peraltro, ai soggetti sbagliati.

Dai casi di cronaca emerge infatti chiaramente che sono i docenti a subire violenza e minacce, e quasi tutti gli insegnanti reagiscono in maniera francescana, procedendo il più delle volte con il perdono. Non è certo l’empatia che manca alla categoria, qualità su cui i docenti sono già ampiamente formati, quasi ebbri del pedagogismo degli ultimi lustri.

Oltre il danno, la beffa, dunque.

Per il MID i destinatari di tali corsi dovrebbero essere invece studenti e genitori.

Non si tratta di un j’accuse alla totalità degli allievi e dellle famiglie, che nella maggior parte dei casi si inseriscono in un costruttivo confronto con la Scuola. Tuttavia, non potendo conoscere a priori gli istinti di ogni individuo, sono loro a doversi formare per gestire eventuali impulsi violenti.

La formazione annunciata in queste ore dovrebbe quindi essere proposta in orario extrascolastico da parte di psicologi ed esperti, con obbligo di frequenza, inducendo costoro a meditare non solo sull’empatia, ma anche sul conseguente sacrificio del proprio tempo libero. Tali corsi potrebbero poi essere imposti ogni volta che le classi, o alcuni dei loro componenti, diano origine ad azioni inadeguate, analogamente a quanto avviene per coloro che perdono i punti con la patente automobilistica. Non risulta, infatti, che quando il conducente infrange il codice della strada, sia l’istruttore a doversi formare nuovamente.

Quanto alla sicurezza nella Scuola, spetta alle Istituzioni adottare scelte concrete e funzionali.

I docenti non sono vittime sacrificali sull’altare della Conoscenza, né tantomeno aspiranti “martiri” in nome dell’insegnamento, ma hanno diritto di lavorare con serenità, senza pressioni di ogni tipo e in condizioni di sicurezza.

Occorrerebbe inoltre meditare sulle cause che hanno originato la perdita di autorevolezza della figura degli insegnanti, ripensando radicalmente anche alcuni aspetti.

Pertanto considerate le condizioni di rischio in cui la categoria opera, il gruppo Mobilità intercompartimentale docenti, composto allo stato attuale da oltre 10.650 insegnanti, torna a richiedere con vigore:

  • il passaggio verso altro ramo della P.A. per il personale scolastico;

  • la possibilità di accedere all’eventuale carenza di posti emergenti dagli uffici del MIM, quali dipendenti dello stesso Ministero, senza bandire un concorso esterno;

  • l’ottenimento dei buoni pasto;

  • il riconoscimento per tutta la categoria di professione usurante e l’ottenimento della pensione anticipata a 60 anni senza penalizzazioni;

  • l’indennità di rischio.

Inoltre richiede:

  • la mobilità semplice per i docenti di ruolo che possa avvenire ogni anno, come nel resto della PA, senza il vincolo triennale;

  • lo stop alla burocratizzazione della Scuola.

Gruppo Mobilità intercompartimentale docenti

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