Telefono Azzurro presenta il Dossier 2025 “Ascoltami per aiutarmi”
Abuso sessuale sui minori: un fenomeno sommerso che richiede ascolto, dati integrati, segnalazione tempestiva e responsabilità condivisa.
Roma, 5 maggio 2025 – Fondazione S.O.S. Il Telefono Azzurro ETS presenta il Dossier 2025 “Ascoltami per aiutarmi. Ascolto, segnalazione e tutela contro l’abuso sessuale sui minori”, un documento pubblico e istituzionale rivolto non solo al Parlamento, ma anche alle istituzioni nazionali e locali, alla scuola, allo sport, alle comunità religiose, alle piattaforme digitali, alle famiglie e alla società civile.
Il dossier nasce dall’esperienza quotidiana di Telefono Azzurro nell’ascolto e nella protezione di bambini e adolescenti attraverso la linea 1.96.96, il servizio 114 Emergenza Infanzia e il ruolo di Trusted Flagger nel quadro del Digital Services Act. Il documento propone una lettura integrata dell’abuso e dello sfruttamento sessuale dei minori: non come episodi isolati o marginali, ma come fenomeni spesso sommersi, che possono attraversare i luoghi ordinari della vita quotidiana — famiglia, scuola, sport, comunità religiose, contesti educativi, gruppi di pari — e gli ambienti digitali.
Le evidenze internazionali richiamate nel dossier confermano la portata strutturale del problema. Una meta-analisi pubblicata nel 2025 su JAMA Pediatrics, basata su 165 studi condotti in 80 Paesi e su oltre 958.000 bambini e adolescenti, stima una prevalenza globale nel corso della vita pari all’11,4% per le molestie sessuali, all’8,7% per la violenza sessuale con contatto e al 6,1% per il rapporto sessuale forzato completato. Questi dati mostrano che l’abuso sessuale sui minori non riguarda soltanto le forme più estreme o immediatamente visibili, ma una pluralità di condotte che violano l’integrità fisica, psicologica e relazionale di bambini e adolescenti.
Il dossier richiama inoltre le evidenze di Childlight, che inquadra l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori come una crisi globale di salute pubblica e di responsabilità istituzionale. Per l’Italia, Childlight segnala un aumento del CSAM rate, cioè dell’indicatore relativo alla disponibilità o rilevazione di materiale di abuso sessuale su minori, da 15,0 nel 2023 a 22,6 nel 2024 per 10.000 abitanti. Si tratta di un indicatore da leggere con cautela: non misura la prevalenza reale dell’abuso nella popolazione, ma rappresenta un segnale importante sulla presenza e circolazione di contenuti abusivi negli ecosistemi digitali.
Sul versante internazionale del reporting online, il dossier richiama i dati di IWF e NCMEC, che documentano la pressione crescente sui sistemi di segnalazione e rimozione dei contenuti illeciti. I dati IWF 2025 indicano centinaia di migliaia di report valutati e confermati come materiale di abuso sessuale su minori, mentre NCMEC ha segnalato per il 2025 oltre 21 milioni di CyberTipline reports, più di 61 milioni di file allegati e un numero crescente di segnalazioni connesse all’intelligenza artificiale generativa e all’online enticement. Questi numeri non devono essere letti come semplice fotografia della prevalenza, ma come indicatori della dimensione operativa del fenomeno e della necessità di una cooperazione più forte tra piattaforme, hotline, autorità e soggetti qualificati.
Una particolare attenzione viene dedicata anche ai contesti religiosi. Il dossier richiama il Rapporto 2025 della Commissione Pontificia per la Tutela dei Minori, che per l’Italia evidenzia un dato significativo sul piano dell’accountability: 81 diocesi rispondenti su 226, pari a circa il 35,8%. Anche questo dato non misura la prevalenza degli abusi, ma segnala la necessità di rafforzare trasparenza, raccolta omogenea delle informazioni, ascolto delle vittime, procedure di segnalazione e percorsi di riparazione. Il dossier propone di leggere questo tema non come questione limitata a un singolo ambito, ma come indicatore più ampio della responsabilità organizzativa di tutti i contesti che lavorano con bambini e adolescenti.
Nel 2025, i dati aggregati di Telefono Azzurro mostrano tre punti diversi di emersione del fenomeno. La linea 1.96.96 intercetta soprattutto la richiesta di ascolto e orientamento; il 114 Emergenza Infanzia intercetta situazioni di rischio che possono richiedere una valutazione urgente e l’attivazione della rete; il servizio Trusted Flagger consente di intervenire sulla circolazione di contenuti illeciti online. Nel perimetro analitico del dossier, il tema dell’abuso, dello sfruttamento sessuale, della sextortion, del grooming e del CSAM rappresenta il 7,2% dei casi gestiti dal 114 e il 4,9% dei casi gestiti dalla linea 1.96.96. Nel servizio Trusted Flagger, le segnalazioni classificate come CSAM rappresentano il 76,5% delle segnalazioni considerate nel perimetro del dossier.
La lettura comparata tra 114 e 1.96.96 mostra due profili complementari. Nel 114 prevale l’area Abuso e Violenza, pari al 56,0% dei casi del perimetro, mentre la componente digitale rappresenta il 39,9%. Nella linea 1.96.96 prevale invece l’area Digitale, pari al 66,7%, ma l’area Abuso e Violenza resta significativa, con il 26,9%. In entrambi i servizi, abuso sessuale e sextortion costituiscono categorie centrali. Questo conferma che contesti di prossimità e ambienti digitali non possono essere letti come mondi separati: spesso il rischio nasce in un ambiente e prosegue nell’altro, oppure si manifesta contemporaneamente in entrambi.
Il dossier sottolinea anche la centralità di scuola, sport e comunità religiose. Questi contesti sono fondamentali per la crescita dei minori, ma proprio perché fondati su fiducia, prossimità, autorevolezza e relazione educativa devono dotarsi di procedure chiare, formazione degli adulti, canali sicuri di segnalazione e capacità di attivare tempestivamente la rete di tutela. La protezione non può essere affidata alla sensibilità del singolo adulto o alla gestione interna del singolo contesto: deve diventare una responsabilità organizzata, verificabile e condivisa.
“Ogni bambino deve poter trovare un adulto capace di ascoltare, credere e attivare la protezione. L’abuso sessuale sui minori non può essere affrontato solo quando il danno è già evidente. Dobbiamo imparare a vedere prima, ascoltare meglio, segnalare correttamente e intervenire in modo coordinato”, dichiara Ernesto Caffo, Presidente di Fondazione S.O.S. Il Telefono Azzurro ETS.
Il dossier richiama due riferimenti fondamentali per la costruzione di una risposta efficace: il modello Barnahus e la Convenzione di Lanzarote. Barnahus indica la necessità di una presa in carico multidisciplinare, child-friendly e centrata sul minore, capace di ridurre la vittimizzazione secondaria ed evitare che bambini e adolescenti siano costretti a ripetere più volte il proprio racconto davanti a servizi non coordinati. La Convenzione di Lanzarote richiama invece gli Stati alla responsabilità di prevenire, proteggere, perseguire gli autori, promuovere cooperazione e rendere effettivi gli obblighi di segnalazione.
Le priorità operative indicate dal dossier
1. Vedere prima. La protezione deve iniziare prima che il danno diventi pienamente visibile. Famiglia, scuola, sport, comunità religiose, servizi sanitari, servizi sociali e ambienti digitali devono diventare luoghi capaci di riconoscere segnali deboli, cambiamenti comportamentali, richieste indirette di aiuto e situazioni di vulnerabilità. |
2. Ascoltare meglio. L’ascolto non è solo un gesto di attenzione, ma una competenza professionale, educativa e istituzionale. I minori possono non avere subito le parole per raccontare ciò che stanno vivendo. Per questo servono adulti formati, servizi accessibili e canali sicuri in grado di accogliere anche racconti frammentari, confusi o non ancora pienamente formulati. |
3. Segnalare correttamente. Segnalazione e denuncia non sono meri adempimenti formali. Sono passaggi di tutela. Servono a evitare che il rischio resti confinato nella gestione interna di una scuola, di una società sportiva, di una comunità religiosa, di una struttura sanitaria, di una piattaforma o di qualsiasi altro contesto. |
4. Coordinare gli interventi. La protezione richiede una rete stabile tra forze dell’ordine, magistratura, servizi sociali, sanità, scuola, famiglie, comunità educante, realtà sportive, comunità religiose, piattaforme digitali e decisori pubblici. Nessun attore può agire da solo. |
5. Seguire gli esiti. Il dossier richiama con forza il tema del follow-up. Sapere che un caso è stato segnalato o che un servizio è stato attivato non basta. Occorre comprendere se il minore è stato effettivamente messo in sicurezza, se ha ricevuto supporto psicologico, se la famiglia protettiva è stata accompagnata, se il contenuto illecito è stato rimosso e se il rischio si è ridotto nel tempo. |
6. Integrare i dati. Le fonti oggi disponibili sono preziose, ma frammentate. Dati di servizio, dati sanitari, dati giudiziari, dati scolastici, dati delle piattaforme, dati delle helpline e dati provenienti da ricerche internazionali devono essere letti insieme. |
7. Rendere responsabili gli ambienti digitali. Il digitale può facilitare adescamento, sextortion, ricatto, produzione e circolazione di materiale abusivo. La risposta deve includere piattaforme più responsabili, rimozione rapida dei contenuti, cooperazione internazionale, ruolo dei Trusted Flaggers e protezione dei canali attraverso cui i minori possono chiedere aiuto. |
Telefono Azzurro propone che il contrasto all’abuso e allo sfruttamento sessuale dei minori diventi una priorità nazionale permanente, non legata solo all’emergenza o alla singola vicenda di cronaca. Il dossier invita a costruire un patto pubblico di protezione tra istituzioni, società civile, scuola, sport, comunità religiose, piattaforme, famiglie e servizi specializzati.
Il messaggio finale è chiaro: nessun bambino deve restare solo nel momento in cui prova a raccontare; nessun adulto deve restare solo nel momento in cui intercetta un segnale; nessuna istituzione deve sottrarsi alla responsabilità di proteggere.